«Una Fondazione slegata dai partiti al posto del ministero della Salute»

La ricetta del professor garattini ospite di sinistra civica ecologista 

pisa. Ospite al circolo Arci Pisanova, su invito di Sinistra Civica Ecologista, il noto farmacologo e scienziato italiano novantatreenne Silvio Garattini ha attirato un pubblico numeroso che ha riempito il locale. Intervistato dal capo della redazione di PisaPontedera de Il Tirreno Cristiano Marcacci, Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, ha esposto le idee e gli argomenti presenti nel suo ultimo libro, “Il futuro della nostra salute. Il Servizio Sanitario Nazionale che dobbiamo sognare”, pubblicato da San Paolo Edizioni. L'incontro è stato moderato dal primario del reparto di rianimazione dell'ospedale di Cisanello Paolo Malacarne.

Dal titolo si intuisce la grande portata che possono avere le sue parole, soprattutto alla luce del momento storico attraversato dal punto di vista sanitario, ma anche a livello sociale, a causa della pandemia. Lavorare per la strutturazione di un sistema sanitario che sia indipendente e svincolato dall’amministrazione pubblica e dall'influenza dei partiti rappresenta uno dei sentieri da percorrere perché il sogno del professor Garattini si concretizzi. Al posto del ministero della Salute una fondazione che se ne occupi nell'interesse dei malati e che rimanga blindata dalle logiche del mercato.


«Abbiamo oggi tante garanzie importanti per quanto riguarda la sanità pubblica. Senz'altro si parla di un bene straordinario che va mantenuto, ma soprattutto migliorato – ha osservato il professor Garattini –. La prevenzione delle malattie dovrebbe con più forza essere il punto di riferimento del Servizio Sanitario Nazionale che si proietta nel futuro. Il problema è che la prevenzione non suona bene alle orecchie dell’industria farmaceutica e del mercato legato alla medicina in generale. La prevenzione contrasterebbe la crescita economica di questi settori».

Insomma, non si tratta di qualcosa che si possa cambiare da un giorno all’altro: di mezzo c’è un intero sistema da smontare. A questo proposito, secondo Garattini, servirebbe un vero cambiamento culturale. «Una cultura che dovrebbe mutare partendo dalle scuole e dall’educazione alla salute». La medicina di comunità, così come vorrebbe il professore, porterebbe i medici ad operare nei territori a stretto contatto con i cittadini. Tramite l’allestimento di centri e strutture che supportino gli addetti alla medicina nel loro lavoro di prevenzione, i grandi ospedali potrebbero dedicarsi maggiormente alla ricerca e ai casi più complessi. «Questi grandi ospedali – ha detto – dovrebbero essere pochi e concentrati nello sviluppo delle proprie competenze. Su tutto il territorio dovrebbe invece svilupparsi la medicina della prevenzione».

Non è mancata, tra le varie tematiche su cui Garattini è stato interpellato e che collegano la salute alle logiche del mercato, la questione dei brevetti per la produzione dei vaccini. «Dobbiamo diventare indipendenti su questo aspetto, dobbiamo produrre internamente il vaccino contro l’infezione da coronavirus. Sono passati ormai due anni e penso che a causa della mancata volontà politica questo passo in Italia non sia ancora stato fatto».A.F.

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