Morire d'amianto a Pistoia: la battaglia di Marco Vettori

Valentina Vettori mostra la sua tesi di laurea (Foto Gori)

Tesi di laurea della figlia Valentina sul caso Breda e sull'attività del padre, ucciso dal tumore, che da dirigente sindacale per primo ha combattuto in difesa degli operai."Il mio studio lo dedico a lui e a tutti coloro che sono morti di lavoro"

PISTOIA. Registrazioni, documenti, testimonianze, pile di articoli e ritagli di giornali. Qualunque cosa avesse a che fare o parlasse del caso Breda e di amianto "il mio babbo la metteva da parte". Valentina Vettori ci è cresciuta tra quelle carte. Oggi ha 24anni, ed ha appena discusso all'Università di Genova la sua tesi di laurea specialistica  da 110e lode e dal titolo "Morire d'amianto a Pistoia. Il caso Breda e l'informazione". Una tesi  davvero importante per la città di Pistoia perché racconta per filo e per segno buona parte della storia della fabbrica di via Ciliegiole e la questione amianto. Senza lasciare da parte responsabilità e battaglie ancora tutte da combattere.

Marco Vettori in un'assemblea alla Breda (Foto Gori)

Valentina l'impegno sociale lo ha nel sangue. E' figlia di Marco Vettori, che ha combattuto per anni la battaglia per i diritti dei lavoratori della Breda esposti all'amianto, leader sindacale di AnsaldoBreda, presidente del consiglio comunale, operaio Breda dal '72 al '99, scomparso nel 2013. La tesi di laurea di Valentina è dedicata a lui e "a tutti i padri, le madri, i figli e gli amici che sono morti a causa del lavoro". Morire di lavoro, morire d'amianto a Pistoia. Una questione più che attuale, ma ancora forse troppo taciuta. "Ho deciso di affrontare questo argomento perché sono figlia di Marco Vettori, e perché a Pistoia, purtroppo, se ne parla in maniera ancora non molto approfondita - spiega Valentina - c'era anche l'esigenza di tirare un filo e dare senso a tutta la vicenda. Il materiale non mi mancava, e neanche il rapporto diretto con gli altri operai: molti dei quali da anni sono amici di famiglia. Nella tesi ho ricostruito i fatti, la storia della Breda e l'intero ciclo produttivo da metà degli anni '50 alla fine degli anni '80".

Nel lavoro sono raccolte anche interviste a operai, giornalisti pistoiesi, e al magistrato che ha rappresentato l'accusa nel processo penale contro i dirigenti Breda. Valentina affronta infatti anche parte delle indagini e del processo civile e di quello penale, entrambi vissuti in prima persona e in prima fila da suo padre Marco, fino alla conclusione del 2008. "Un processo  penale finito male per i lavoratori. Nella tesi parlo anche del forte peso che l'azienda ha sempre avuto sulla città".

Marco Vettori inizia a lavorare alla breda nel '72, come saldo-carpentiere nel capannone vecchio. Nel '78 gli viene diagnosticato un tumore. Solo intorno alla fine degli anni '80 ci si rende conto della pericolosità dell'amianto. Vettori ha sempre fatto della sua storia, e della sua battaglia, la storia e la battaglia di tutti quelli che, come lui, hanno rischiato o rischiano tutt'oggi di morire di lavoro. "C'è ancora tanta paura tra chi ha lavorato in Breda, e non solo. Spesso c'è la tendenza a non voler sapere - spiega Valentina - a non volerne parlare. In tanti dicono: l'ho respirato, lo so, ma perché devo dimostrare che l'ho respirato? Da quando è stato istituito il centro di documentazione (intitolato a Marco Vettori) ho conosciuto molte altre famiglie di operai. Fino a metà degli anni '90 non sapevano di cosa morivano. Chi ha perso un familiare in quegli anni si è sentito solo, abbandonato al proprio destino".

I funerali di Marco Vettori l'11 marzo 2013 (Foto Gori)

Un abbandono da parte di chi invece avrebbe dovuto vigilare sulla salute dei lavoratori. "Pistoia ha voluto mettere nell'angolo questo tema - racconta Valentina - dalle interviste con i giornalisti pistoiesi è venuto fuori che la città non ha mai risposto in maniera particolarmente attiva. L'attenzione veniva fuori soprattutto solo dopo l'ennesima morte. La città, da questo punto di vista, non è stata molto presente, come invece è successo a Casale Monferrato che ha creato comitati e fatto fronte comune contro l'azienda. Qui non si è sentita neanche la presenza delle istituzioni". Durante il processo penale contro gli ex dirigenti Breda, Marco Vettori chiede (nel 2002) al comune di costituirsi parte civile: proposta bocciata per due volte dal consiglio comunale sotto la legislatura di Renzo Berti. "L'idea è che forse poteva essere fatto di più. Oggi invece vedo, anche nella politica, un approccio diverso. Dovuto forse anche ai nuovi protagonisti". Per Valentina Vettori adesso le priorità che devono essere portate avanti sono quelle di incentivare i controlli sanitari sui lavoratori esposti, e di trovare i fondi per fare tutto questo. Ma soprattutto portare avanti la battaglia che ha iniziato suo padre. Parlare delle morti sul lavoro. Parlare e non tacere. "Dell'impegno di mio padre rimane molto alla città: rimane impresso il ricordo che le persone e le famiglie a cui è stato vicino hanno di lui. E anche gli atti concreti civili e istituzionali. A me, rimane un grande orgoglio. Rimane l'idea che si possa fare ancora molto. Che dobbiamo continuare a portare avanti questa battaglia. Tutti, però. Perché l'impegno del singolo è importante, ma questa cosa dobbiamo portarla avanti tutti insieme".