Ripescaggio 2014 lo schiaffo del Tar 

Depositata la sentenza: niente risarcimento dei danni per la beffa delle lampadine all’Arena Garibaldi

PISA. Ricordate la beffa di tre anni fa? 29 agosto 2014, il Pisa è primo nella graduatoria per il ripescaggio in serie B dopo il fallimento del Siena; il presidente Battini e il dg Vitale si mettono in viaggio per andare a firmare a Firenze ma vengono stoppati perché... al posto dei nerazzurri è stato ripescato il Vicenza: alla documentazione inviata dal Pisa mancava la certificazione delle lampadine.
La notizia fece scalpore, il Pisa propose tutti i ricorsi sportivi possibili ma perse. E alla fine disse: non ho avuto giustizia da voi, vi porto tutti in tribunale.
Ora, dopo tre anni, è arrivato il verdetto dei magistrati, ovvero del Tar del Lazio, sezione Prima Ter (sentenza 6017/2017). Che dà ragione alla Figc, alla Lega B e al Coni. Il Pisa aveva citato in giudizio questi tre enti, difeso dagli avvocati Maurizio Paniz, Luca Miranda, Fabio Menichetti e Alberto Giovannelli. Che hanno fatto tutto il possibile ma oltre non potevano andare.
Il Pisa chiedeva il risarcimento del danno (sarebbero stati diversi milioni di euro) ma dovrà invece pagare le spese di lite (3mila euro).
Il club nerazzurro fu a suo tempo scavalcato dal Vicenza perché all’Arena Garibaldi non risultava rispettato un punto dei criteri per la licenza nazionale di serie B, ovvero la certificazione del “valore di illuminamento verticale medio (Evrned) maggiore di 800 Lux in direzione delle telecamere fisse” .
E spiegò in giudizio, carte alla mano, di avere inoltrato agli organi competenti una prima richiesta di eventuali fac-simile e/o altra documentazione da produrre in via ulteriore rispetto a quanto previsto dal comunicato ufficiale 143/A del 6 maggio 2014; il 20 agosto la Lega B gli aveva trasmesso i documenti da compilare, timbrare e firmare ed allegare alla domanda di ripescaggio, non previsti dal comunicato e finalizzati esclusivamente alla certificazione di attività di cui era onerata la Lega stessa, ovvero «il fac-simile della dichiarazione di impegno alla messa a disposizione all’interno dello stadio degli idonei spazi e servizi previsti dal regolamento Produzioni Audiovisive della medesima Lega e della dichiarazione di impegno alla corretta manutenzione ordinaria e straordinaria del terreno di gioco anche in caso di eventi atmosferici straordinari, senza formulare nessuna richiesta di certificazione dell’impianto di illuminazione dello stadio».
Il 22 agosto quindi la società Pisa aveva presentato tempestivamente domanda di ammissione al campionato di serie B ma il 29 il presidente federale con il comunicato ufficiale 59/A aveva respinto la domanda, rilevando che: “Così come accertato dalla Lega Nazionale Professionisti serie B e dalla Commissione Criteri Infrastrutturali, per lo stadio Arena Garibaldi reso disponibile, non risulta rispettato il punto 8 Impianto di illuminazione...”, eccetera.
Tuttavia né la Lega B, ricorda il Pisa, né la Commissione Criteri Infrastrutturali avevano operato nessuna attività di valutazione o di accertamento dell’impianto di illuminazione dell’Arena Pisa prima di rigettare la domanda.
Peraltro, la società era in pieno possesso della documentazione attestante il valore di illuminamento verticale medio (Evmed) maggiore di 800 Lux in direzione delle telecamere fisse sin dal 18 giugno. Tutte queste argomentazioni però furono respinte dal Collegio di Garanzia dello Sport, al quale il Pisa aveva fatto ricorso, nonostante da nessuna parte fossero richieste documentazioni o dichiarazioni da allegare in sede di domanda.
Ora però anche il Tar del Lazio dice che «nel merito il ricorso deve essere respinto in quanto infondato».
Il motivo? Sostanzialmente il Pisa... non doveva fidarsi delle informazioni chieste alla Lega. «L’onere della documentazione del possesso dei requisiti grava esclusivamente sul soggetto che intende partecipare alla competizione». E il Pisa «era perfettamente consapevole della necessità di dover documentare il possesso di tutti i requisiti e di aver erroneamente ritenuto assolto l’onere attraverso il richiamo ai requisiti propri della Lega Pro, diversi affatto rispetto a quelli che avrebbe, invece, dovuto documentare per la serie B» .
Quindi niente risarcimento, «non sussistendo l’illegittimità del provvedimento federale e della decisione della giustizia sportiva».