Contenuto riservato agli abbonati

Rincorse il sogno nel ventre di un tir, dopo ben 23 anni è cittadino italiano

La copia della Costituzione bagnata idealmente dalle lacrime versate da Said Taibi in occasione della cerimonia di conferimento

PISA. L'ha sognata quella Carta.

E ieri, quando in un ufficio comunale ne ha ricevuto una copia in omaggio non l'ha più lasciata. L'ha stretta fiera, la Costituzione italiana, insieme alla mano della figlia.


Sì perché per Said Talbi, italiano di fatto da oltre vent'anni, ma straniero per la legge, quella era l'àncora per ormeggiare una speranza. Quella che è diventata il carburante della sua vita, prima per concretizzare quel sogno chiamato Europa, poi diventando lo scudo per difendersi da discriminazioni e razzismi.

Per lui, arrivato nel Vecchio Continente nel ventre di un vecchio tir, la cittadinanza italiana ottenuta ieri non è un approdo, ma un punto di partenza.

«Uno stimolo per impegnarmi ancora di più, nel lavoro, nel sociale, nella difesa dei lavoratori e degli ultimi», dice Talbi, 40enne di origini tunisine, operatore ecologico in forza alla Geofor e delegato sindacale dei Cobas. Quella Carta l'ha idealmente bagnata con le lacrime inevitabilmente versate al termine di un percorso che ieri si è concluso con l'ottenimento della cittadinanza italiana.

Un percorso lungo 23 anni. Iniziato quando Talbi da ragazzino sognava un permesso temporaneo per tentare una scalata sociale alimentata negli anni dalle lacrime e dal sudore di un giovane che ha trasformato ogni difficoltà in una sfida. Era il 1999.

«Passavo le stagioni estive ad Hammamet a lavorare nel settore turistico», ricorda. Pochi spiccioli come ricompensa, ma fondamentali per continuare gli studi e continuare a sognare l'Europa. «C'era una fabbrica multinazionale e da un grosso piazzale partivano decine di tir», prosegue. Tonnellate di materiali diretti nel Vecchio Continente.

Un sabato mattina, Talbi ha unito alla speranza il coraggio e si è nascosto negli ingranaggi di un camion. Da lì è partito un viaggio senza meta. Una destinazione ignota che si è palesata dopo due giorni. «Non sapevo dov’ero, affamato e ricoperto dal grasso del motore. Sono scoppiato in lacrime».

Una nuova vita. O meglio, la speranza di una vita migliore inizia da clandestino. A Marsiglia. La città francese è però la prima tappa di un viaggio che condurrà Talbi in Sicilia, nel ragusano, dove ad attenderlo trova decine di cassette da riempire quotidianamente con quintali di pomodori raccolti nei campi. Sudore, lacrime e pochi spiccioli. Sacrifici alimentati da una speranza, materializzatasi improvvisamente nell'amicizia instaurata con un ragazzo toscano.

«Grazie a lui sono arrivato a Pisa, dove ho ricevuto il sostegno di varie associazioni che mi hanno permesso di perfezionare la conoscenza dell’italiano, di iniziare a lavorare e di regolarizzare la mia posizione», sottolinea Talbi, mediatore culturale, tra i fondatori e presidente dell’associazione Unità migranti in Italia, la cui storia sarà nei prossimi mesi raccontata in un libro e, prossimamente, diventerà un film.

Una storia di resilienza e di resistenza, anche a discriminazioni e a varie forme di razzismo: da un bar nella zona della stazione che negava il caffè agli stranieri, ai proprietari di case che rifiutavano di locare alle persone di colore.

Quelle versate ieri erano lacrime di gioia. Trasformate in sorriso osservando gli occhi vispi e curiosi della figlia di appena un anno. Sorride Talbi, senza mai perdere la speranza di un futuro migliore. Per lui e per la città che da anni lo accoglie.

«Avere la cittadinanza italiana è uno stimolo in più per contribuire con ancora più forza e impegno a fare qualcosa per la comunità che mi ospita», conclude l’italiano a tutti gli effetti Said Talbi.