Oltre cento morti per amianto a Pistoia e 22 anni di silenzio

Ora il Comune realizzerà una targa da collocare in un luogo pubblico per ricordare le vittime dell’esposizione all’amianto all’interno dello stabilimento ferroviario Breda. In fabbrica era usato dal 1957 per coibentare e isolare le carrozze e fino al 1979 venne utilizzato massicciamente. Un'ipotesi è di collocare la targa all’interno della Biblioteca San Giorgio: perché è un posto frequentato da tanti giovani, che magari della strage silenziosa dell’amianto sanno poco o nulla; e soprattutto perché lì sorgeva fino ai primi anni Settanta la vecchia fabbrica pistoiese

PISTOIA. Il Comune di Pistoia realizzerà una targa da collocare in un luogo pubblico per ricordare gli oltre cento cittadini pistoiesi uccisi in questi anni dall’esposizione all’amianto, all’interno dello stabilimento ferroviario Breda. In fabbrica l’amianto era usato dal 1957 per coibentare e isolare le carrozze e fino al 1979 venne utilizzato massicciamente. Una ipotesi è di collocare la targa all’interno della Biblioteca San Giorgio: perché è un posto frequentato da tanti giovani, che magari della strage silenziosa dell’amianto sanno poco o nulla; e soprattutto perché gli splendidi ambienti di quell’edificio pubblico sorgono più o meno esattamente dove fino ai primi anni Settanta si trovava la vecchia fabbrica pistoiese, prima di trasferirsi nella sua sede attuale.

Ma una targa, da sola, non può bastare a sorreggere il peso immane di questa storia di dolori e di morte che da più di trent’anni sgrana nel silenzio i neri chicchi del suo rosario di lutti. Una storia che ha ferito profondamente tante famiglie pistoiesi: se i morti da amianto sono circa 150 (almeno 107 quelli ufficialmente riconosciuti), in una città di provincia come Pistoia significa che almeno ogni famiglia ha avuto un lutto al suo interno o nella cerchia dei conoscenti.

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Inclusi ed esclusi

Una storia che, oggi, torna a far parlare di sé soprattutto per i riconoscimenti che via via Inail e Inps concedono a chi può dimostrare di aver respirato per dieci anni la sostanza killer. Agli “esposti” tocca una rivalutazione dei contributi versati per cui due anni di lavoro ne valgono tre ai fini della pensione, come stabilisce la legge 257 del 1992, che metteva definitivamente al bando l’uso dell’amianto in Italia. Gli ultimi beneficiati sono stati 94 operai che così potranno andare in pensione anticipata.

L’Inail ha infatti contabilizzato tra gli anni di esposizione anche i 38 mesi (tra l’ottobre 1987 e il dicembre 1990) durante i quali il tetto dell’attuale stabilimento (dal 2016 di proprietà Hitachi Rail) venne scoibentato con i lavoratori presenti. Ma anche questo provvedimento è parziale. Sono rimasti fuori  numerosi dipendenti delle piccole aziende dell’indotto che lavoravano fianco a fianco delle tute blu Breda, sia perché i loro datori di lavoro hanno chiuso o sono falliti, sia perché la loro documentazione è incompleta.

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Non solo: anche dopo l’ultima apertura dei cordoni dell’Inps, rimane priva di benefici la categoria di lavoratori che più ha respirato l’amianto killer: quelli cioè che quando entrò in vigore la legge 257/1992 erano già andati in pensione. Molti ormai sono morti, gli altri hanno preso atto con rabbia di essere rimasti sostanzialmente soli a combattere, mentre intorno a loro la città rimane in silenzio, quasi che le esistenze di questi operai segnati nel fisico dalla durezza del loro lavoro, fossero una vista imbarazzante, una questione che è bene non risvegliare.

1997, la prima denuncia

Nell'ex Breda insieme agli operai: lavoravamo circondati da nubi di polvere di amianto

