I limoni dell'ultima imperatrice

Villa Imbarcati, sulle colline lungo la Montalese tra Pontenuovo e Montale. Nella foto a destra, Zita Dalì da piccola nel prato della villa

Zita Dalì racconta la sua vita a Villa Imbarcati, di proprietà dei Borbone d'Austria

 PISTOIA. Tutti conoscono la principessa Sissi, capricciosa moglie dell'imperatore Francesco Giuseppe, per la vecchia serie di film in cui Elisabetta di Baviera era interpretata da Romy Schneider e per il recente remake con Cristina Capotondi, mentre poco conosciuta al grande pubblico è la principessa che prese il suo posto alla corte di Schoennbrunn accanto al marito Carlo I d'Asburgo pronipote e poi successore di Francesco Giuseppe.  Si chiamava Zita di Borbone-Parma ed era nata nel 1892 a villa Le Pianore, vicino Viareggio ma aveva tra i possedimenti della famiglia anche la villa e la fattoria Imbarcati, situata tra Montale e Pistoia, dove veniva da bambina con la numerosa famiglia. Zita di Borbone è stata l'ultima imperatrice dell'impero Austro Ungarico. Donna di grande spessore e forza morale, sopravvisse solo due anni dopo l'incoronazione. Ebbe otto figli.  Per tutta la sua lunga vita - è morta nel 1989 - continuò sempre ad occuparsi da lontano delle sorti del suo paese, soprattutto nel periodo in cui cadde sotto il dominio nazista e quando morì, fu sepolta con solenni onoranze funebri a Vienna nella cripta dei Cappuccini insieme al marito e tutti gli imperatori d'Asburgo.  A raccontare un piccolo pezzo di storia di un'epoca ormai lontana è però un'altra Zita, Zita Dalì di 84 anni, che oggi risiede a Casalguidi. Il nome non è un caso che sia uguale a quello della principessa perché il padre di Zita fu per 40 anni, dai primi del '900 alla seconda guerra mondiale, giardiniere a Villa Imbarcati alle dipendenze della famiglia Borbone, ed ebbe modo di vedere bene la piccola principessa che, 17ª dei 24 figli di Roberto I, aveva circa 10 anni quando lui entrò in villa. Così quando nel '27 nacque l'ultima degli otto figli, Michelangelo Dalì volle metterle il nome di quella principessina "tanto bellina" che aveva avuto nel bene e nel male già un grande destino.  «Quando la mamma era incinta - racconta Zita Dalì - il babbo le disse un giorno: "Il nome, se è una bambina, l'ho già trovato: Zita come la principessa che è tanto bellina". Quando da più grandina avviai a capire, mi prendeva sulle ginocchia e mi diceva "Te ti chiami Zita, sai chi è? La principessa dei Borboni, la villa qui è della Zita, dei principi. Speriamo che tu venga bellina come la Zita"».  Erano i primi anni del novecento quando Michelangelo Dalì entrò in Villa: «Da giovanotto seppe che a Villa Imbarcati cercavano un giardiniere e volle provare, perché la famiglia da cui proveniva era grande e lui voleva andare per conto suo - ricorda Zita -. Il fattore gli disse "Vieni, ti metto in villa fino a che la casa non è sistemata". La mamma stava poco più su di Villa imbarcati e lì si conobbero e si sposarono. Nel 1906 nacque il mio primo fratello e di seguito tutti gli altri».  Nella villa con ingresso laterale, con una grande cucina, un bel bagno per l'epoca e due camere, i Dalì rimasero fino al 1920 poi gli assegnarono una casa nella tenuta. A Michelangelo fu affidata la cura delle 150 piante di limoni.  «Vedesse che bellezza il viale davanti casa - continua Zita, che ancora oggi, quando può, si fa portare agli Imbarcati - con a destra e a sinistra tutte le piante di limoni e tra i limoni, le viole mammola che il babbo aveva seminato. In fondo c'era la vasca con in mezzo la fontana, l'acqua serviva per annaffiare i limoni. In inverno il babbo chiamava "per opre" due o tre uomini e con le carrette li portavano dentro". Per contenerli tutti sotto la villa, adesso adibita ad appartamenti, vi è la grande limonaia. La figliola del fattore era amica di mio sorella e gli si chiedeva sempre "Ci porti a vedere in villa?». C'era un salone d'ingresso grandissimo con di fronte una doppia scalinata. Al primo piano la sala da pranzo con al centro un tavolone lungo per i ricevimenti e ancora sopra le camere che non potevamo vedere. Sulle scale, nei saloni dappertutto, quadri alle pareti di non si sa quale valore. «Quando c'erano loro - ricorda Zita -, in villa non si poteva andare e noi chiedevamo alla figlia del fattore di poter giocare sotto i due grandi cedri del giardino».  