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S’incatenano davanti all’ingresso del Cnr: svanisce la stabilizzazione promessa

Un momento della protesta

Pisa, Andrea è tornato dall’estero con la speranza di un contratto a tempo indeterminato: «Ora ho un mutuo e un futuro incerto»

PISA. Si sono incatenati di fronte al Cnr di Pisa. Ricerche, articoli, concorsi. Nemmeno l’idoneità in graduatoria per un contratto a tempo indeterminato potrebbe bastare ai precari della ricerca per raggiungere la stabilizzazione lavorativa. Un traguardo quasi “tagliato” dopo anni di sacrifici e di incertezze. Ma che alla fine, da un mese all’altro, rischia di concretizzarsi in un nulla di fatto. Se non nella perdita del proprio lavoro.

Per questo ieri mattina la sezione locale dell’Unione Sindacale di Base ha organizzato un presidio alla sede pisana del Centro nazionale di ricerca insieme ai lavoratori dell’ente. A rischiare a Pisa sono circa una trentina, una parte di quei 400 precari idonei in graduatoria ancora in attesa della stabilizzazione in tutta Italia. Il Crn però ha da poco dichiarato che di questi 400 ne assumerà solo 50 o 60. Per tutti gli altri il futuro è incerto. Però la norma che doveva garantirli c’è. È la legge Madia del 2017 (e in particolare il “comma 2”) che, spiega Maria Antonietta Pascali, ricercatrice e nella Rsu del sindacato per il Cnr, «è stata varata per consentire l’assunzione del personale precario entro questo dicembre. Sono stati assegnati anche dei fondi dedicati nelle leggi di bilancio. Quindi la volontà politica (e i soldi) per assumere ci sarebbero. Manca la volontà del Cnr. Anzi – sottolinea Pascali – si tratta di una volontà ondivaga perché a ottobre l’ente di ricerca aveva dichiarato che avrebbe stabilizzato tutti i restanti nelle graduatorie entro dicembre. Poi, dopo nemmeno un mese, tutto è cambiato. Gli altri enti di ricerca hanno utilizzato i finanziamenti e hanno assunto anche chi ha maturato i requisiti di idoneità dopo il 2017. Al Cnr invece non hanno completato nemmeno le graduatorie».


Ne restano appunto fuori 400. E cioè, spiega Cristina De Monte (tra i precari in attesa), «gli assegnisti di ricerca che nel 2018 hanno sostenuto (e passato) un concorso nazionale da cui sono uscite le graduatorie, sulla cui base le persone sarebbero state stabilizzate secondo un piano di assunzione di pari passo all’arrivo dei soldi con le leggi di bilancio».

Una possibilità lavorativa che era rimasta in campo fino a ottobre scorso. Pochi giorni fa la doccia fredda. C’è chi è tornato in Italia addirittura dall’estero, facendo il viaggio “al contrario”, con la prospettiva di un posto nel mondo della ricerca. «Dall’Inghilterra sono rientrato per la speranza di una stabilizzazione – racconta Andrea Mannocci, altro ricercatore tra i 400 esclusi. «Ora – sottolinea – mi ritrovo con un mutuo e un futuro incerto».

Tanti hanno alle spalle 5, ma anche 10, 11 anni di ricerche svolte in condizioni di precariato. «Al di là della stabilizzazione, il problema è che a dicembre, quando scadranno le graduatorie, andiamo materialmente a casa. C’è infatti un’altra legge nazionale – spiegano i ricercatori – che impedisce agli enti di ricerca di tenere i lavoratori con contratti a tempo determinato o assegni di ricerca per più di 6 anni. Quindi rischiamo di non poter più lavorare per il Cnr».

E la rabbia è tanta. «Come mai – si chiedono – il Cnr ha deciso di impiegare solo 3,3 milioni dei 33 milioni che avrebbe a disposizione per stabilizzare i precari?».

Altra questione poi la scelta di chi entrerà e chi no. «Sarà per forza una scelta arbitraria – avverte Pascali – perché le graduatorie sono divise in 26 a seconda dell’area tematica, e lo scorrimento non è uguale per tutte». Se il Cnr non dovesse applicare la legge Madia, «la nostra prospettiva – concludono i ricercatori – è quella di fare ricorsi contro la mancata assunzione allo scadere delle graduatorie».

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