Crisi del mobile, lo storico tappezziere: «Un errore dire no a Ikea, avrebbe fatto da calamita»

Franco Niccolai al lavoro e il figlio, Fabio

Franco Niccolai, storico tappezziere, parla del settore del mobile a Quarrata: «Oggi il problema è il potere d’acquisto delle persone, calato drasticamente»

Una storia lunga più di 40 anni quella di Franco Niccolai, tappezziere. Come moltissimi quarratini cresciuti, professionalmente parlando, negli anni ’50, anche il suo nome è legato a una delle aziende che più ha identificato Quarrata nel mondo: quella dei Lenzi.

Non c’è stato falegname, tappezziere o chiunque altro si sia avvicinato al mondo del mobile in quegli anni che, per un periodo più o meno lungo, non sia cresciuto “a bottega” dal Lenzi.


Franco Niccolai non fa eccezione: «Ho imparato il mestiere da loro, grazie a Nello Lenzi – racconta – All’inizio, da ragazzino, facevo i lavori più umili, come quello di raccogliere, con l’aiuto di una calamita, i chiodi che cadevano per terra. Poi, piano piano, cominciai a capire come si tappezza un fusto, occupandomi delle varie fasi di lavorazione».

All’inizio la famiglia Niccolai si trasferisce dalla fornace Bracali, dove vive, negli appartamenti sopra la mostra dei mobili Lenzi in via Montalbano, destinati ai dipendenti della ditta. In un secondo momento poi, in una palazzina attigua alla mostra, sempre di proprietà del Lenzi ma questa volta tutta a loro disposizione. Lavorano in uno stanzone dietro la palazzina fino al 1968, quando tutto l’edificio viene demolito.

Prima come terzisti del Lenzi, poi in proprio insieme al fratello Paolo, Franco Niccolai dà vita a un’azienda. «Col senno di poi si lavorava bene e meglio, anche se ti misuravi con imbottiture in vegetale e con le molle, adesso in disuso – spiega Franco – Per quanto riguarda la tappezzeria, in passato c’era più attenzione verso materiali di maggiore qualità come seta e misto lino, adesso invece quasi tutto è realizzato in tessuti sintetici. Chiaro che la qualità del prodotto finale ne risente. Siamo rimasti in pochi però sul mercato a privilegiare l’aspetto qualitativo: la guerra spietata sul prezzo si gioca anche sulla tappezzeria ed avere la meglio su una concorrenza spesso sleale non è né facile né scontato. Anche in passato c’era una grande concorrenza: ma te la giocavi andando al rialzo, non al ribasso come adesso».

Dal 2000 l’attività di tappezzeria è gestita dal figlio Fabio: «Ci siamo sempre occupati più della tappezzeria che del tendaggio, anche se da 20 anni a questa parte il tendaggio ha preso sempre più piede – spiega – Il lavoro in sé per sé non è cambiato molto. Quello che sono cambiate sono le condizioni. Quando ho cominciato a lavorare, per un’azienda era molto più semplice perché c’erano più opportunità, meno burocrazia, meno tassazione».

Quello di Franco Niccolai è anche l’esempio di ciò che il settore del mobile sarebbe potuto essere se ci fosse stato il tanto sperato ricambio generazionale: «Ho avuto la fortuna che mio figlio volesse continuare l’attività di famiglia, ma se al contrario a Quarrata molte aziende hanno chiuso è anche perché questo ricambio naturale non c’è stato. E non parlo ovviamente solo di un avvicendamento tra padri e figli. Quello che è mancato è stato riuscire a formare dei giovani, così come io e quelli della mia età siamo stati formati tramite l’apprendistato. Adesso invece nessun giovane vuole lavorare in questo settore. Per colpa anche dei troppi vincoli, economici e burocratici, che impongono alle aziende di pagare un apprendista quanto un operaio specializzato».

L’impoverimento dell’economia quarratina è stato il risultato di molti fattori: la mancanza di un ricambio generazionale, l’appiattimento su un prodotto sempre uguale a se stesso, con la relativa guerra dei prezzi al ribasso… «E poi a suo tempo, politicamente, la scelta di dire no a un colosso come Ikea è stata sbagliata – analizza Franco – Gli venne negata la possibilità di aprire un negozio perché c’era la paura che ciò avrebbe creato una concorrenza sleale nei confronti dei mobilieri della città. In realtà sarebbe stata una calamita per tante persone, anche e soprattutto perché interessate al settore dell’arredamento. Avrebbe aiutato a far capire ai consumatori che oltre ad un prodotto di media qualità a prezzi bassi, avrebbero potuto avere un prodotto di alta qualità a prezzi medio alti».

Resta il fatto che Ikea ormai è una pagina chiusa, e forse nemmeno con quella si sarebbe salvato il comparto e la città: «Il problema è il potere di acquisto delle persone che è calato drasticamente – conclude Franco – Penso che se una persona potesse spendere 500 per un salotto, lo comprerebbe di qualità e duraturo. Ma non avendo 500, ma solo 200, lo compra di scarsa qualità. Abbiamo perso tutta la classe media. Anche per questo non c’è futuro per il mobile a Quarrata». –



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