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Chiude la trattoria dei pisani e dei vip: i motivi e la speranza dei titolari - Video

un interno della trattoria storica pisana

Il locale è in vendita. «Ci piacerebbe che qualcuno rilevasse il testimone»

PISA. «Sarei felice che il ristorante della mia famiglia continuasse a vivere, che qualcuno amante veramente della ristorazione proseguisse nell’attività e lo facesse subentrando a noi per portare avanti la storia e il nome del nostro locale».

"Da Bruno" è in vendita: "Speriamo che qualcuno voglia mandare avanti la tradizione"

È questo l’appello lanciato da Roberta Cei, figlia di Piero, principe della cucina pisana e titolare della storica trattoria "da Bruno", in via Luigi Bianchi a Pisa. Il notissimo ristorante, punto di riferimento e custode dei piatti della tradizione pisana, dal baccalà alle anguille, dalla trippa al cinghiale, è in vendita e non proseguirà il suo percorso con la famiglia Cei al comando: babbo Piero, il suo fondatore, al timone, mamma Graziella in cucina, aiutati nella gestione da Roberta e dal marito Giovanni. Figlia e genero già da tempo si erano creati una strada alternativa alla ristorazione, sempre pronti, però, a dare una mano in sala qualora ce ne fosse stato bisogno.

Con Piero Cei si chiude quindi un pezzo di storia pisana lunga più di mezzo secolo. Era infatti il 2 novembre 1969 quando l’imprenditore decise di rilevare dal vecchio Bruno una fiaschetteria per carrettieri e barrocciai, ma già frequentata da futuri personaggi famosi, trasformando quel locale in un punto di riferimento per gli amanti dei piatti della tradizione, grazie anche al suo braccio destro, la moglie Graziella, l’anima della cucina, tra piatti di pesce e carne con una passione non venuta meno neanche nel duro periodo legato al Covid, quando le prelibatezze di Bruno venivano consegnate a casa con il servizio d’asporto. Negli anni quel locale è stato un faro nella ristorazione pisana. Generazioni di pisani hanno varcato quel portoncino di legno marrone e con loro tantissimi personaggi famosi del mondo della cultura, dello spettacolo e della politica locale e nazionale. «Il Covid - racconta la figlia Roberta - ha mischiato decisamente le carte in tavola, nel frattempo il mio babbo ha avuto problemi di salute e così questa estate dopo essere stati chiusi per ferie e aver eseguito alcuni lavori nel locale, diminuendo gli spazi, abbiamo maturato l’idea di vendere. Una decisione non facile, in quelle mura c’è un pezzo del nostro cuore, per questo vorrei tanto che qualcuno raccogliesse la nostra eredità».

Un’eredità importante quella di Piero Cei, un imprenditore da sempre orgoglioso del suo locale, il suo porto sicuro, che grazie alla sua professionalità era riuscito a portare al successo. 83 anni oggi, cinquantadue dei quali trascorsi in trattoria, Piero Cei, oltre ad essere un ristoratore di lungo corso, è un concentrato di ricordi, di aneddoti legati a personaggi famosi venuti ad assaggiare e apprezzare i piatti di "Bruno". Un uomo che ha amato fino all’ultimo giorno il suo lavoro e ha sperato di poter tornare al comando non appena fosse passata la bufera legata al Covid e alle sue condizioni di salute. Ma le cose sono andate diversamente.

«Il periodo legato all’emergenza sanitaria è stato durissimo per chi come noi operava nella ristorazione - continua la figlia Roberta -. I problemi economici non sono mancati, è inutile negarlo, le continue chiusure e aperture hanno messo in difficoltà più di una attività, compresa la nostra. Ma non solo, il mio babbo, nel frattempo, non è stato bene e ha dovuto affrontare anche un ricovero in ospedale. Mia mamma gli è stata accanto, come è giusto che sia, e venendo meno loro che solo le colonne portanti di questo locale, io e mio marito, già con un altro lavoro da portare avanti, non ce la sentiamo di continuare da soli, e così tutti insieme, trascorsa l’estate, abbiamo deciso che era il momento di passare il testimone».

Adesso c’è solo un ultimo sogno, cullato da Roberta e dai suoi genitori: che il nome e la tradizionale a tavola che ha rappresentato "da Bruno" per la città di Pisa non vadano perduti per sempre. «A noi - spiega Roberta - farebbe tanto piacere che qualcuno, con alle spalle una professionalità già maturata nell’ambiente, volesse prendere in mano la nostra trattoria. Ma lo facesse seriamente, noi siamo disposti anche ad affiancarlo per un periodo, insomma ad aiutarlo nell’impresa, ad insegnargli i trucchi del mestiere, a rivelargli le ricette, perché il mio sogno e quello dei miei genitori è che "da Bruno" continui a vivere con tutta la sua grande storia che ha rappresentato e che rappresenta ancora oggi».

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