«Impossibile il ricambio generazionale»

Lettera - denuncia dei medici di base: da decenni lavoriamo in condizioni difficili, e nessun giovane vuol venire in montagna

san marcello. Nove medici per 15mila assistiti sparsi su tutto il comprensorio che da Marliana porta a Sambuca Pistoiese. Da decenni garantiscono assistenza. Alcuni di loro sono andati o andranno in pensione da qui a breve e appare sempre più evidente che un ricambio generazionale di giovani medici è complicato, se non francamente impossibile.

Lo scrivono gli stessi medici di base, che in una lettera a cuore aperto sottolineano come tutti, a livello politico, riconoscano l’importanza della montagna ma «nessuno abbia veramente interesse a far sì che in montagna si possa ancora vivere, con i servizi necessari dedicati a persone che, comunque sono i contribuenti più fedeli».


Una lettera piena di rabbia e preoccupazione per lo stato della sanità nelle zone più impervie del nostro territorio, di cui riportiamo gli stralci più importanti. «Quotidianamente assistiamo ad un susseguirsi di prese di posizione a favore di questa o quella iniziativa volta a valorizzare aspetti importanti della montagna, come il turismo, ma per ciò che riguarda i bisogni primari della popolazione – come l’assistenza primaria sul territorio e quella di secondo livello specialistico/ospedaliera, si continua a far finta di niente, a tutti i livelli, tranne poche eccezioni a livello locale». Da decenni i pochi medici presenti «garantiscono assistenza quotidiana in condizioni climatiche difficili, svolgendo ambulatori in sedi per lo più fatiscenti e assistendo a domicilio le fasce più deboli della popolazione. Il problema del ricambio generazionale, considerato che diversi di loro andranno in pensione, in montagna sta assumendo dimensioni critiche.

D’altra parte, a chi può venire voglia di andare a lavorare in territori difficili, con un impegno costante nella giornata, accollandosi spese per la corretta gestione del lavoro che stanno divenendo insostenibili? A parità di stipendio con i medici che lavorano in zone urbanizzate, le spese di mobilità e comunicazione rendono questo lavoro sempre meno appetibile».

«Da anni – prosegue la lettera – cerchiamo di sensibilizzare politici e amministratori sulla necessità di offrire un giusto guadagno per un duro lavoro, attraverso incentivi economici e sgravi di spese. Ma nessuno, e sottolineiamo nessuno, ci ha ascoltati. Anche l’incontro avuto con il Comune e la Regione non ha sortito a oggi alcun effetto. Peraltro – informano – le indennità di zone disagiate del 2017 non sono state a tutt’ora (2019) corrisposte! .

Indennità che fanno parte del nostro stipendio, mentre siamo costretti in pieno a rispettare gli obblighi contrattuali con un sempre maggior impegno in termini di tempo e spesa. Il risultato di questa cecità amministrativa è sotto gli occhi di tutti: mancano medici in montagna, e alcuni di quelli che ci sono si sono già allontanati o stanno per trasferirsi». –

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