Poveri, numeri choc: "A Pisa supereremo ancora quota duemila"

Don Morelli: «Un quarto delle persone non le avevamo mai incontrate». Il cardinale Montenegro: «Guardiamo la vita coi loro occhi»

Pisa. «Partecipare tutti è un impegno irrinunciabile, anche ecclesiale».

È partito da qui il cardinale Francesco Montenegro, fino ad agosto arcivescovo di Agrigento e da qualche settimana chiamato da papa Francesco a far parte del Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale, intervenendo sabato pomeriggio all’assemblea diocesana delle Caritas parrocchiali.


Assemblea nella quale sono emersi numeri preoccupanti sulla povertà del nostro territorio.

Il cardinale ha aggiunto: «I poveri finora, anche nelle nostre comunità, sono quelli che stanno alla porta – ha detto –: anzi, se entrano, le nostre organizzazioni sono così perfette che li spostano fuori, verso l’esterno, perché disturbano».

C’è bisogno, quindi, di «ribaltare la logica e cominciare davvero a guardare il mondo dalla parte dei poveri – ha aggiunto il cardinale, che nel 2013, quando ancora non era porporato, accompagnò il papa fra i migranti di Lampedusa –: loro sono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni».

Da qui l’invito ad essere chiesa in uscita e “di strada”: «Noi diciamo spesso che aiutiamo tutti coloro che vengono da noi ed esprimono un bisogno ma dovrebbe funzionare al contrario – ha sottolineato Montenegro –, dovremmo essere noi ad andare a cercarli nei loro luoghi, spesso nascondigli, perché il confine della nostra comunità non è la soglia della chiesa e perché i più vulnerabili sono lo specchio delle nostre miserie».

In tal senso il Sinodo voluto da papa Francesco e aperto dal pontefice lo scorso 9 ottobre è un’occasione «per fare spazio al dialogo sulle nostre povertà: ma se non includiamo gli scartati e gli esclusi, difficilmente, potremmo fare i conti con noi stessi e con le nostre fragilità».

Al direttore della Caritas diocesana, invece, il compito di tracciare il quadro delle povertà a Pisa dalla pandemia in poi: «I numeri spesso sono aridi, soprattutto quando si riferiscono alle persone vulnerabili, eppure leggerli e approfondirli non è mai un esercito sterile – ha detto don Emanuele Morelli –. Fino ad ottobre coi nostri servizi abbiamo incontrato 1.777 persone. È verosimile credere che pure nel 2021, alla fine dell'anno, supereremo di nuovo “quota duemila”, un evento che nella storia della Caritas di Pisa si è verificato solo un'altra volta, esattamente alla fine del 2020, quando ci si è fermati a 2.141 persone. L'altro elemento preoccupante è la crescita delle nuove povertà: oltre un quarto (26,2%) delle persone che abbiamo incontrato in questi mesi, infatti, non si era mai rivolto alla Caritas prima dell'inizio dell'anno. Famiglie che vanno ad aggiungersi a quelle che hanno bussato alla nostra porta per la prima volta nel 2020: allora furono ben un terzo (34,4%) delle oltre duemila persone incontrate».

I lavori sono stati aperti dall’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, che ha invitato a «non fermarsi alla routine e alla paura del cambiamento: non teniamo solo per noi la passione per i poveri e per chi ha più bisogno. Comunichiamola, coinvolgendo gli altri».

© RIPRODUZIONE RISERVATA