Un silenzio simile a quello che, prima del 1997, regnava in città sulle morti per tumore di ex dipendenti dell’azienda ferroviaria. Morti sempre più numerose, vittime sempre più giovani. Furono due sindacalisti Fiom – Valter Bartolini e Marco Vettori – a cominciare a porsi interrogativi, a fare domande, a contare i funerali dei compagni di lavoro. La mattina del 17 febbraio 1997 decisero che quello che avevano scoperto bastava e avanzava per una denuncia e salirono le scale della procura della repubblica, in piazza del Duomo. Parlarono con la pm Jacqueline Monica Magi, che diede il via a una inchiesta che sarebbe durata anni e che mise a soqquadro Pistoia. Era la prima volta che la fabbrica più importante della città finiva sotto i riflettori della cronaca giudiziaria. Tra gli imputati di omicidio colposo plurimo c’erano i nomi di dirigenti di primo piano come i pistoiesi Corrado Fici e Roberto Cai. Il processo si aprì nel 2002, con 4 imputati che dovevano rispondere della morte di 17 operai degli oltre sessanta casi di cui si era occupata l’inchiesta. Marco Vettori, leader riconosciuto della lotta per i diritti dei lavoratori esposti, una volta in pensione farà in tempo a fare il consigliere comunale e anche il presidente del consiglio di Palazzo di Giano, prima di morire stroncato da un tumore ai polmoni nel 2013 a 59 anni.

Il processo senza il Comune

In mezzo alle polemiche, prima dell’inizio del processo, nell’aprile 2002, il consiglio comunale di Pistoia votò di non costituirsi parte civile. Decisivi i voti di Ds e Ppi contro l’ordine del giorno presentato dai Comunisti italiani. Il sindaco Lido Scarpetti (Ds, dipendente Breda) sostenne in aula che l’ufficio legale del Comune aveva dato un parere negativo e che il Comune si sarebbe comunque impegnato ad essere presente ad un tavolo di confronto con l’azienda per il risarcimento dei lavoratori esposti. Ma quel giorno tra il Comune e i lavoratori si produsse una ferita che non ha ancora smesso di sanguinare. Altro giorno cerchiato in rosso per le vittime dell’amianto è il 1° giugno 2004, sentenza del processo che assolse i dirigenti. Assoluzione poi confermata nel marzo 2008 dalla Corte di appello.

Il lungo silenzio

Riprese allora il sopravvento la cortina di silenzio sull’intera vicenda. Le lotte, i cortei, le proteste, furono presto sostituite dalla terribile routine delle morti degli ex lavoratori, delle autopsie, dei funerali dove si rivedevano compagni di lavoro sempre più anziani e provati. Piano piano la “vertenza amianto” diventò questione sempre meno pubblica e sempre più vissuta solo dalle famiglie delle vittime. A spezzare il silenzio, iniziative anche di carattere culturale, come lo spettacolo teatrale “Lavorare da morire”, rappresentato per la prima volta nel 2007, dove il fotoreporter e documentarista Lorenzo Gori faceva raccontare la loro esperienza di avvelenati in fabbrica ad alcuni degli stessi lavoratori “esposti”.

Il magistrato Jacqueline Monica Magi, a sinistra, scoppia in lacrime dopo la sentenza di assoluzione dei manager della ex Breda e abbraccia Luisa Nesi, figlia di un lavoratore Breda deceduto per mesotelioma: 1 giugno 2004 (foto Lorenzo Gori)

Ma si tratta di iniziative isolate. Nel dibattito cittadino la storia dei morti da amianto non affiora mai, così come nei programmi elettorali. A Pistoia di amianto non si parla più, almeno in superficie. Ma, sia pure sottopelle, il dramma e le sofferenze di tante famiglie non possono essere digerite tanto facilmente. Una riprova arriva nel luglio 2014: basta il ritrovamento di tracce di amianto all’interno di uno dei capannoni della fabbrica (ora si chiama “AnsaldoBreda” e sta per essere comprata dai giapponesi di Hitachi) per far esplodere la protesta delle tute blu, che bloccano lo stabilimento finché - grazie anche alla mediazione del sindaco Samuele Bertinelli – i lavoratori ottengono l’impegno ad una ripulitura straordinaria degli ambienti di lavoro.

Cominciano i lavori per la ristrutturazione dell'ex fabbrica Breda: si toglie l'amianto (foto Lorenzo Gori)

E si torna così ai giorni attuali, alla decisione del consiglio comunale il 21 gennaio scorso, di dedicare ai morti da amianto una targa in luogo pubblico, una proposta del gruppo consiliare Pd che ha ripreso un’idea lanciata dal Centro di documentazione sull’amianto. Tutti d’accordo, alla fine. Ma la proposta dei Cinque Stelle, che esprimeva le scuse della politica cittadina, colpevole di aver lasciato soli i lavoratori, è stata bocciata, con le astensioni dei gruppi politici principali come Fratelli d’Italia e Pd.

FOTO E VIDEO LORENZO GORI