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Il rave accanto all'Oasi Wwf: la segnalazione, l'arrivo della polizia e le denunce

l’ingresso all’oasi, limitrofa all’area dove si è svolto il rave

Calambrone, occupato per una notte edificio abbandonato al confine con l’area protetta. Identificati vari partecipanti da tutta la Toscana

CALAMBRONE. Il party è cominciato intorno all’una di notte, tra sabato e domenica, ed è andato avanti per poche ore. Una piccola festa rispetto ad altri mega eventi che hanno caratterizzato l’estate dei rave in Italia (erano 5mila a luglio a Santa Maria a Monte), ma che ha richiamato un centinaio di persone che hanno ballato fino alle 11 circa in un capannone dismesso vicino all’oasi del Wwf Bosco della Cornacchiaia. E altrettanti ne sarebbero arrivati, un po’ da tutta la Toscana, se polizia e carabinieri non avessero piazzato una serie di posti di blocco che hanno dissuaso le auto in arrivo, facendogli fare marcia indietro.

La festa è stata segnalata alle forze dell’ordine quando tutto era già cominciato. Impianti accesi, ragazzi e ragazze sotto cassa e situazione piuttosto tranquilla nel complesso.


Sul posto sono arrivate pattuglie sia della polizia che dei carabinieri, che poi si sono occupati degli aspetti di polizia giudiziaria (le indagini sulle persone presenti). Il compito principale era uno: evitare che arrivassero troppe persone, contenendo l’afflusso dei tanti che si erano messi in viaggio per partecipare. E in effetti la deterrenza ha funzionato.

Non c’erano molte strade di accesso alla zona e così una serie di posti di blocco ben calibrati sono bastati per cinturare l’area e impedire che le fila dei partecipanti s’ingrossassero. Era la maggiore preoccupazione per l’ordine pubblico perché una presenza più massiccia avrebbe potuto significare un prolungamento ulteriore del party.

In realtà è durato meno di 12 ore e forse l’obiettivo degli organizzatori era di rimanere lì soltanto per una notte.

D’intorno di sicuro la musica e gli impianti non hanno dato fastidio a nessuno. Tutta la strumentazione è stata montata all’interno di un capannone dismesso e abbandonato: il suono dei battiti regolari della cassa era percettibile da fuori, ma non così forte da sentirsi nel raggio di chilometri.

A riprova di ciò c’è il fatto che ieri mattina all’oasi Wwf hanno organizzato una visita guidata e nessuno si è accorto della presenza dei raver. «Abbiamo fatto uno dei nostri tour di mattina ma non abbiamo notato niente», racconta Giuseppe Sarno, responsabile dell’oasi. C’è da dire che il piccolo raduno si è tenuto all’esterno dell’area dell’oasi Wwf, che è interamente recintata. «Vogliamo precisare che il rave non si è svolto, come erroneamente riportato da alcuni siti d’informazione online nella mattinata di domenica, dentro la nostra oasi. L’oasi è recintata e al suo interno non sono presenti manufatti che possano ospitare ritrovi illegali», rimarca Sarno.

Circa un’ottantina dei partecipanti sono stati identificati dai carabinieri e nei prossimi giorni, come succede sempre per chi viene fermato in queste occasioni, saranno denunciati per occupazione abusiva di terreni. I carabinieri hanno sequestrato anche diversi impianti per la musica e numerose confezioni di alcol. Non sono stati trovati stupefacenti.Libero Red Dolce

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