La piscina modello è diventata una palude abbandonata

La piscina trasformata in palude

Pistoia, scoperta choc: devastato dai vandali e preda del degrado l'impianto con palestra di via Panconi

PISTOIA. L’effetto del cloro è svanito ormai da mesi. Lo strato di alghe che ricopre la superficie è così spesso da sembrare una moquette. Un tappeto verde in putrefazione costellato di quelle che una volta erano attrezzature per il nuoto. C’è anche un estintore. A bordo vasca un cartello ammonisce: vietato tuffarsi. Un avviso inutile. A nessuno verrebbe mai in mente di saltare dentro quella palude a due passi da viale Adua. La palude di Pistoia Capitale della cultura, non certo capitale dello sport. È in questa opera d’arte del degrado che in poco meno di un anno si è trasformata la piscina Silvano Fedi di via Panconi.

Chiusa per inagibilità lo scorso settembre, così come tutto il complesso che la ospita, un impianto sportivo che era il vanto della città. Ora non più. Anche la palestra all’ultimo piano – teatro, con le sue tribune, di tanti match di volley, di basket, di calcetto – ha fatto la fine della piscina. Così come gli spogliatoi, i bagni, gli uffici, l’infermieria... Tutto distrutto. Tutto abbandonato nelle mani dei vandali.

La piscina-palestra Fedi abbandonata e devastata

Abbandonato dalla Provincia – ente proprietario della struttura – che non ha i soldi per i lavori di messa in sicurezza, indispensabili per poter anche solo pensare di riaffidare in gestione gli impianti. E che però non ha neppure pensato a mettere un lucchetto nuovo alla porta d’ingresso. Ma dimenticata anche dal Comune. Sì perché l’abbandono inizia fuori da quei muri fatiscenti, nel parcheggio in cui i lampioni non sempre funzionano, tra le erbacce incolte delle aiuole e dei giardini circostanti, dai cortili cosparsi di rifiuti e tutte le notti regno del più variegato panorama di attività, lecite e illecite. Degrado chiama degrado.

E il viaggio nel degrado all’interno dell’impianto sportivo Silvano Fedi inizia per un tragico caso la mattina di Ferragosto: la scoperta del cadavere di un giovane uomo ucciso da una overdose li a due passi, dietro un ciuffo di alberi, fra la piscina e il parcheggio, fra rifiuti e calcinacci.



Uno spettacolo di desolazione là fuori. E dentro? viene da chiedersi. Come sarà? È facile dare una risposta. Anche troppo. Per rendersi conto della devastazione, non ci sarebbe neppure bisogno di sgattaiolare all’interno attraverso una delle vetrate divelte che si affacciano sulla tribuna della piscina. O da una delle tante altre vie d’accesso create da chi di quell’impianto ha fatto il suo parco giochi notturno personale. Pare assurdo, basta salire i gradini dell’ingresso principale, spalancare la prima porta a vetri e poi la seconda, entrambe aperte. Non un lucchetto, non una catena. Per non parlare di un minimo di vigilanza. Tant’è. Eccoci dentro, davanti al bancone di quello che un tempo era un bar.


Prima tappa, la vasca da 25 metri, la palude. Con l’acqua coperta da uno strato di alghe su cui galleggiano, a testimonianza di ciò che era fino a un anno fa, tavolette e braccioli per i corsi di nuoto, i galleggianti che separavano le corsie, le ceste che una volta contenevano le attrezzature, carrelli, ombrelloni, estintori e ogni genere di rifiuti. Gettati là dentro, per stupido divertimento dai vandali della notte. Gli stessi che hanno spaccato vetri e porte, lì a bordo vasca e altrove. Ovunque.

Come si ha modo di vedere varcando la porta che dà accesso al corridoio degli spogliatoi. Prima lo stupore, poi la rabbia. Verso chi quella devastazione l’ha permessa e verso chi l’ha compiuta. Ma fa poca differenza ormai. In ogni locale la scena è la stessa: armadietti sfondati, panche spaccate, vetri infranti, estintori svuotati su pavimenti e pareti, calcinacci, rifiuti. Nei bagni i sanitari sono spaccati, nell’infermeria l’armadietto del pronto soccorso è stato saccheggiato, così come i magazzini.

Poi, fra soffitti e muri scrostati, su per le scale. All’ultimo piano il caldo di Ferragosto si fa sentire, nella fornace che è diventata la palestra. Dove una volta risuonavano le grida dei tifosi di volley e di calcetto e le voci degli studenti impegnati nell’ora di educazione fisica. Anche lì, dall’alto delle tribune, ci si trova davanti allo stesso sconsolante scenario. Le attrezzature per la ginnastica sono spaccate, il pavimento danneggiato e cosparso delle polvere bianca degli estintori...

Danni per decine di migliaia di euro, probabilmente centinaia di migliaia. Che qualora l’impianto dovesse mai riaprire dovrebbero sommarsi a quel milione e 200.000 euro che un anno fa venne stimato come necessario per rimettere in sicurezza lo stabile e riottenere l’agibilità revocata da Asl e vigili del fuoco.