Caso Scieri, rinviati a giudizio Zabara e Panella. Tre assolti. Il fratello del parà: "Siamo delusi, ma andiamo avanti"

Emanuele Scieri e il luogo del ritrovamento del corpo

È l'esito del primo pronunciamento nel processo sulla morte del 26enne nella caserma Gamerra

PISA. Assolti Andrea Antico, Salvatore Romondia e Enrico Celentano; rinviati a giudizio Luigi Zabara e Alessandro Panella. È questo l'esito del primo pronunciamento nel processo sulla morte del 26enne parà Emanuele Scieri il 13 agosto 1999 nella caserma Gamerra. In aprile la prima udienza.

Il fratello di Scieri: «Siamo delusi, ma non ci arrendiamo»

Per Andrea Antico (avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi) erano stati chiesti 18 anni per omicidio volontario aggravato. Quattro anni la pena invocata per l’ex comandante della Folgore Enrico Celentano (avvocati Francesco Virgone e Valerio Vianello Accorretti) e per il maggiore Salvatore Romondia (avvocato Barbara Druda), di Pisa, accusati di favoreggiamento. Per la Procura sapevano del dramma che si era consumato nella caserma, ma per tutelare il buon nome della brigata e il simbolo della Folgore scelsero di non dare impulso alle indagini preferendo coprire i comportamenti criminali dei caporali. Opposta la ricostruzione delle difese che hanno sempre parlato di congetture alla base delle contestazioni. Francesco Scieri, fratello di Lele, è parte civile con la mamma Isabella Guarino (avvocati Alessandra Furnari e Ivan Albo).Il gup ha deciso sui tre abbreviati (Antico, Celentano e Romondia) e le due richieste di non luogo a procedere avanzate dai legali dei due ex caporali accusati di omicidio volontario aggravato Luigi Zabara (avvocati Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini) e Alessandro Panella (avvocato Andrea Cariello). Per l’accusa Scieri, dopo un pestaggio, cercò di fuggire salendo sulla torre di asciugatura dei paracadute. Qualcuno gli pestò le mani con gli scarponi facendolo cadere. Nel giro di pochi secondi il volo da sei, sette metri si trasformò in un decesso - il corpo fu scoperto il primo pomeriggio del 16 agosto - rimasto impunito da quasi 22 anni. Un atto di nonnismo degenerato in omicidio secondo la Procura. «Non eravamo in caserma e siamo innocenti» la replica ripetuta fin dalla riapertura dell’inchiesta da parte degli ex caporali accusati del delitto.

"Siamo delusi della sentenza di oggi, anche se continueremo a batterci per scrivere la verità sulla morte di Emanuele". Lo ha detto Francesco Scieri, fratello di Emanuele, il paracadutista siciliano morto nella caserma Gamerra di Pisa nell'agosto del 1999, subito dopo la sentenza del giudice per l'udienza preliminare che ha assolto in rito abbreviato tre dei cinque imputati (uno dall'accusa di omicidio volontario, gli altri due per favoreggiamento) e rinviato a giudizio in corte di assise gli altri due accusati di omicidio. "Il pronunciamento del gup - ha spiegato Scieri - sembra smontare anche le conclusioni della commissione parlamentare sul ruolo del presunto favoreggiamento dei due ufficiali. Ma resto convinto che loro, in questa vicenda, un ruolo lo abbiano avuto e, anzi, inimmaginabile che non ce lo abbiano avuto. Ma ciò che fa pi male che i tre imputati per un fatto cos grave" come l'uccisione del fratello "possano farla franca". La sentenza, ha commentato Carlo Garozzo, presidente dell'associazione Giustizia per Lele, fondata dagli amici di Scieri, "ci lascia l'amaro in bocca ma siamo abituati agli schiaffi e le nostre guance sono rosse da anni per i colpi presi". Però, ha aggiunto, "oggi un tribunale finalmente suggella almeno un fatto incontrovertibile: Emanuele non era un folle suicida ma qualcuno lo ha ammazzato e ora un processo accerter questa verit che per troppi anni hanno provato a negarci". "Speravamo che potesse rispondere della sua morte - ha concluso - anche tutta la catena di comando, ma per ora così non è . Noi continueremo a batterci per dare giustizia a Lele".