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Resta paralizzato al volto dopo l'intervento: azienda ospedaliera di Pisa condannata a risarcirlo

Il paziente è rimasto deturpato per sempre nella parte destra del viso. Nell’operazione per la recidiva di un tumore venne lesionato un nervo facciale

PISA. Rimasto paralizzato nella parte destra del volto dopo un intervento chirurgico, un pensionato della provincia di Pistoia dovrà essere risarcito dall’Azienda ospedaliera con oltre 60mila euro a cui andranno aggiunti gli interessi calcolati dal gennaio 2008.

Lo ha deciso con una recente sentenza il giudice del Tribunale civile di Pisa, Santa Spina accogliendo la richiesta dell’ex paziente, ora 81enne, che aveva citato in giudizio l’ospedale dopo l’accertata paresi del volto per la recisione di un nervo facciale nel corso di un’operazione.


Non è stata accolta la richiesta del risarcimento per mancanza del consenso informato.

L’intervento originario risaliva al 1991, sempre a Pisa. Si era trattato di parotidectomonia subtotale destra per un adenoma pleomorfo.

Con il passare degli anni sul collo e alla gola erano apparse delle tumefazioni che, a livello estetico, compromettevano l’aspetto dell’uomo.

Di qui la decisione di sottoporsi a un nuovo intervento che, a suo dire, avrebbe avuto solo una finalità estetica.

In sala operatoria succede altro, qualcosa di non rimediabile.

Secondo l’Aoup si era trattato di «una scelta chirurgica consapevole al fine di asportare completamente la neoplasia e, conseguentemente, al fine di precludere la possibilità di una nuova recidiva e la sua possibile degenerazione in una forma maligna».

Scrive il giudice: «Vero è che a fronte di una recidiva tanto estesa l’intervento non poteva non essere invasivo, doveva tuttavia essere considerata ex ante (e non nel corso dell’intervento) la possibilità di dover procedere ad una lesione del nervo facciale parziale o addirittura totale, e, conseguentemente, era (o meglio, sarebbe stato) preciso onere dei sanitari informare preventivamente il paziente di siffatta evenienza e, poi, adoperarsi già nel corso della procedura chirurgica e comunque nei 30 giorni successivi per effettuare un tentativo di riabilitazione».

L’approccio chirurgico doveva essere, quindi, bene e meglio ponderato e valutato oltre che illustrato al paziente.

È emerso nel corso della causa che, secondo l’ausiliario del consulente tecnico, sarebbe stato consigliabile prendere «in considerazione una strategia attendista, per cui il chirurgo avrebbe potuto/dovuto interrompere la procedura in corso e rinviare al paziente la decisione definitiva ovvero se acconsentire alla inevitabile perdita anatomico-funzionale del nervo facciale e se, diversamente rinunciare alla radicalità dell’intervento, decidendo di rinviare in via definitiva la procedura chirurgica quando fosse stata opportunamente e concretamente preventivata la sua ricostruzione».

Il comportamento sulla mancata previsione ha provocato un ritardo diagnostico e terapeutico con conseguenze significative avendo determinato la perdita irreversibile della funzione del nervo facciale, con tutte le conseguenze estetico-funzionali risultanti in atti.

«Conseguenze che in caso di corretta previsione e di immediato intervento ben si sarebbero potute evitare – prosegue la sentenza – È noto che tutti gli interventi praticati per la riconnessione dei monconi del nervo facciale possono avere successo solo se eseguiti nel mese successivo alla sua sezione».

Il Tribunale contesta all’Azienda ospedaliera di non aver dimostrato «che la lesione del nervo si sarebbe comunque verificata e non avrebbe potuto in alcun modo evitarsi o alla stessa porvi rimedio successivamente. Tale prova, nella specie, è stata totalmente omessa. Conseguentemente, deve affermarsi la responsabilità dell’Aoup per i danni sofferti dal paziente a causa dei postumi dell’intervento».

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