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Coronavirus, Pistoia zona rossa: «L’ospedale è di nuovo al completo». Siamo tornati ai tempi della prima ondata

Parla la direttrice del San Jacopo: «Ogni giorno abbiamo dai 25 ai 30 accessi di pazienti Covid al pronto soccorso»

PISTOIA. Dai 25 ai 30 accessi in pronto soccorso al giorno. E i reparti Covid – terapia intensiva compresa – tutti al completo, per un totale di 97 pazienti ricoverati. Sembra di essere tornati indietro di qualche mese, a novembre dello scorso anno, per la precisione. Quando il pronto soccorso dell’ospedale San Jacopo di Pistoia fu preso d’assalto da un numero molto alto di pazienti – una trentina ogni giorno - con una diagnosi che lasciava poco spazio ai dubbi: polmonite da Covid-19. Tanto che per quindici ore, dal pomeriggio alla mattina del giorno successivo, venne addirittura chiuso.

E adesso ci risiamo. La terza ondata della pandemia, purtroppo, conduce lì. Di nuovo. In quei corridoi dove medici, infermieri e operatori sociosanitari rappresentano il fronte comune della lotta contro il virus. La dottoressa Lucilla Di Renzo, direttrice sanitaria del San Jacopo, non lo nega: l’ospedale è sotto pressione. E tanto, anche. Con tutti i posti letto dedicati ai pazienti positivi al virus occupati.

E i mille sforzi del personale per continuare (seppur in forma ridotta) l'attività ordinaria dell'ospedale con una corsia preferenziale per la chirurgia oncologica e, ovviamente, le urgenze. Ma, questa volta, c’è una speranza in più a infondere forza agli operatori: il vaccino.

Dottoressa Di Renzo, qual è al momento la situazione del San Jacopo?

«L'ospedale è al completo. Il numero di contagi in aumento, da giorni ormai, non ha risparmiato neppure il nostro presidio. Ed è proprio nell’ultima settimana che si è registrato un incremento degli accessi in pronto soccorso di persone positive al Covid: una media giornaliera di ingressi che varia dai 25 ai 30».

E gli altri reparti Covid?

«Abbiamo già ampliato l’area Covid con un ulteriore setting. E, ora, il San Jacopo può contare su 80 posti letto, tutti occupati. L’ospedale Cosma e Damiano di Pescia ci è però venuto in aiuto con la riapertura del suo reparto Covid (25 posti letto), chiuso dal dicembre scorso. Sarà fondamentale per una riduzione degli accessi in questa fase nel presidio ospedaliero di Pistoia».

La terapia intensiva, invece?

«Sono 16 i posti letti disponibili, al momento. E, in queste ultime settimane, in gran parte occupati. La vera forza, però, è la possibilità di fare rete con gli altri ospedali dell’Asl Toscana centro. Ma se la situazione dovesse precipitare, saremmo pronti, in ogni caso, ad attivare nuovi posti letto. D’altra parte, con i contagi in aumento, non c’è da meravigliarsi se un maggior numero di persone necessiti delle cure intensive».
Quindi ben vengano le restrizioni con la provincia di Pistoia scivolata dalla zona arancione in quella rossa.
«Sì, assolutamente. Capisco che i cittadini siano stanchi, ma noi vediamo quello che accade in ospedale e tocchiamo con mano, purtroppo, i danni che il Covid è capace di fare. Per questo dispiace, e tanto, quando vediamo e sentiamo le persone sminuire il problema. Quasi non le toccasse».

E invece tocca tutti.

«È proprio questo il punto: l’età media dei contagiati si sta abbassando così come quella di chi entra in ospedale perché ha bisogno di cure. Rispettate le regole che vengono imposte: solo così potremo uscirne. Tutti insieme».
Il personale dell’ospedale come sta rispondendo a questa terza ondata della pandemia?
«Durante la prima ondata il personale non era preparato, lottava contro un nemico che, prima di tutto, rappresentava un’incognita. Ma, nonostante questo, ha affrontato il pericolo con coraggio. Poi è arrivata la seconda ondata: il personale era stanco, molti operatori, purtroppo, hanno contratto il Covid e si sono ammalati. Ora la terza: siamo stanchi, ma la luce in fondo al tunnel la vediamo. Grazie al vaccino».

Tutto il personale è vaccinato?

«Sì, al 99,9 per cento. Il vaccino contro il Covid è stato recepito da tutti come una forza in più, la possibilità di uscire dall’incubo. È proprio questa speranza a darci la forza, ogni giorno, per andare avanti». —

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