Pistoia, finalmente i soldi per Gello: il bacino è fermo dal 1990

Il bacino di Gello visto dall'alto

L’amministrazione comune conferma le assicurazioni del ministro Delrio. Dal nuovo piano dighe i 4 milioni necessari per i lavori di ripristino

PISTOIA. Da 27 anni il bacino di Gello domina inutilmente la piana pistoiese dall’alto di una diga che ormai non contiene al suo interno se non un piccolo stagno.

Doveva contenere 660.000 metri cubi di acqua, quando fu creato per fare da riserva idrica per la sete della città. E così ha funzionato, grosso modo da metà degli anni Settanta in poi. Ma dal 1990 il bacino è stato, di fatto, chiuso perché la diga aveva dato dei segni di cedimento. Ora, dopo 27 anni di discussioni e di intoppi burocratici, tutto pare pronto per aprire un nuovo capitolo: sommando i 6 milioni già stanziati dallo Stato con i 4 circa che si possono trovare nell’ultimo Piano dighe licenziato dal governo, si avrà finalmente la somma per rimettere in funzione il bacino. Lo aveva annunciato il ministro Graziano Delrio a fine maggio durante un incontro elettorale con il candidato sindaco Bertinelli, lo conferma adesso l’amministrazione guidata dal sindaco vincitore, Alessandro Tomasi.

Una buona notizia per la città; ma intanto questo settembre a rischio siccità che si profila imminente sarà l’ennesimo che Pistoia vivrà non potendo contare sulla più vicina e più ovvia riserva d’acqua di cui potrebbe disporre.

Perché il bacino di Gello è inutilizzabile? Il problema è nato nell’estate del 1990 – un altro anno di grande sete – perché lo svuotamento del bacino fece emergere delle piccole frane sulle sponde del lago, che consigliarono di evitare rischi e di mettere tutto in sicurezza svuotando il bacino e preparandosi ad eseguire lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione.

Per molti e contrastanti motivi (vedi l’altro articolo in questa pagina) per anni non si è fatto nulla di concreto e il bacino è rimasto semivuoto e comunque inutilizzabile per l’approvvigionamento dell’acquedotto cittadino.

L’ultimo capitolo finora scritto di questa storia è stato iniziato dalla giunta Bertinelli: constatato che la realizzazione in parallelo del nuovo bacino e delle casse di espansione ai Laghi Primavera non si sarebbe potuta fare, si è cercato da un lato di rendere indipendente il rifacimento di Gello, in modo da non perdere il finanziamento (6 milioni, come detto) già stanziato; dall’altro di trovare gli altri soldi necessari per completare l’attuale progetto, che prevede – vale la pena ricordarlo – la sola messa in sicurezza dell’attuale bacino, che potrebbe contenere 300.000 metri cubi di acqua potabile. Più o meno la metà della portata originaria, ma ad una città che ha paura della grande sete, anche questa riserva fa gola.

Proprio alla fine del 2016 il governo stava lavorando alla stesura del nuovo piano dighe: 300 milioni che il Ministero delle infrastrutture ha individuato nei fondi europei stanziati dal Cipe e che, per la Toscana, prevedono un finanziamento di 50 milioni. Il 29 maggio il ministro Graziano Delrio in persona – a una iniziativa elettorale a sostegno di Sammuele Bertinelli – ha confermato che i soldi c’erano.

Ora a Palazzo di Giano il segno politico dell’amministrazione è cambiato, ma dalla giunta Tomasi arrivano comunque rassicurazioni: l’ufficio dighe del Ministero ha confermato che i fondi ci sono e che basterà attivare le procedure per realizzare il progetto definitivo e appaltare i lavori. Se non ci saranno nuovi inciampi, entro la fine della legislatura in corso Pistoia potrebbe finalmente salutare la rinascita del “suo” bacino.