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Bond Cirio, Deutsche Bank dovrà risarcire i risparmiatori pisani

Alla base della decisione presa dal Tribunale di Pisa la mancata informazione sui rischi dei prodotti finanziari

PISA. Una mancata informazione ai clienti sui rischi dei prodotti finanziari proposti come investimenti che alla fine si dimostrarono carta da cestinare azzerando i risparmi affidati alla banca. È il principio alla base della sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Pisa a carico della Deutsche Bank che dovrà pagare a quattro risparmiatori pisani 52mila euro in quota capitale a cui andranno aggiunti gli interessi calcolati dal dicembre 2001. Il caso riappare dalle scottature finanziarie all’epoca dei bond Cirio. Sono passati vent’anni dall’acquisto delle obbligazioni nell’agenzia di via Bonaini dell’istituto di credito tedesco e si arriva ora al primo grado di giudizio. L’obbligazione acquistata dalla famiglia pisana era la Cirio Holding Luxemburg. «Quei titoli Cirio erano stati emessi da una società straniera appositamente costituita per eludere il limite alle emissioni obbligazionarie che vietava l’emissione di obbligazioni per importi superiori al capitale sociale versato ed esistente – si legge nella sentenza –. Tale società era infatti sostanzialmente una “scatola vuota” con capitale irrisorio, appositamente costituita per le emissioni obbligazionarie.

La Consob, in più occasioni, aveva richiesto chiarimenti agli amministratori circa la situazione contabile del gruppo Cirio, ed in particolare sull’iscrizione a bilancio di crediti infra-gruppo, sprovvisti di alcuna garanzia, per oltre 800 milioni di euro. Basti considerare che il titolo Cirio Holding Luxembourg, negoziato prevalentemente nel mese di febbraio 2001, prevedeva una cedola (tasso d’interesse) del 6,25%, quando il tasso di inflazione dell’epoca era pari al 2,97%, il rendimento medio dei Bot era del 4,47% mentre quello delle obbligazioni bancarie si ritrovava sul 5,37%. È chiaro che uno scarto di nemmeno un punto percentuale tra gli interessi medi dei titoli bancari e quelli del titoli Cirio non avrebbe potuto in alcun modo essere percepito dai comuni risparmiatori come segnale di rischiosità delle obbligazioni». Secondo il Tribunale «considerando anche la complessa operazione descritta relativamente al procedimento di emissione, appare difficile ritenere che i singoli risparmiatori fossero in grado di conoscere e di commissionare alle banche l’acquisto di titoli in ordine ai quali nemmeno era stato emesso il prospetto informativo».

Duro il giudizio sulla banca che «non aveva profilato i clienti e per sua negligenza non si era premurata di verificare la loro esperienza in materia di strumenti finanziari». Nel caso in esame il documento contenente l’ordine, prodotto, nella parte relativa all’inadeguatezza dell’operazione, contiene soltanto una firma senza che risultino in alcun modo barrate le caselle relative ai diversi profili di inadeguatezza. La banca «è addirittura venuta meno anche al minimum di diligenza richiesta, in quanto ha fatto firmare il cliente nella parte relativa all’inadeguatezza dell’operazione lasciando però la parte del documento in bianco. Una firma in bianco, dunque, dalla quale emerge chiaramente come vi sia stata la inosservanza degli obblighi informativi, non rispettati neppure sotto il profilo della mera dichiarazione».