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Auto mai consegnate, l'autosalone sommerso di querele: ecco il primo caso che va a processo

Martina Mucci è stata la titolare dell’Autoelle Group di Migliarino Pisano

La titolare dell’Autoelle Group e uno dei venditori accusati di aver raggirato un cliente per una Jeep Compass. Presentata anche un’istanza di fallimento

VECCHIANO. È uno delle decine di casi, stando bassi, finiti sul tavolo della Procura. Ma è anche il primo che diventa un processo nei confronti di chi – per nome e responsabilità – ricorre spesso nelle denunce di cui si sta occupando la magistratura da oltre un anno. Il tema è quello delle vetture pagate dai clienti e non consegnate dal venditore, la Autoelle Group di Migliarino, azienda cessata da tempo e contro la quale è stata presentata istanza di fallimento.

Ora il sostitutore procuratore Aldo Mantovani ha disposto la citazione diretta a giudizio con l’accusa di truffa in concorso di Martina Mucci, 23 anni, di Cecina, all’epoca titolare dell’autosalone e di Filippo Ciaramella, 47 anni, domiciliato a Rosignano Marittimo, professione venditore.


A denunciarli, dando il via alle indagini, un 54 enne di Salsomaggiore che sostiene, contabili e mail alla mano, di aver pagato un acconto di 5.600 euro e poi un saldo di 14mila euro per una Jeep Compass mai arrivata.

Il versamento della caparra è del 30 settembre 2020.

L’aspirante cliente aveva visto su una rivista specializzata un’auto che poteva interessargli per modello e prezzo. Era una di quelle offerte dall’Autoelle Group. Contatta l’autosalone e con la moglie si presenta negli uffici di Vecchiano. Affare fatto. Contratto firmato, bonifico per la caparra e l’impegno dei venditori a consegnare la Jeep Compass entro 30 giorni.

Le settimane passano e i contatti si diradano. Si arriva così ai primi di novembre con la richiesta di pagare il saldo (14 mila euro) per avere l’auto, una da km 0. Il 9 novembre parte il bonifico, ma nei giorni seguenti non è che dall’autosalone si muovono granché per rassicurare il cliente. C’è una mail del 18 novembre con l’informazione di una possibile consegna a domicilio in provincia di Parma. Ma gli argomenti non sono convincenti e si arriva così al 26 novembre quando uno dei venditori spiega «che la macchina non è a disposizione e che il cliente può avvalersi del diritto di risolvere il contratto con obbligo di Autoelle Group di restituire le somme versate». Il resto delle conversazioni, in pratica a senso unico, diventa una richiesta ripetuta di riavere i soldi con minacce di querela. I silenzi dell’autosalone sono eloquenti. Il cliente contatta persino l’Urp del Comune di Vecchiano e la polizia municipale per denunciare l’attività ritenuta truffaldina. «Mettetevi in fila» è la risposta che riceve il mancato acquirente della Compass. Che si presenta alla Guardia di finanza della sua città per scrivere nella querela la sua disavventura che ora si trasforma in un processo.

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