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Il Telefono Donna continua a squillare, ancora un boom di richieste di aiuto da Pisa e provincia

Nei primi dieci mesi dell’anno ben 1.211 chiamate. Per duecento casi è stato attivato un percorso di protezione

PISA. La violenza maschile sulle donne, purtroppo, continua ad essere aggravata dall’emergenza sanitaria. I dati presentati ieri dal centro anti-violenza della Casa della Donna rivelano una continuità rispetto all’anno record del 2020. Quest’anno, dal 1° gennaio al 31 ottobre, al Telefono Donna sono arrivate complessivamente ben 1.211 chiamate (la stessa persona ha telefonato più di una volta). Seppur diminuite rispetto allo scorso anno, si tratta di un numero più alto rispetto agli anni precedenti la pandemia. Dal bilancio, presentato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, si evince che a chiamare sono state 409 donne. Di queste, il 60% sono residenti nei comuni della zona pisana, il 20% in Valdera e il resto abita in Toscana o fuori regione. Il 75% sono italiane e il 49% sono disoccupate o hanno un lavoro precario. La metà di tutte loro hanno figli, fatto che le rende più esposte alla violenza.

Francesca Pidone, coordinatrice della linea di ascolto e accoglienza del centro antiviolenza pisano, ha parlato della pandemia e di tutto ciò che ne consegue come un catalizzatore di disagi per le donne. «Le restrizioni e la precarietà socio-economica causate dall’emergenza sanitaria ha reso e rende più insostenibile per le donne e i loro figli/e le situazioni di violenza che subiscono», ha osservato. Inoltre si distinguono come un fenomeno in aumento la violenza economica e lo stalking. Nel primo caso l’incremento è del 17,1% del 2020 al 27,9% di quest’anno. «Numeri che purtroppo ci aspettavamo – spiega la coordinatrice – poiché sono tante le donne che hanno perso il lavoro e che si trovano in condizioni di sudditanza». Lo “stalkeraggio” dal 6,3% del 2020 è passato al 17%. Le richieste di aiuto arrivano dalle vittime di persecuzioni, pedinamenti e minacce. Le violenze di tipo psicologico hanno mantenuto la prima posizione con l’86% dei casi, seguite da quelle di tipo fisico (52%). Da non sottovalutare le richieste di aiuto da parte di donne con disabilità o con patologie che subiscono maltrattamenti da partner e familiari. Dati che destano una particolare preoccupazione da parte delle volontarie dell’associazione perché per queste figure il rischio è più elevato e le difficoltà a chiedere aiuto sono maggiori.


Un altro dato interessante riguarda le reti sociali di sostegno. Nell’ultimo anno sono aumentate le telefonate che arrivano da persone vicine a donne che vivono situazioni di violenza, come genitori, parenti stretti e amici. Pur mantenendo un’età media tra i 30 e i 49 anni, in aumento anche le richieste di donne giovanissime. Molte di loro sono studentesse dell'Università di Pisa, perlopiù fuori sede, bisognose di aiuto per elaborare le violenze perpetrate da partner o ex partner, oppure da familiari. Nel 2021, di quelle 409 donne per circa 200 è stato attivato un percorso di uscita dalla violenza. Con due nuovi sportelli anti-violenza, recentemente inaugurati, la rete pisana che contrasta questo fenomeno vuole rafforzarsi sempre di più. «In questo anno – dichiara la presidente della Casa della Donna Carla Pochini – portare il Centro anti-violenza sul territorio è stata la nostra priorità. Ci siamo impegnate molto per ampliare la nostra rete di sportelli e per promuovere percorsi di informazione e sensibilizzazione».