Sempre più laureati non trovano lavoro

Sale dall’11 al 25,4 la percentuale di chi è ancora disoccupato dopo un anno tra coloro che hanno il diploma triennale

PISTOIA. Una situazione tutt'altro che felice per laureati e laureandi pistoiesi. Sempre di più sono i giovani che decidono di intraprendere gli studi universitari ma la speranza di avere sbocchi professionali solidi e ben retribuiti risultano lontani dalle aspettative.

Risultato? «Un diplomato di fatto diventa più appetibile di un laureato perché ha meno aspettative e meno pretese» ha spiegato Ivano Bison, docente dell'Università di Trento, al convegno “Università e lavoro: esperienze, progetti, aspettative professionali e di vita nel territorio pistoiese”, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e che si è svolto sabato 25 marzo nella sede dell'Uniser di Pistoia.

Un convegno nel corso del quale sono stati presentati i principali risultati di un'indagine che PoieinLab-Ricerca Sociale ha condotto per conto della Fondazione sui laureati e laureandi residenti nella nostra provincia e che hanno concluso il loro corso di studi accademici negli atenei della Toscana e di Bologna dalla metà del decennio scorso ad oggi.

Ebbene, Pistoia presenta, rispetto allo scenario italiano, alcune caratteristiche specifiche del proprio patrimonio culturale ad alto livello di istruzione: un leggero minor tasso di accesso all'università, una predilezione per le specializzazioni scientifiche, ma anche ritardi e cadute tendenzialmente più frequenti di quanto siano nelle altre regioni.

Innanzitutto, la distinzione tra laurea triennale e quinquennale (o magistrale) è netta e i triennali risultano "spacciati" nel mondo lavorativo.

«Si pensa che la colpa sia tutta della crisi economica, ma non è così -ha continuato Bison - Diversi sono i problemi: ci sono troppi laureati e la divergenza tra domanda e offerta è inconciliabile; secondo, la mancanza di pubblici impieghi, da sempre dispensatrici di lavoro; infine, la mancanza di settori tecnologici avanzati: la tecnologia chiederà sempre più figure specializzate, ma pochissime, anche se super-retribuite. Dunque lavori svolti anche da diplomati, che prenderanno il posto dei laureati».

Vediamo alcuni dati sulla condizione occupazionale nella nostra provincia.

Cresce tra il 2007 e il 2012, a 12 mesi dalla laurea triennale, chi non è riuscito a trovare lavoro (dall'11% al 25,4%) e soprattutto (dato significativo) cresce il numero di coloro (dal 41,4% al 46,6%) che dichiarano di svolgere la stessa occupazione avuta durante gli studi universitari. Scende dal 47,7 al 40 la percentuale di coloro che in 12 mesi ha avuto una prima esperienza professionale. Lo stipendio mensile medio netto passa da 1.033 euro nel 2007 a 856 euro nel 2012 (con riduzioni ancora più drastiche per le professioni sanitarie e scientifiche).

Per i laureati pistoiesi specialistici invece la situazione appare, per certi versi, più frastagliata.

Il numero di coloro che dichiarano un lavoro stabile registra una crescita tra il 2006 e il 2011 dal 33,3% al 39%, ma questo grazie ad un aumento più che proporzionale dei lavoratori autonomi (dal 20% al 41,5%) e a fronte di una contrazione di quasi il 30% delle occupazioni standard.

La diminuzione della retribuzione media mensile netta è, nella nostra provincia, più consistente (dai 1.130 euro iniziali ai 927 finali) e il livello degli stipendi dei pistoiesi è al di sotto del corrispettivo valore di riferimento italiano.