La vita semplice dei giardinieri e della servitù cambiava nei giorni in cui arrivavano i principi in villa. «I principi Borboni stavano a Lido di Camaiore - continua a raccontare Zita - ma venivano talvolta in estate al tempo della frutta, un mese per la vendemmia e in inverno qualche volta di sabato e domenica. Allora veniva aperto il viale d'ingresso, quello principale con i due leoni sulle colonne che ora sono stati rubati, e loro arrivavano con un macchinone. "Domani arrivano i principi", diceva il fattore al babbo. Erano sempre in tanti, stavano qualche giorno e ripartivano».  La famiglia Borbone-Parma nei primi anni del '900 viveva nella villa di Piànore e in estate per evitare il caldo si trasferiva in Austria nel castello di Schwarzau vicino Vienna. Per spostare 24 figli con servitù e tutta la biblioteca del padre di Zita, occorreva, come ricordava nelle interviste la principessa, un treno speciale di 16 vagoni. Fu in Austra che da bambina, la principessa Zita, una morettina carina e vivace, conobbe il futuro marito, l'arciduca Carlo pronipote dell'imperatore.  L'incontro tra i due fu quasi sicuramente giostrato dalle famiglie ma il loro, nel 1911, fu un matrimonio d'amore e in dieci anni nacquero 8 figli. Per una serie di tragiche coincidenze, tra cui il presunto omicidio-suicidio del figlio di Sissi con l'amante a Mayerling e l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo che fece scoppiare la prima guerra mondiale, nel 1916 alla morte di Francesco Giuseppe, Carlo I ereditò il titolo imperiale e Zita a soli 19 anni fu incoronata imperatrice e regina di Ungheria.  Dopo due anni il crollo dell'impero li costrinse all'esilio e nel '22 nell'isola di Madeira, Carlo morì di polmonite. Quel giorno Zita era vestita di rosa e quella fu l'ultima volta - come ricordava nelle interviste il figlio primogenito Otto d'Asburgo, deputato europeo, morto proprio nei mesi scorsi - che la vide in abiti colorati perché nonostante avesse solo 30 anni per tutta la vita e il lungo esilio portò il lutto.  Tra le due guerre Villa Imbarcati rimase di proprietà del fratello di Zita, Felice di Borbone. «Vicino la villa c'è una chiesina e tutte le domeniche alle 9 i frati venivano a cantare messa. Un giorno da bambina entrai in chiesa vidi con stupore che nella prima panca quella riservata al fattore erano seduti i principi e la principessa aveva in testa un cappello enorme - e dicendolo Zita allarga le braccia giungendo la punta delle dita - quando si uscì fuori, tutti a battere le mani. E quando arrivavano per la vendemmia, ai contadini che portavano il mosto, il babbo diceva "Attenzione perché il principe lo sente" e tutti facevano a gara per vendemmiare l'uva più buona»  Con lo scoppio della guerra tutti i quadri e la biblioteca furono portati via dalla villa che fu requisita dai soldati. «Vicino alla nostra casa c'erano le stalle con i box dei cavalli del principe, dove i soldati tenevano i muli e quando li facevano uscire mi dicevano "Zita va via che tirano calci"».  Nel 1940 Michelangelo Dalì con tutta la famiglia lasciò la villa per comprare un podere a Sant'Agostino. «Il fattore gli disse di insegnare ad un altro il suo lavoro. Ma con la guerra dopo un anno non c'era più un limone».

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