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Scacco matto in tre mosse: così D'Angelo ha riacceso il Pisa

Dal 3-5-2 rispolverato al cambio di modulo in corso d'opera passando per la gestione di Cohen

PISA. Tre mosse tre per ritrovare una squadra, il Pisa, che in fondo non si era mai persa ma che nei 50 lunghi giorni senza vittoria (tanti ne sono passati dall’acuto con la Reggina a quello col Benevento) qualche passaggio a vuoto lo aveva accusato. Più nei risultati che nelle prestazioni. Ma nel momento più difficile - considerate anche le assenze - Luca D’Angelo ha estratto dal cilindro i conigli magici che hanno dato scacco matto al Benevento e portato alla vittoria, alla ripartenza (rinascita no, sarebbe troppo). Eccole, dunque, le mosse (decisive) del tecnico.

1. L’amico ritrovato

La prima, e più evidente, è stata senza dubbio il cambio di modulo. Quel 3-5-2 che in casa nerazzurra non è certo una novità, nella gestione del tecnico abruzzese e non solo, ma che era finito in soffitta con l’inizio di questa stagione. L’allenatore, però, lo ha rispolverato al momento giusto. Perché l’assetto - provato lontano da occhi indiscreti a San Piero a Grado - ha sorpreso e non poco i sanniti. Fabio Caserta, timoniere dei giallorossi, a fine gara ha provato a negare, ma nel dirompente avvio dei nerazzurri (gol, occasioni a raffica e assoluta padronanza del campo con Birindelli e, soprattutto, Beruatto a sfondare sistematicamente sulle fasce) il ritrovato schema ha influito eccome. Al di là dei numeri, poi, è stata l’interpretazione dello sparito a fare la differenza: squadra corta, aggressiva, difesa quasi blindata (quasi, perché al resto ci ha pensato un Nicolas in versione “saracinesca abbassata”). La retroguardia, però, ha fatto in pieno il suo dovere soprattutto quanto i nerazzurri, esaurito lo sprint d’inizio gara, hanno perso metri di campo. Col pacchetto arretrato solido e compatto, però, il forcing ospite non è diventato assedio.

2. La gestione di Cohen

Altra medaglia al petto di D’Angelo è la gestione di Yonatan Cohen. Non più tardi di sabato, presentando la sfida, l’allenatore aveva tagliato corto sull’israeliano («Se non gioca è per scelta tecnica») ma evidentemente aveva già deciso di affidare proprio all’ex Maccabi Tel Aviv il gravoso compito di non far rimpiangere Lorenzo Lucca. E lui, Cohen, lo ha ripagato inventandosi - correva il minuto numero 7 - un capolavoro da fermo che ha beffato Paleari (non l’ultimo arrivato) e deciso la sfida. Un gol tanto bello quanto importante: può essere un punto di svolta, l’inizio di un percorso importante per il giocatore più pagato dal Pisa sul mercato estivo. Il processo di adattamento al calcio italiano forse non è ancora finito, ma tappe come questa e la guida di D’Angelo non potranno che accelerarlo.

3. Il cambio in corsa

Il terzo gioiello di D’Angelo, poi, è un altro vecchio cavallo di battaglia tornato in auge al momento giusto: il cambio di modulo in corsa. Con il Benevento passato al 4-2-4, infatti, il tecnico nerazzurro ha risposto schierando i suoi con il 4-1-4-1 nella ripresa (con Birindelli addirittura alto a sinistra). Mossa che, dopo un avvio di secondo tempo complicato, ha chiuso le fasce in faccia ai sanniti, rimesso la sfida sui binari dell’equilibrio e permesso al Pisa di tornare davvero a volare.