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Caso Ragusa, la rivelazione: «Confermo: Gozi mi disse d'aver mentito»

Parla col "Tirreno" il teste su cui la difesa di Logli, condannato per l'omicidio della moglie, punta per la revisione del processo

PISA. Non se la passa bene da un bel po’ di anni. È un tipo in disarmo che per storia passata e centrifuga mediatica appena innescata da quelle righe in stampatello arrivate ai legali di Antonio Logli , non è incline a cercare ribalte che non siano quelle imposte nelle aule di giustizia. Ma indietro non si torna quando si finisce dentro una storia come quella del caso Ragusa destinata a non trovare un epilogo condiviso, meno che mai accettato.

Il teste (a sua tutela omettiamo l’identità che compare comunque nelle carte difensive della difesa di Logli ) ritenuto fondamentale nella richiesta di revisione del processo è un sessantenne, pisano, che sta scontando in detenzione domiciliare un cumulo pene per una serie di reati fiscali e non solo.

Una sfilza di condanne che coprono un arco temporale di reati che supera i vent’anni e che lo priveranno parecchio della libertà. Vive in periferia in un quartiere popolare in un alloggio in affitto. Non sembra si sia arricchito con le sue acrobazie finanziarie tra truffe, appropriazioni indebite e ricettazioni in un vissuto spesso da prestanome per operazioni superiori alle sue capacità per spessore criminale e imprenditoriale. E anche se lo ha fatto lo dissimula in maniera evidente per residenza e condizione di vita. L’asso che la difesa di Logli (condannato a 20 anni per omicidio ) si giocherà davanti alla Corte d’Appello di Genova è quello di un testimone che sostiene di aver raccolto in carcere a Pisa una confidenza del super teste Loris Gozi riguardo all’avvistamento in auto in via Gigli di Antonio la notte della sparizione della moglie Roberta Ragusa .

«Quello che ho detto non è vero» sarebbe la sintesi veicolata dal detenuto prima al suo legale e poi a quelli che si sono succeduti nella difesa di Logli. Raggiunto dal Tirreno nella sua abitazione, il personaggio che si candida a diventare l’altro testimone sull’omicidio Ragusa, opposto a contrario a Gozi, conferma il contenuto che per la difesa dell’ex impiegato comunale di San Giuliano Terme può essere un elemento utile a ottenere un nuovo processo. Non esce dall’appartamento e accoglie il cronista sulla soglia della porta.

Come sta vivendo questa situazione?

«Guardi, non posso parlare dell’argomento».

Ma è disposto a confermare quello che è uscito finora e che le viene attribuito?

«Certamente».

Nel chiedergli se riconosce la sua calligrafia dopo avergli mostrato la lettera apparsa nella trasmissione “Quarto Grado”, il teste risponde senza indugio.

«Sì, è la lettera che ho scritto».

A chi l’aveva consegnata?

«A chi era competente, ma adesso non posso dire niente, mi spiace».

Un’ultima cosa. Conferma tutto quello che ha scritto?

«Sì, confermo tutto».

Nel caso in cui la dovessero convocare è pronto a ribadire tutto anche ai magistrati?

«Certo».

Quanto e se la testimonianza sarà ritenuta attendibile lo decideranno i giudici di Genova. Il fatto nuovo diventato il vessillo dell’avvocato Andrea Vernazza è la ritrattazione attribuita a Gozi che ha negato di aver pronunciato quelle parole. «Ho sempre detto la verità sull’avvistamento nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012» ha ripetuto di recente il giostraio sinti. Tre sentenze, con il sigillo finale della Cassazione, dicono che è credibile. E ribadiscono che Logli ha ucciso la moglie per timore di un divorzio in cui avrebbe perso il suo patrimonio dopo la scoperta di Roberta dell’amante, la baby sitter Sara Calzolaio.

Ecco un estratto della lettera scritta dal sessantenne pisano che per il pool difensivo dovrebbe valere la revisione del processo: «Quando un giorno vidi Loris preoccupato gli chiesi come mai. Rispose che era preoccupato perché aveva rilasciato una falsa testimonianza. Aveva detto di aver visto Antonio Logli in auto fermo e seduto vicino al passaggio a livello nei pressi di casa sua la notte in cui era scomparsa la moglie Roberta Ragusa. Mi disse anche di essere preoccupato perché Logli lo avrebbe potuto denunciare e avrebbe potuto ricevere un’altra condanna e quindi un aumento della pena».

Entro l’estate la Corte d’Appello dirà se le dichiarazioni del teste possono raggiungere una dignità di prova per riaprire il caso Ragusa.

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