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Ex magistrato con Alzheimer: la relazione con la dottoressa, il conto corrente vuoto. Sequestrati soldi e diamanti alla donna

Il cortile interno del Tribunale di Pisa

Il provvedimento nel processo per circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita ai danni del pensionato

PISA. Un sequestro preventivo sul conto corrente di alcune migliaia di euro e anche di un diamante. È l’antipasto di un processo per appropriazione indebita e circonvenzione di incapace in cui è imputata una 57enne livornese, medico dell’Asl, accusata di essersi impossessata di almeno 600mila euro ai danni di un magistrato, all’epoca suo compagno e in organico in Procura, che nel tempo è stato diagnosticato come malato di Alzheimer (non pubblichiamo il nome dell’imputato per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr).

Giovedì 13 gennaio davanti al giudice Eugenia Mirani (pm in aula Flavia Alemi, ma le indagini sono della collega Lydia Pagnini) si sono costituite le parti con l’indicazione dei testi e dei documenti di prova. Nella prossima udienza sarà sentita la figlia del magistrato 76enne che dalla pensione è tornato a vivere nella sua città di origine al Sud.


Tra i testimoni anche i finanzieri che svolsero accertamenti patrimoniale sul medico che aveva iniziato una relazione con il magistrato, mai separato legalmente dalla moglie. L’imputata è assistita dall’avvocato Stefania Mezzetti, mentre la moglie e i due figli sono tutelati come parti civili dall’avvocato Stefano Del Corso.

Le condizioni dell’anziano sono quelle di chi vive in un isolamento imposto dalla malattia che progressivamente lo ha privato della memoria. Accudito dai familiari, il magistrato nel tempo ha rimosso i suoi trascorsi professionali a Pisa. Sa di aver lavorato lontano dalla sua città di origine, ma non ricorda la professione. A denunciare la dottoressa erano stati la moglie e i figli del 76enne che aveva iniziato una relazione con il medico in un momento in cui si era creata una situazione di separazione di fatto con la moglie. Una frequentazione che nel giro di poco era diventata una convivenza. Una storia durata anni. Quando poi la moglie e una figlia erano salite a Pisa per incontrare il familiare si erano rese conto che non stava bene, secondo la querela poi presentata negli uffici in cui aveva lavorato il magistrato. I vuoti di memoria non erano occasionali. E la difficoltà di ricordare anche episodi privati aveva preoccupato moglie e figlia. Nel frattempo il magistrato aveva deciso di anticipare la data del pensionamento. La decisione di querelare l’allora compagna arrivò con la verifica del conto in banca nella filiale della Bnl a Pisa. Dagli estratti conto si accorsero di uscite per centinaia di migliaia di euro, una parte consistente della liquidazione ricevuta di quasi mezzo milione di euro. Soldi che, in quelle condizioni mentali, per le due donne sarebbero stati ritirati dalla convivente approfittando della vulnerabilità dell’allora compagno. Opposta l’interpretazione dei fatti da parte dell’imputata. A suo dire il magistrato era in sé, tanto da firmare atti di organizzazione interna della Procura e procedimenti penali. E i soldi ritirati altro non erano che il contributo alle spese della convivenza.

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