Migranti di Vicofaro, chi li ospita: «Questo albergo è sicuro, sbagliato considerarci un lazzaretto»

Viaggio all’interno di uno degli hotel sanitari dove si trovano i migranti trasferiti giovedì da Pistoia a Montecatini

MONTECATINI. Un lungo corridoio, deserto, su cui si affaccia una fila di porte tutte uguali. E una sedia, di fronte a ogni entrata, con sopra un foglio bianco: è il “menù” del giorno (al suo posto, all’ora dei pasti, una monoporzione con il cibo). Su due piani, in quelle stanze dell’hotel Terme Pellegrini (trasformato in albergo sanitario) di piazza del Popolo, trascorre i giorni (dieci, per la precisione) chi ha avuto un contatto diretto con un positivo al coronavirus. Agli altri livelli, c’è chi il Covid-19 invece lo ha contratto.

Ogni tanto qualcuno si affaccia al balcone, poi rientra in camera, le pesanti tende tirate. Come uno scudo, una barriera, contro quegli sguardi insistenti che, dal basso, si posano su di loro. Francesco Rastelli è il consulente commerciale dell’hotel “Pellegrini” e del “President”, dove sono stati trasferiti (su base volontaria) un numero consistente dei migranti ospitati a Vicofaro. Un po’di numeri: 111 tamponi eseguiti sui ragazzi di don Massimo Biancalani di cui 15 positivi; 96 persone, invece, sono negative e, di queste, 76 hanno accettato di trascorrere il periodo di isolamento fiduciario al “President”, dove sono arrivati giovedì sera. Rastelli dice che il grado di allarmismo in città è troppo elevato. E che la considerazione degli alberghi sanitari deve essere rivista.


«Non come lazzaretti – precisa – ma come un’opportunità. Il coronavirus aveva dato una grossa spallata alle strutture alberghiere, anche alle nostre. E ora, grazie a questa nuova modalità, diamo lavoro a 42 persone. Che, altrimenti, sarebbero stati in cassa integrazione o disoccupati». È questa l’altra faccia della medaglia che Rastelli, insieme ai suoi collaboratori, vuole mettere davanti agli occhi di tutti. «Per placare l’ondata d’odio che si è scatenata», aggiunge l’imprenditore. «Le persone, sia positive che in isolamento fiduciario – sottolinea – restano dentro le loro stanze in cui nessuno può accedere, se non il personale sanitario e quello che si occupa della sanificazione. E, per la sicurezza di tutti, siamo collegati in un filo diretto con le forze dell’ordine, pronte a intervenire. Ma, per il momento, la situazione è tranquilla».

Il personale sanitario inviato dall’Asl Toscana Centro indossa un camice sintetico, la mascherina sul volto e la visiera in plexiglas. Entrano nelle stanze, verificano le condizioni di salute. Due volte al giorno. Quando arriva l’ora del pranzo o della cena, una vaschetta monoporzione viene lasciata sulla sedia, subito fuori dalla porta d’ingresso della camera. «Applichiamo alla lettera i protocolli dell’Asl che, devo dire, sono molto rigidi – aggiunge Kevin Randazzo, collaboratore di Rastelli – Nei nostri hotel ospitiamo circa 300 persone (tra cui i migranti di Vicofaro, nda) in totale sicurezza. La maggior parte di queste sono asintomatiche o, comunque, con pochi sintomi; le altre, invece, sono persone negative al coronavirus che, però, un contatto con chi era positivo l’hanno avuto. Non è un “lazzaretto”, come qualcuno ha detto. Ma luoghi i cui spazi, sia interni che esterni, vengono sanificati in continuazione. Per garantire la sicurezza degli ospiti e anche dei lavoratori».

Le critiche e gli annunci di manifestazioni di protesta, dopo l’arrivo dei migranti di Vicofaro, non spaventano Rastelli e i suoi. «Penso che la paura dei più sia infondata – conclude Rastelli – anche se comprendo la preoccupazione. Perché Montecatini è una città termale e il timore è che questa situazione possa avere una ricaduta negativa sull’economia cittadina. Ma sono convinto che non sia così e che, pure da qui, possa partire un’opportunità per dare respiro alle strutture alberghiere. La sicurezza? Ce n’è più qui che in altri luoghi».

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