La Montagna pistoiese rivuole il pronto soccorso all'ospedale Pacini: i 6 anni di lotta

Uno striscione contro il depotenziamento della sanità in montagna

Il primo passo nel ridimensionamento della sanità fu la chiusura della chirurgia di elezione. Gli ultimi sviluppi rimettono la palla alla commissione del consiglio regionale

SAN MARCELLO. La battaglia non si è fermata. La Montagna pistoiese vuole essere riconosciuta area disagiata ed avere il proprio pronto soccorso accreditato secondo quanto prevede il decreto Balduzzi. L'ultima proposta della Regione Toscana per venire incontro alle richieste della politica locale e del volontariato che si sta battendo da anni, è arrivata lo scorso 12 aprile da un incontro in Regione tra il presidente Enrico Rossi, l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, consiglieri regionali e assessori del territorio e per la Montagna pistoiese i sindaci di San Marcello-Piteglio Luca Marmo, l'assessore comunale Roberto Rimediotti ed il sindaco di Abetone-Cutigliano Diego Petrucci.

I membri del gruppo delle "pettorine" sulle scale del Comune di San Marcello

Ma quel documento, anche se presenta passi avanti per il consolidamento dei servizi sanitari in montagna, parla di Punto di Primo Intervento Avanzato. E per il volontariato, gruppo di sedici associazioni, raggruppate sotto il nome di #Vogliamoilprontosoccorso, questo non è accettabile. Ed il concetto è stato ribadito dal palco della manifestazione del 13 aprile scorso. La “grande manifestazione”, come la si potrebbe chiamare, organizzata dalla Consulta della Salute, che mobilitò dall'intero territorio della Montagna pistoiese: più di 1.000 persone che si ritrovarono nella piazza Matteotti di San Marcello per il rispetto dei propri diritti ed il mantenimento dei servizi in generale. Non solo quello sanitario ma anche, ad esempio, dei trasporti, degli istituti di credito, delle poste e delle scuole.

Ma questi sono i giorni nostri. La battaglia per il mantenimento del pronto soccorso e della sanità in generale affonda le radici all'inizio del 2013 quando fu chiusa la chirurgia d'elezione. L'allora amministrazione comunale di San Marcello - non vi era stata ancora la fusione con il Comune di Piteglio - istituì una commissione ad hoc per monitorare i vari passaggi che avrebbero portato, di fatto, alla riorganizzazione dell'ospedale Pacini che  stava per essere trasformato in Piot (Presidio integrato ospedale e territorio), cioè una soluzione che prevedeva il mantenimento del reparto medicina abbinato ai servizi sanitari legati alla Casa della Salute e punto di primo soccorso. La formula del Piot sanmarcellino, tra l'altro, sembra essere l'unico esempio al livello nazionale.

Intanto anche il mondo dell'associazionismo non rimaneva con le mani in mano. Alla fine di gennaio del 2013 nacque il movimento “Montagna Pistoiese è qui che voglio vivere”, comunemente detto “Pettorine” perchè indossavano una pettorina con scritto il nome del gruppo, sulla spinta di una diminuzione dei servizi in generale che stava subendo la Montagna pistoiese ma che di lì a poco, si concentrò sul problema della sanità nella montagna pistoiese con particolare riguardo al pronto soccorso. Intanto a marzo del 2013 al posto del reparto di chirurgia d'elezione ormai dismesso, vennero trasferiti gli ambulatori dei medici di base e medici specialistici. A giugno del 2013 durante la Conferenza dei Sindaci, dove vengono approvati i progetti dell'Asl, furono approvati all'unanimità dei presenti i Patti Territoriali.

