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La variante Omicron svuota gli alberghi di Pisa: «In calo del 40% l’occupazione delle camere, molti rischiano di chiudere»

Andrea Romanelli, Massimo Grulliero e Nicola Piegaja

Gli albergatori: «In questo periodo erano decisivi per i fatturati i viaggi di lavoro, ma la paura del virus aumenta le disdette»

PISA. La variante Omicron svuota gli alberghi anche Pisa. Dopo l’Epifania il settore ha subìto un crollo di presenze con una percentuale di occupazione delle camere che in alcune strutture non supera il 30%. Una situazione definita «drammatica» dagli operatori del settore che parlano di un “lockdown mascherato”. Il turismo è fermo anche all’ombra della Torre ed i cosiddetti “business traveling”, i viaggi di lavoro, che in questo periodo da sempre considerato di bassa stagione erano linfa vitale, vengono annullati all’ultimo momento per paura del virus.

In gioco ci sono posti di lavoro e il futuro di molte attività. Per gli operatori occorrono aiuti immediati anche in vista dei rincari delle bollette di luce e gas.


Un quadro preoccupante confermato da Andrea Romanelli, titolare dell’Hotel La Pace e presidente di FederAlberghi Pisa. «Ci eravamo illusi che il 2021 potesse essere migliore del primo anno di pandemia, ma a parte l’ultima settimana di luglio, il mese di agosto e la piccola boccata di ossigeno di “Lucca Comics” – dice Romanelli – siamo tornati a fare i conti con la realtà. Gli alberghi in città hanno raggiunto a fatica il 50-60% di occupazione, con cali in media del 40% rispetto al 2019. Numeri che non bastano neppure a coprire i costi fissi».

«La sacrosanta salvaguardia della situazione sanitaria – continua Romanelli – non può andare a scapito dell’economia del Paese. Da parte del governo servono aiuti strutturali e facilmente accessibili. Quelli ricevuti durante la pandemia coprono nel migliore dei casi meno del 10% delle perdite registrate, ma di fatto sono stati dati con la mano sinistra e tolti con la mano destra, visto che tra ottobre e novembre è venuta meno la sospensione delle cartelle esattoriali e nel giro di quattro settimane i contribuenti si sono dovuti mettere in pari con le cartelle scadute».

Per Romanelli è indispensabile poi la proroga della cassa integrazione, ad oggi non riconfermata, e una semplificazione della burocrazia che ingolfa il sistema dei ristori. «Non ce la facciamo ad andare avanti così – dice ancora Romanelli – gli alberghi non raggiungono neanche il 30-40% di occupazione, con l’aggravio dell’aumento dei prezzi di luce e gas che stanno portando bollette rincarate di oltre il 50-60%. Dopo due anni di pandemia speravamo almeno di poter riqualificare le nostre strutture, in vista di una ripresa che non arriverà prima del 2023. Invece ci mancheranno i mezzi per farlo e perderemo ulteriore competitività rispetto a Paesi come Grecia, Turchia, Spagna ed Egitto che si stanno già muovendo. Quando arriverà la ripresa, per molti potrebbe essere ormai troppo tardi».

Preoccupazione per un quadro per niente roseo, anche in vista della prossima stagione estiva, è stata espressa da Massimo Grulliero, titolare dell’albergo Riviera Blu di Tirrenia, e presidente di Assohotel Pisa, il sindacato degli albergatori aderenti a Confesercenti. «Dopo un periodo difficilissimo che ci siamo lasciati alle spalle – dice Grulliero – ci ritroviamo ad operare ancora una volta in una situazione di massima emergenza. Anche sul litorale le cose non vanno meglio. Alcune strutture hanno chiuso i battenti in questo periodo, un evento molto raro, per abbattere i costi di gestione, mentre le prenotazioni estive non decollano. Occorrono assolutamente aiuti. In 17 anni di attività non mi sono mai trovato a fronteggiare una situazione del genere».

Anche lo storico Royal Hotel Victoria di Pisa in queste due settimane ha visto calare drasticamente il numero degli ospiti. «La situazione è sotto gli occhi di tutti – dice Nicola Piegaja, il titolare –. Per noi operatori questa è una stagione morta, ma quest’anno la variante Omicron ha praticamente azzerato le presenze turistiche e di lavoro in città. Nessun iniziativa, nessun convegno che possa creare giro e di conseguenza il settore va inevitabilmente in sofferenza. Gli alberghi sono semivuoti e quello che spaventa è il rincaro delle bollette. Viviamo di nuovo un momento molto triste e difficile – conclude Piegaja –. Per ora c’è poco da fare, se non sperare in aiuti concreti. Guardando invece al futuro potremo insieme al Comune, cogliendo l’occasione di questa pausa forzata, aprire un tavolo di confronto e dibattere su tematiche che possano aiutare la categoria in vista della ripresa».

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