Don Sebastiano era uno dei tanti pazienti

Don Sebastien Kalimbiro Mahese con il suo avvocato Fausto Malucchi

Depositate le motivazioni dell'assoluzione dell'ex parroco di Lamporecchio

 QUARRATA. Don Sebastiano era un paziente come tutti gli altri. Mamma Ebe non ha ormai più bisogno di un sacerdote che, con la sua presenza, conferisca al sodalizio criminale il crisma dell'ufficialità e l'apparente riconoscimento della Chiesa. Oggi l'associazione per delinquere che Gigliola Giorgini avrebbe messo in piedi è finalizzata solo all'esercizio abusivo della professione sanitaria. La fama di guaritrice per ricevuta grazia divina di cui la "Santona del San Baronto" gode da oltre cinquant'anni prescinde dalla religione ufficiale, si fonda ormai sulla religiosità delle persone offese. La figura di un parroco, in questo caso di Sebastien Kalimbiro Mahese, è irrilevante nel perseguimento dei suoi scopi. Bastano la fama creata nei decenni attraverso il passaparola, i media e addirittura le fiction televisive.  Depositate le motivazioni della sentenza con cui, il 22 settembre scorso, il giudice dell'udienza preliminare Luciano Costantini ha assolto l'ex parroco di Lamporecchio per non aver commesso il fatto. Don Sebastien Kalimbiro Maheshe, 57 anni, congolese, per tutti "don Sebastiano", non era quindi "il prete di Mamma Ebe".  Il processo con giudizio abbreviato davanti al gup era un ramo secondario del processo principale, che vede alla sbarra davanti al tribunale collegiale Ebe Giorgini, il marito Gabriele Casotto e altre dodici persone, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata all'esercizio abusivo della professione sanitaria, truffa aggravata e gestione non autorizzata di ambulatorio medico.  Oltre a don Sebastien Maheshe (difeso dall'avvocato Fausto Malucchi), dal gup erano stati giudicati anche Daniele Chiocchi, 49 anni, abitante a Pisa, e Giovannamaria Passeri, 74 anni, di Ginestra Fiorentina: il primo era stato condannato a 2 mesi di reclusione mesi) per il solo concorso nell'esercizio abusivo della professione sanitaria, la seconda a 10 mesi per lo stesso reato.  Il sacerdote, già nell'interrogatorio davanti al pm dopo l'arresto di Mamma Ebe, aveva spiegato di essersi rivolto a lei per curare una patologia alle gambe: per circa un anno e mezzo di era sottoposto a massaggi ed agopuntura.  Secondo la procura però, don Sebastiano, aveva un ruolo nell'associazione a delinquere: partecipando agli incontri spirituali con gli adepti della Giorgini avrebbe contribuito con la sua mera presenza ad arrecare alla congregazione l'apparenza di legalità.  Il giudice Costantini, motivando l'assoluzione dell'ex parroco di Lamporecchio, ritiene però che il pm abbia commesso un errore di approccio alla vicenda: «Non ha tenuto conto - spiega - della metamorfosi criminale della Giorgini. Sulla scorta dei precedenti, ha ritenuto che l'organizzazione criminale di Mamma Ebe non potesse fare a meno della presenza di un sacerdote. Ha ricordato che nel processo celebrato a Vercelli sono stati condannati Don Moneta e Padre Roberto, ed ha ritenuto che nell'odierna associazione per delinquere essi fossero stati sostituiti da Don Sebastiano. Evidente è l'errore di prospettiva di detta tesi, perché in passato l'attività criminale della Giorgini aveva ad oggetto la creazione di ordini religiosi in cui reclutare persone che venivano depredate dei loro diritti e dei loro patrimoni, e nei quali la presenza di un rappresentante di Santa Romana Chiesa era condizione indispensabile per l'operatività del programma criminoso. Nella attuale situazione, in cui l'associazione per delinquere è solo finalizzata all'esercizio abusivo della professione sanitaria, con le consequenziali truffe perpetrate ai danni dei malati, la figura di un parroco è irrilevante».  Se Mamma Ebe avesse avuto bisogno di un parroco, inoltre, avrebbe reso evidente questa presenza, propagandandola al massimo. «Invece - spiega il giudice - don Sebastiano arriva da Mamma Ebe adottando le cautele degne di un carbonaro, evitando di parlare al telefono e usufruendo dell'accompagnamento di terzi in modo da impedire che la sua auto fosse notata».  Il gup spiega come oltretutto non sia stato trovato il minimo indizio che don Sebastiano abbia presenziato alle conferenze o agli incontri spirituali tenuti da Mamma Ebe.  «In realtà, sembra che questo imputato sconti un pregiudizio di tipo squisitamente morale, dovuto al fatto di frequentare la Giorgini nonostante la chiara ostilità nei suoi confronti da parte di Santa Romana Chiesa. La circostanza può essere effettivamente censurabile sotto il profilo etico, ma è assolutamente irrilevante ai fini di un giudizio di responsabilità penale».