Rischio contagio per i poliziotti aggregati in Sicilia

Il sindacato Sap chiede che gli agenti inviati in aiuto dei migranti vengano sottoposti ad adeguate profilassi

PISTOIA. Non vuole creare allarmismo il Sap di Pistoia. L’intenzione del segretario provinciale del sindacato di polizia, Andrea Carobbi Corso, è quella di sollevare la questione, spinosa, affinché venga fatta una prevenzione serie ed efficace. Il problema è quella della tutela della salute dei poliziotti che, da tutte le questure italiane, e anche da quella della nostra città, vengono aggregati per alcune settimane, in Sicilia per far fronte all’ondata di migranti che sembra non arrestarsi, e che si trovano esposti al rischio di contagio di malattie da noi debellate da tempo, come la tubercolosi, la meningite, la scabbia, per non parlare della micidiale ebola. Agli agenti impegnati nei servizi di accoglienza e trasferimento sui pullman vengono forniti soltanto guanti e mascherine, e prima di essere inviati in Sicilia non vengono sottoposti ad alcuna profilassi o vaccinazione mirata.

Il segretario Carobbi Corso ha perciò inviato una nota ufficiale al questore di Pistoia e al ministero dell’Interno per far presente il problema: «la tutela in ambito igienico-sanitario che gli operatori della Polizia di Stato della nostra provincia meritano, ma che l'amministrazione sta affrontando in maniera a nostro avviso, per usare un eufemismo, del tutto superficiale».

Nella nota il sindacato sottolinea i fattori di rischio a cui gli agenti sarebbero esposti. «È di pochi giorni fa – spiega il segretario – la notizia, confermata dalla protezione civile, di alcuni casi di immigrati affetti da Tbc registrati nella provincia di Agrigento, ma anche di altre malattie, che sebbene risultassero debellate nel vecchio continente, a causa di questi ingenti flussi migratori si stanno riproponendo con una preoccupante frequenza: la scabbia e la meningite, oltre alla possibilità che possa giungere in Europa anche il letale virus dell'Ebola».

«Dalle informazioni che stiamo raccogliendo dai colleghi aggregati – prosegue Carobbi Corso – ci risulta che le uniche misure preventive e di presidio medico fatte adottare a quel personale si limiterebbero alla fornitura di guanti e mascherine monouso, prive di visiera: a tal proposito è opportuno ricordare che anche gli occhi possono essere veicolo di contagio».

Il Sap spiega come dopo uno sbarco, i migranti vengano solo sommariamente controllati dal punto di vista sanitario: «Ci preoccupa molto pensare che il personale di Polizia venga messo subito a loro diretto contatto, scortandoli sui mezzi e controllandoli sia durante le fasi amministrative che presso i centri dove i migranti vengono trasferiti».

Il sindacato ricorda infine che il Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza fa ricadere sul datore di lavoro la responsabilità della sicurezza e della salute dei lavoratori, quindi del questore dove gli agenti operano.

«Il Sap si chiede se l'amministrazione voglia affrontare seriamente la problematica adottando un’adeguata profilassi, che a nostro parere dovrebbe essere effettuata sia prima che dopo il periodo di possibile contagio».