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Dopo le accuse di truffa arriva il fallimento della Autoelle Group

Foto d'archivio

L’istanza della Procura di Pisa accolta dal Tribunale. Oltre 160 le parti offese per le vetture pagate all'autosalone di Migliarino e mai arrivate

VECCHIANO. Il Tribunale di Pisa, su ricorso della Procura della Repubblica, ha dichiarato il fallimento della Autoelle Group di Martina Mucci, l’autosalone di Migliarino al centro di un’inchiesta con decine di parti offese e sequestri milionari.

Mucci, 23 anni, di Cecina, è indagata anche per truffa e appropriazione indebita, in concorso con altri, per la vicenda delle auto pagate in tutto o con anticipi dai clienti e non consegnate. Il giudice delegato Marco Zinna ha fissato all’udienza del 9 giugno l’esame delle domande di insinuazione al passivo fallimentare. In tale fase, tutti i soggetti che vantino crediti nei confronti della società fallita dovranno chiedere di partecipare alla distribuzione dell’eventuale attivo che sarà ricavato in seno alla procedura. Numerosi i clienti che si sono rivolti allo studio dell’avvocato Alberto Foggia: «Allo stato non possono essere formulate previsioni in merito alla possibilità di recupero somme. Ad ogni modo, è opportuno depositare istanza di insinuazione al passivo del fallimento, al fine di non precludersi eventuali possibilità di rimborso. Tale iniziativa si andrà ad aggiungere a quella della futura costituzione di parte civile nel procedimento penale, tuttora in fase di indagini».


A febbraio è stato disposto nei confronti degli indagati un sequestro preventivo finalizzato alla confisca in via diretta delle disponibilità bancarie e di contante per il valore di due milioni e trecento mila euro, che erano nella disponibilità di quello che gli investigatori definiscono «un sodalizio criminoso».

Di questa cifra un milione e 400mila euro costituisce per l’accusa il profitto del reato delle truffe e appropriazioni indebite, mentre i restanti oltre 800 mila arriverebbero dalla bancarotta distrattiva prefallimentare.

Soldi che per gli investigatori venivano utilizzati dagli indagati per mantenere «un elevatissimo tenore di vita: non mancavano cene luculliane, shopping delle migliori griffe del momento e acquisto di auto di lusso». Le immagini delle trasferte a Montecarlo di Monaco della Mucci con foto su Instagram di scarpe e borse da migliaia di euro fanno parte del fascicolo aperto dalla Procura per i presunti raggiri ai danni dei clienti.

L’operazione è stata chiamata “Nausicaa” ed è partita dalle denunce di oltre 160 vittime del raggiro. La scusa più gettonata per giustificare i ritardi dava la colpa ai problemi legati alla pandemia. I finanzieri si sono serviti anche delle intercettazioni telefoniche. Sono state eseguite perquisizioni (col ritrovamento di oltre 140mila euro in contanti) e bloccati tutti i rapporti finanziari sui quali sono transitate le somme sottratte illecitamente alle vittime.



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