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Studente di 22 anni morto in scooter sull'Aurelia, coppia finisce a processo

Lo scooter dopo la caduta sull’Aurelia e, nel riquadro, la vittima, Francesco Avino

Non utilizzate le dichiarazioni dello zio della giovane: «Ero io alla guida dell’auto». Il 22enne trovato senza vita in strada. L’ipotesi di una caduta indotta, senza urto

SAN GIULIANO. Il video e la lettera con cui un cubano residente negli Usa sostiene di essere stato lui alla guida dell’auto restano fuori dal processo sulla morte di Francesco Avino, 22 anni, studente universitario, trovato senza vita sull’Aurelia la mattina del 5 ottobre 2017. E il gup Nunzia Castellano, al termine dell’udienza preliminare, dispone il rinvio a giudizio di Matteo Torrigiani di 34 anni, di Ariccia, accusato di omicidio colposo stradale, considerato alla guida del veicolo, e di Leanne Inette Columbie Izquierde, 30 anni, cubana, la fidanzata, che deve rispondere di favoreggiamento perché, secondo l’accusa, sostiene che al volante non ci fosse il compagno.

Le dichiarazioni dello zio sessantenne della giovane erano arrivate attraverso indagini difensive. L’uomo, residente in Florida, ha detto e scritto di essere il conducente della Kia Sportage a bordo della quale si trovavano la nipote e il suo fidanzato e che per la Procura (pm Miriam Pamela Romano) avrebbe provocato il volo in cui perse la vita lo studente universitario di Migliarino.


«Ero io al volante, chiedo scusa a tutti» è il senso della lettera inviata all’avvocato Francesco Musolino, che assiste i due imputati. Parole scritte che sono state trasferite anche in un video in cui si vede il sessantenne, zio di Leanne, ammettere di essere stato al volante della macchina. Se poi tra il passaggio dell’auto su quel tratto dell’Aurelia e la caduta di Avino ci sia un nesso causale è un elemento negato dal cubano.

Il giudice non ha ritenuto di inserire nel procedimento la versione dell’uomo che, se lo vorrà, potrà testimoniare in aula nel corso del dibattimento. Il problema è la reperibilità del sessantenne e la disponibilità a venire in Italia.

Per l’accusa chi era al volante della Kia, in transito nel Pisano durante una vacanza, se proprio non direttamente con un urto tra i veicoli, sarebbe stato, comunque, protagonista di una manovra azzardata capace di provocare la perdita di controllo del veicolo da parte di Avino. Uno scarto improvviso da cui aveva avuto origine una caduta rovinosa e fatale sull’asfalto. E l’auto a proseguire la sua andatura con il conducente consapevole di quello che aveva combinato. Gli accertamenti tecnologici avevano analizzato anche il telefonino Huawei del 34enne. Il software era stato decrittato per poter avere accesso alla memoria dell’apparecchio. Nessuna telefonata, né sms o messaggio in chat che potesse indicare una richiesta di aiuto o l’ammissione di aver provocato un incidente da parte del suo possessore. Niente “confessione” confidata ad amici o familiari. All’epoca il conducente dell’auto era stato indagato più per una scarsa chiarezza nel racconto che per evidenti indizi che avrebbero potuto addebitargli un ruolo marcato nella perdita di controllo dello scooter dello studente.

La famiglia di Avino, assistita come parte civile dall’avvocato Luca Vannelli, attende il processo per avere una risposta giudiziaria sulla fine di Francesco. Almeno quella.

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