La protesta delle "pettorine" alla Pistoia Abetone

Le rimostranze per una riorganizzazione dell'ospedale Pacini, da subito contestata, dettero vita anche a varie iniziative spontanee, tutte miranti alla salvaguardia dei piccoli ospedali al livello toscano e guardando al locale, per avere un pronto soccorso accreditato a San Marcello. Per citarne solo alcune a giugno del 2013, in occasione della gara podistica Pistoia-Abetone, il movimento spontaneo delle “Pettorine” e l'associazione Zeno Colò organizzarono una sorta di “marcia alla rovescia” con in mano valigie di cartone che andava in senso contrario ai partecipanti della gara podistica. Un dimostrazione pacifica che manifestava contro i tagli dei vari servizi pubblici anche sanitari. La stessa Zeno Colò fece un ricorso al Tar contro la riorganizzazione dell'ospedale Pacini. Ed inoltre nacque il Flash-mob da parte di un gruppo di ragazze che manifestò sia in occasione della festa patronale di Santa Celestina, ai Gigli di Firenze ma anche alla manifestazione del 7 dicembre nel centro di Firenze per la salvaguardia dei piccoli ospedali.

Non solo. I primi di dicembre del 2014 si cercò di fermare l'albero di Natale in viaggio verso Roma al Quirinale, per dire no al declino del territorio e al taglio dei servizi che ogni giorno colpiscono la montagna pistoiese. Ad ottobre ottobre 2016 al gruppo delle Pettorine, il Crest e la Zeno Colò viene in mente di fare una raccolta firme per tenere alta l'attenzione sul problema sanità e dire che questa riorganizzazione dell'ospedale non era condivisa. Questa volta coinvolgendo tutte le associazioni con 16 adesioni totali e nacque #Vogliamoilprontosoccorso”.

A dicembre iniziò la raccolta delle firme e a marzo 2017 raggiunge un totale di 8.145. A maggio dello stesso anno furono consegnate all'assessore regionale Stefania Saccardi assieme a documentazione dettagliata e con richieste in riferimento al decreto Balduzzi. Nel frattempo i Comuni della montagna pistoiese si erano fusi facendo nascere il Comune di San. Marcello-Piteglio e l'altro di Abetone-Cutigliano. In vista delle nuove elezioni si tenne un'assemblea pubblica a San Marcello dove i candidati sindaco di allora firmarono un impegno elettorale che li impegnava a chiedere l'area disagiata e tutto quello che ne concerne alla regione. Ad agosto 2017 i sindaci attuali Luca Marmo e Diego Petrucci convocano un consiglio comunale congiunto in cui confermano la promessa elettorale per la richiesta dell'area disagiata.

A settembre 2017 nasce la Consulta della Salute, formata da rappresentanti istituzionali e dell'associazionismo. Nei mesi successivi vi è uno scambio di documentazione, fatto da proposte della Consulta della Salute per ottenere il riconoscimento di area disagiata e controproposte della Regione. Fino a quando, dopo anche una crisi all'interno della Consulta della Salute che vede la fuoriuscita dell'associazionismo, ricucita di recente, si arriva a stilare una proposta condivisa tra parte politica e volontariato, ormai ad ottobre 2018, da mandare in Regione e alla Terza Commissione Sanità in cui si richiede l’area disagiata con quel che ne segue, ampliata anche con una serie di servizi socio sanitari.

La Regione Toscana non risponde subito. Dopo solleciti viene fissato un incontro pubblico tra la cittadinanza e l'assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi per lo scorso 19 marzo. L'assemblea viene fatta ma l'assessore Saccardi manda a dire che non può essere presente. Nel corso di quell'incontro, all'unanimità viene deciso di organizzare la manifestazione del 13 aprile, perchè la popolazione vuole gridare il suo “ci siamo anche noi”. Un grido che ora si traduce nell'ultima presa di posizione: la richiesta (tramite i sindaci) alla commissione regionale di accogliere la mozione del consigliere Andrea Quartini, del Movimento Cinque Stelle, con cui si riconosce la qualifica di area disagiata alla Montagna pistoiese, passo necessario per riaprire il pronto soccorso
all’ospedale di San Marcello.