Pisa calcio, Dana e Al Halabi: ecco i soldi per la caparra

Abdul wahab Al-Halabi e Pablo Dana (Muzzi)

I rappresentanti del fondo Sportativa, interessato ad acquistare la società, hanno parlato con i giornalisti nel resort Sant'Agata a San Giuliano Terme: "Abbiamo bisogno di chiarezza. La famiglia Petroni rifiuta di vendere e non vuol dialogare con noi".

PISA. Una conferenza stampa perché è "l'unico modo di parlare con l'attuale proprietà" che a Empoli, sabato in occasione della partita dei nerazzurri, ha rifiutato di incontrarli.  Così Pablo Dana e Abdul wahab Al-Halabi, rappresentanti del fondo Sportativa interessato ad acquistare il Pisa dalla famiglia Petroni, hanno parlato con i giornalisti, nel resort Sant'Agata a San Giuliano Terme.  "Abbiamo bisogno di chiarezza., - ha detto Dana. - Purtroppo ogni volta che vengo a Pisa scopro cose nuove che non mi piacciono come genitori  che mi fermano per dirmi soldi pagati per far giocare i propri figli nelle giovanili".
Ma la trattativa è andata a monte? Secondo Sportativa no: "Noi siamo interessati ancora al Pisa, ma se non ci fanno completare la due diligence non possiamo andare avanti. Se ci fosse la possibilita da parte di Maurizio Mian di acquistare la società ne sarei felice dato che è  pisano, ma lui non è interessato.  A Empoli Petroni non ha voluto stringermi la mano, e  nemmeno ad Abdul Wahab, quando eravamo venuti apposta da Dbai per incontrarlo".



Al Halabi ha ribadito l'interesse del fondo: "Siamo interessati molto al Pisa e anche io sono rimasto colpito dall'ambiente straordinario. Speriamo che le cose possano andare bene. C'è un allenatore molto valido che può portare questa squadra veramente in alto. Vogliamo continuare questa trattativa e provare a portarla a termine. Ma non per sempre".



Ancora Dana: "Se dovesse andare a buon fine la trattativa, - dice il banchiere, - quando lo stadio sarà pronto, faremo una festa all'Arena che Pisa non ha mai visto. Dobbiamo investire affinchè questa società possa andare in serie A anche se ci vorranno un po' di anni". Il problema è che "La famiglia Petroni si è rifiutata di vendere sin dal primo giorno non rispondendo mai alle nostre lettere e non è così che si fa, si dovrebbe almeno declinare l'offerta. Eravamo preoccupati che non potessero comunicare e ancor oggi è difficile poter comunicare. Abbiamo accettato tutto e ingoiato tanto: vogliamo acquistare, ma anche sapere cosa c'è dentro. Finchè è un problema finanziario si può risolvere, ma oggi mi fa paura venga fuori altro dalla due diligence".

Gli acquirenti confidano nel sindaco Filippeschi  per poter rirparie la trattativa: "Riponiamo le nostre speranze nel sindaco.  Ormai sapete chi siamo. Continuiamo a volerla prendere, ma non per sempre. Depositeremo la cifra equivalente alla caparra presso un notaio pisano, per vincolarla fino all'auspicato acquisto del club, gli stiamo inviando tutti i documenti necessari per le leggi italiane anti riciclaggio".