L'associazione Evrika: "Abbiamo aiutato chi era in difficoltà"

Le foto è stata scattata in occasione della Festa nazionale della Romania, ricorrenza che viene celebrata a Pistoia da Evrika

Durante il periodo di isolamento, i volontari sono stati vicini alle assistenti familiari provenienti dalla Romania

PISTOIA. Solidarietà, socializzazione, aiuto con la burocrazia. Le finalità di un’associazione di volontariato come Evrika, che a Pistoia raccoglie circa 300 persone di origine romena, diventano ancora più importanti nei momenti critici come quello attuale, segnato dall’emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze in ambito economico e lavorativo. Evrika trae il nome dall’esclamazione di gioia che segue la scoperta di una soluzione a un problema difficile.

«Al 90% i nostri iscritti sono donne che lavorano in provincia come badanti o assistenti familiari», precisa la presidente, Daniela Stoica. A molte di loro l’associazione ha offerto, anche e soprattutto in questo periodo di emergenza coronavirus, la propria vicinanza.


Quando è nata Evrika e con quali obiettivi?

«Circa 8 anni fa con scopi di solidarietà sociale, per favorire l’incontro tra connazionali e per fare da tramite nel rapporto con le istituzioni, utile specie per chi non parla bene la lingua. L’idea, mia e di altri, è dare l’opportunità di un punto di ritrovo e socializzazione. Partecipiamo a eventi cittadini e collaboriamo con altre realtà, come l’Avis e la sezione soci Coop. Qui molte donne trovano una famiglia, dopo aver lasciato la propria in Romania: si riuniscono in gruppo, condividono svaghi e problemi».

Quali le principali difficoltà per le donne che si trasferiscono qui?

«Sono molte, anche se forse oggi è un po’ più facile che in passato, quando i romeni si contavano sulle dita di una mano ed era più difficile trovare lavoro. Ora invece siamo tanti, chi arriva spesso ha già un appoggio e un impiego. La prima difficoltà resta la lingua. Per molti è impegnativo il cambio di lavoro: tante iscritte impegnate ora come assistenti alla persona a casa erano insegnanti, maestre d’asilo o nell’esercito».

Come è stata affrontata l’emergenza tra le vostre iscritte?

«È stata vissuta bene ma con difficoltà. Grazie ad alcune iniziative, come il buono spesa donato dai soci Coop o i pacchi alimentari donati dall’associazione “Un popolo in cammino” di Buggiano, abbiamo potuto aiutare famiglie dove entrambi i genitori erano rimasti senza lavoro oppure dove la madre era sola con i figli, ma non siamo riusciti a coprire tutte le situazioni. Tante colf, poi, sono dovute rimanere a casa. Una donna, invece, ci ha chiesto aiuto dopo che l’anziano che assisteva è mancato all’inizio dell’emergenza. Lei è dovuta restare a casa da sola, senza poter tornare in Romania né cercare lavoro, date le restrizioni. Abbiamo cercato di tenerle compagnia, aveva bisogno non dal punto di vista economico ma perché rischiava di andare in depressione».

E la ripartenza?

«Chi ha lavorato sempre in casa assistendo le persone anziane per non correre rischi non è uscita nemmeno per portare la spazzatura. Ora la riapertura è una liberazione ma continua a esserci prudenza tra loro, molte escono da sole per passeggiare all’aperto, magari nel verde, ma nessuno insiste per incontrarsi. La nostra sede per ora resta chiusa».

Quest’anno per tante persone potrebbe essere più complesso fare visita alle famiglie d’origine in Romania.

«Lì la situazione al momento è tranquilla, ma ci sono problemi con i voli, che non partono e che comunque non potranno viaggiare pieni. E poi potrebbe esserci da fare la quarantena dopo il volo. Ancora non sappiamo se sarà possibile».