«Ponte sommerso dal Vincio ma non c’erano segnali»

Parla la madre della ragazza che si trovava a bordo dell’auto travolta dalla piena: «Una telefonata nel cuore della notte. Mia figlia che gridava aiuto, aiuto!»

PISTOIA. «Mamma, aiuto aiuto!». E tutto intorno un inferno d'acqua. Un minuto in più all'interno dell'abitacolo della loro auto, e sarebbe stata una tragedia. Un minuto in più, e forse due giovani vite sarebbero state spazzate via dalla furia incontrollata dell'acqua del Vincio, in un venerdì sera come tanti, di ritorno da una serata di lavoro. Stefania Tesi, quella tragedia, se l'è sentita gridare al telefono e ha temuto il peggio. Dall'altra parte della cornetta – sono le 3,27 della notte tra venerdì 1° e sabato 2 febbraio - c'è la figlia ventinovenne che, insieme al fidanzato di 34 anni, stava rientrando a casa dal lavoro. Lei cameriera, lui cuoco, lavorano in due locali della Sala. 
 

Pistoia, auto travolta dalla piena: i due passeggeri si salvano

 
Quella notte stavano tornando a casa con la macchina che condividono. La pioggia è fortissima, cade ininterrottamente da tutto il giorno. Non si vede niente, ma la strada – via del Falserone che i due percorrono abitualmente, perché è la scorciatoia per tornare a casa – è aperta. Non ci sono transenne o cartelli di pericolo, come invece in altre occasioni è capitato. Perché la strada attraversa il Vincio su un ponticino - passerella che scavalca il corso d’acqua passando a poche decine di centimetri dalla corrente. Quando la corrente è normale, ovviamente. Ma quella notte non è così. L'acqua, spinta dalla piena, arresta l'auto già lungo la via, diversi metri prima dell'imbocco del guado. Il motore si spegne e in un attimo l'acqua torbida comincia a entrare nell'abitacolo. La pressione è talmente forte che la portiera del passeggero, dove si trova la ragazza, non si apre. Così i due fidanzati escono dal lato del guidatore.
 
È un attimo e la macchina comincia lentamente ad andare alla deriva. Tutto intorno il buio pesto e solo il rumore dell'acqua che corre senza freni. 
 
 
«Mamma, aiuto». È la prima cosa che Stefania Tesi si sente gridare al telefono. «Mi è preso un colpo – racconta la donna – Ho cercato di capire cosa stesse succedendo, ma mia figlia era sotto shock. Le ho ripetuto di uscire dall'auto, ma lei mi ha assicurato che erano già fuori e che, nonostante il grande spavento, stavano bene. Allora ho riattaccato e ho subito chiamato i vigili del fuoco per mandarli sul posto a soccorrerli. Io abito a Casalguidi, ma in un lampo ho raggiunto mia figlia e il fidanzato». Arrivata sul posto, nonostante il buio, mamma Stefania la tragedia se l'è vista ancora più chiara davanti. «Mia figlia e il fidanzato erano nell'auto della Polizia municipale, fradici e spaventati. Ma tutto sommato stavano bene. Quando però ho visto la loro macchina nel letto del fiume completamente sommersa, ho realizzato davvero la tragedia che sarebbe potuta accadere. Hanno rischiato la vita. È stato tremendo». Ma quel che è peggio, sottolinea, è che «non c'era alcuna transenna, alcun cartello ad avvertire del pericolo». 
 
A distanza di qualche giorno da quella notte da incubo, Stefania Tesi è più tranquilla, ma non ci sta ad accettare che qualcuno possa dire che sua figlia e il compagno sono stati degli imprudenti. «Non c'era alcun cartello» ripete. L'auto dei due giovani è stata rimossa il giorno successivo con un carro attrezzi. All'interno dell'abitacolo rami e detriti. «La macchina è chiaramente da buttare - dice - ma quel che conta è che i ragazzi stiano bene».