Caso Scieri, ufficiali assolti. I familiari del parà ucciso: «Siamo delusi, ma non ci arrendiamo»

Francesco Scieri, fratello della vittima Emanuele

Il fratello e la mamma di Lele amareggiati dalle tre assoluzioni. Francesco: «Restiamo convinti delle ragioni dell’accusa»

PISA. «La sentenza non è stata quella che ci aspettavamo nel giorno atteso da 22 anni. Siamo delusi, ma non ci arrendiamo».

Francesco Scieri, medico, è il fratello di Lele, il parà 26enne di Siracusa trovato morto nel primo pomeriggio del 16 agosto 1999 ai piedi della torre per asciugare i paracadute nella caserma Gamerra. Quando il gup Pietro Murano ha letto il dispositivo le tre assoluzioni per Andrea Antico (accusa di omicidio), Enrico Celentano e Salvatore Romondia (entrambi favoreggiamento) hanno annullato la soddisfazione per il rinvio a giudizio di Alessandro Panella e Luigi Zabara (stesso reato da cui è stato assolto Antico).


Cade l’ipotesi della catena di comando che avrebbe coperto l’atto di nonnismo degenerato in tragedia. E con l’assoluzione di Antico viene meno la responsabilità di uno degli accusati di aver picchiato e poi lasciato morire Scieri.

«Dal mio punto di vista non è stata una pagina bella per la giustizia – aggiunge all’uscita dal Tribunale il fratello della vittima – avrei voluto una sentenza di condanna e invece è arrivata l’assoluzione. Con Zabara e Panella a giudizio andiamo, comunque, avanti nella ricerca della giustizia. Non ci fermiamo. Ho sentito anche mia madre, (Isabella Guarino, ndr). È delusa e affranta».

Sull’assoluzione dei due ufficiali della Folgore accusati di aver favorito gli allora caporali, Scieri sostiene che «è chiaro che loro non sono gli autori, ma hanno contribuito a non far emergere la verità. Siamo assolutamente convinti che le cose si sono svolte come la Procura e la commissione d’inchiesta le hanno rappresentate e di queste le ringrazio. Penso che un ruolo gli ufficiali lo abbiano avuto. Quello che più fa male è che possa essere successo un fatto così grave e possano farla franca. Non vorrei mai che succedesse una cosa del genere».

Il tempo ha influito nel sistemare un puzzle di testimonianze e situazioni da autentico cold case datato 1999. In tutte le udienze Scieri ha incrociato il generale in pensione Celentano. «Non ci siamo mai parlati» chiosa il medico affiancato dall’amico Carlo Garozzo, presidente dell’associazione “Giustizia per Lele”.

«Abbiamo raggiunto risultati inaspettati – afferma Garozzo –. Più di questo non potevamo fare. Emanuele ci ha insegnato a sperare. Oggi un Tribunale finalmente suggella almeno un fatto incontrovertibile: Emanuele non era un folle suicida ma qualcuno lo ha ammazzato e ora un processo accerterà questa verità. Speravamo che potesse rispondere della sua morte anche tutta la catena di comando.

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