Quattro condanne per il processo sul peculato all’Inps

Il sistema per rubare i soldi era fare accrediti su conti correnti di persone che non ne avevano diritto

PISA. Arrivano quattro condanne nel secondo troncone del processo sul milione di euro sparito dall’Inps. È l’inchiesta nata dalle indagini su Antonino Finocchiaro, di Pontasserchio, ex funzionario Inps condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi per peculato per la sparizione di circa un milione di euro dall’estate 2015 al maggio 2016.

Ieri sono stati condannati Liviya Balasha, 45 anni di Pisa, accusata di aver ricevuto 43mila euro (difesa dall’avvocata Roberta Bernardini, 2 anni e 4 mesi di reclusione), Samira El Hajaji, 44 anni di San Giuliano Terme, accusata di aver preso 16mila euro (difesa dall’avvocata Michela Simoncini, 1 anno e sei mesi), Salvatore Fiscelli, 47 anni di Cascina, accusato di aver preso 126mila euro (difesa dall’avvocata Roberta Bernardini, 4 anni) e Mario Fortunato, 49 anni di Pisa, per il quale la contestazione è di 30mila euro (difesa dall’avvocata Caterina Baroni, 2 anni). Per Fiscelli scatta anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni.


È stato invece assolto Massimiliano Panichi, 29 anni di Cascina, accusato di aver preso novemila euro. Lo difendeva l’avvocata Erminia Imperio.

Secondo l’accusa i soldi venivano fatti sparire grazie a un sistema di pagamenti non dovuti, con accrediti tramite conti correnti bancari o postali intestati a terze persone inconsapevoli o a complici. Tra questi anche disoccupati o piccoli imprenditori che magari in passato avevano usufruito dell’indennità in passato, per poi perdere i requisiti con l’andare del tempo.

A far saltare il sistema furono i vertici stessi dell’Inps, che si accorsero che qualcosa non andava e fecero una verifica interna che poi è sfociata nel procedimento. Gli imputati sono stati condannati da un collegio formato da Beatrice Dani (presidente), Elsa Iadaresta e Annalisa Dini.