Contenuto riservato agli abbonati

Bulgarella all'attacco: «Costretto a chiudere da uno Stato incapace»

Pisa, la denuncia dell’imprenditore siciliano: «Mi negano l’apertura di conti correnti personali e delle società»

PISA. Niente conti correnti intestati alle società. E nemmeno quello personale. Una mutilazione per chi fa impresa che rischia di aver un solo sbocco: la chiusura.

È la denuncia dell’imprenditore Andrea Bulgarella che ieri pomeriggio è stata pubblicata in un lungo post sul profilo Facebook di Vittorio Sgarbi. Il problema, al momento non risolto, è quello di vedersi escluso dall’accesso ai servizi di pagamento (conti correnti, Pos e carte di credito).


«A niente sono servite le mie denunzie al garante per la protezione dei dati personali, all’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) e a Banca d’Italia – scrive Bulgarella –. E tantomeno a niente è servito rivolgermi all’autorità giudiziaria ordinaria per tutelare in via d’urgenza i miei interessi rispetto all’ “arbitraria” ennesima decisione di una banca di chiudere, oltre i conti delle mie imprese, anche il mio conto personale. Un conto con un saldo attivo. Infatti dal 9 settembre 2021 (giorno dell’udienza) ancora oggi sto attendendo (sono trascorsi oltre due mesi!) che il Tribunale di Pisa si pronunci sul ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. da me presentato».

Il costruttore siciliano, pisano d’adozione, «prende atto che lo Stato è rimasto del tutto sordo al grido di richiesta di aiuto di un suo cittadino, di un imprenditore che a causa della discrezionalità che l’ordinamento consente ad un intermediario bancario di decidere se contrarre o meno un rapporto bancario con un cliente (privato e/o impresa che sia) è stato escluso (da oltre due anni) dalla possibilità di disporre di un servizio divenuto (oggi) essenziale quale è il conto corrente». Uno strumento senza il quale non è possibile effettuare pagamenti essenziali per ogni cittadino ed impresa (si pensi alle imposte, ai contributi previdenziali, etc.) che proprio lo Stato impone siano effettuati solo attraverso un conto corrente bancario. O di altri strumenti di incasso dei corrispettivi (quali i Pos) indispensabili per potere assicurare la mera ordinaria attività di impresa per la gestione delle proprie strutture alberghiere.

«In concreto, e solo per provare a farvi comprendere la drammaticità della situazione, mi limito a citare due tra i tanti casi in cui, ancora una volta, vengono danneggiate le mie società – aggiunge Bulgarella –: la Grand Hotel Misurina Srl non ha potuto pagare l’Iva il giorno 16 scorso pur avendo la capacità economica per poterlo fare. Capacità che però è di fatto azzerata dalla circostanza di non avere la possibilità di incassare gli assegni ricevuti a titolo di pagamento dei canoni di affitto dell’albergo. Per la stessa ragione è altresì impossibilitata a pagare i premi dell’assicurazione a copertura dei rischi sull’immobile e per responsabilità verso terzi. Mentre la Firenze Touring Srl non ha potuto riscuotere il rimborso dell’Iva, maturata nel corso del 2020, stante la mancanza dell’Iban più volte sollecitato dall’Agenzia delle Entrate. Se quindi posso giungere a comprendere, non a giustificare, un Procuratore della Repubblica che mi inquisisce per un reato gravissimo (riciclaggio con aggravante mafiosa, ndr)senza aver il minimo straccio di elemento indiziario (contribuendo così a mettermi nella situazione che vi ho denunziato); se posso comprendere, non giustificare, la condotta di una banca che persegue i propri interessi economici, non posso né comprendere né giustificare lo Stato che, di fronte ad una situazione paradossale, come quella mia e delle mie imprese, rimane totalmente inerte e passivo. Purtroppo la previsione che avevo fatto nella comunicazione del 15 maggio scorso si è attuata. Mi avete lasciato solo costretto a cessare le mie attività, a chiudere le mie imprese. E a “svendere” gli attivi delle mie aziende. E questo per evitare di rimanere “strangolato” da questo sistema cui voi assicurate l’esistenza, per rimanere nell’ambito della legalità e, soprattutto, per non perdere la mia dignità di uomo e di imprenditore. Una sconfitta, certo, la cui responsabilità ricade sullo Stato incapace di risolvere un problema che gli è noto da anni e rispetto al quale ha preferito rimanere del tutto assente».