Sci, spegne cento candeline la campionessa Celina Seghi

Nella sua casa di Pistoia dove mostra i tanti trofei vinti, rievoca i successi: «Io sciavo con gli uomini, andavo più forte di loro e a volte li prendevo in giro»

PISTOIA. Una femminista ante litteram. Nei fatti, non nelle parole. Non si può che definire così quella ragazzina con i capelli lunghi e il fisico asciutto, classe 1920, tanto veloce con gli sci ai piedi da battere anche gli uomini. Erano solo allenamenti quelli insieme a Zeno Colò e Vittorio Chierroni che con Celina Seghi, che oggi compie 100 anni, formavano la spina dorsale tutta abetonese della valanga azzurra, simbolo di riscatto e speranza per l’Italia che provava a rialzarsi dopo la guerra. Ma spesso il “topolino delle nevi” li batteva e loro – amici di una vita e per la vita – non la prendevano così bene. «Io sciavo sempre con gli uomini – dice sorridendo Celina Seghi – andavo anche più forte di loro e a volte li prendevo in giro». Un sorriso e poi l’immancabile eleganza, nei modi oltre che nell’aspetto, della padrona di casa. «Vuole un caffè» dice accogliendoci nella sua casa del centro a Pistoia.

Celina Seghi è nata il 6 marzo 1920 ma, per una fitta nevicata sui boschi dell’Abetone, fu registrata solo l’8 marzo. Un segno del destino visto che delle donne Celina è sempre stata un simbolo. Di forza, lei scricciolo di un paesino sperso sull’Appennino che nella sua lunga carriera sulla neve ha conquistato il mondo. Di eleganza, con gli sci ai piedi o senza, viste le copertine che i settimanali di costume le riservavano tra gli anni’50 e’60 come oggi alle nuove icone della valanga rosa Federica Brignone e Sofia Goggia. Di perseveranza, impegno e partecipazione: immancabile la sua presenza all’apertura delle “olimpiadi giovanili” del Pinocchio sugli sci, frequente quella ad eventi di solidarietà e sempre vicina all’Abetone quanto a quella Pistoia dove è facile incontrarla “tralummescuro” , come direbbe in dialetto un altro montanaro come Francesco Guccini, al tramonto a passeggiare in centro. Con le sue impeccabili unghie smaltate, a cui non rinuncia mai insieme al velo di rossetto rosso, conta e riconta le quattro medaglie riunite sotto il vetro di un portaritratti. Non è certo quello che balzerebbe all’occhio nella stanza– museo con i trofei e le foto di una carriera incredibile. Ma è uno dei più preziosi: «Hai visto quanti sono, questi non ce li ha nessuno».


Nessun’altra sciatrice italiana infatti ha vinto il prestigioso “K di diamanti”, conquistato nel 1949 da Celina Seghi dopo la vittoria per la quarta volta dell’importante trofeo sui monti austriaci. Poi ci sono titoli italiani, le medaglie internazionali e una valanga di coppe e trofei dell’indiscussa regina delle nevi dell’Abetone. «Quanto ho girato» dice, sfogliando l’album dei ricordi e soffermandosi su una bellissima foto in bianco e nero in cui il suo sorriso troneggia accanto ad un signore ricoperto di piume. È stata scattata ad Aspen, Colorado, ai mondiali del 1950 che si tingono d’azzurro grazie agli ori di Zeno Colò nella discesa libera e nel gigante e al bronzo della “sorellina” Celina nello slalom speciale. «È bello girare il mondo – dice – io ho sempre incontrato persone gentili, forse perché anch’io ero gentile con tutti».

Non si stenta a crederci, vedendo l’amore che ha verso i suoi collaboratori domestici e i suoi adorati nipoti. Che, ai tempi del coronavirus che ha imposto cautela nei festeggiamenti pubblici, si stringeranno intorno a lei per questo importante compleanno. «Quanti anni faccio? Non me lo ricordo, ma mi pare di essere vicina a cento», dice con gli occhi furbi e con quell’ironia che ne fa una donna unica.