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Occupato Santa Croce in Fossabanda: «A Pisa serve un piano per l’emergenza abitativa»

Alcuni momenti dell’occupazione di Santa Croce in Fossabanda

Azione simbolica di un centinaio di persone: «Resteremo fino a domenica per confrontarci sul diritto alla casa e gli sfratti»

PISA. L’obiettivo è riaccendere i riflettori su una struttura pubblica, anni fa destinata all’emergenza abitativa studentesca, ma poi finita in un vortice di degrado e abbandono, ma soprattutto gettare le basi per la costruzione di una mobilitazione e di un’ampia piattaforma, locale e nazionale, per prevenire «l’ecatombe» che lo sblocco degli sfratti rischia di provocare nei prossimi mesi e promuovere un’alternativa alle soluzioni tampone applicate per far fronte all’emergenza abitativa.

Un centinaio tra studenti, famiglie in emergenza abitativa, comitati dei quartieri popolari e movimenti per il diritto alla casa, hanno occupato ieri mattina l’ex convento di proprietà comunale, poi trasformato in albergo, Santa Croce in Fossabanda. Un’azione simbolica promossa dalla “Piattaforma soluzioni abitative” per denunciare l’abbandono del complesso immobiliare, secondo gli occupanti adatto per lenire la crescente richiesta di strutture e soluzioni per far fronte all’emergenza abitativa, che da oggi a domenica ospiterà “CaseMatte”, una tre giorni promossa dai movimenti pisani per il diritto alla casa per affrontare, con numerose realtà nazionali ed estere (provenienti soprattutto da Spagna e Portogallo) tutti gli aspetti di un’emergenza annosa, amplificata dalle conseguenze sociali della pandemia da Covid-19.


«Tre i motivi fondamentali che hanno spinto a questa azione – spiegano gli occupanti –: il governo, tramite la prefettura, deve intervenire da subito affinché gli spazi abitativi inutilizzati vengano resi operativi per dare una soluzione alle migliaia di persone che rischiano di essere o sono già in situazione di emergenza abitativa; per dare un segnale al governo, in questi giorni riunito a Roma per il G20, della vergognosa assenza di qualsiasi misura di protezione sociale abitativa nel Pnrr e per far vivere nei prossimi tre giorni questo bellissimo posto, sistemandolo e rendendolo fruibile per le tante persone che dai quartieri popolari e dalle residenze universitarie verranno a confrontarsi sui temi legati al diritto all’abitare. Ci incontreremo con realtà di case popolari, comitati contro gli sfratti, professori, attivisti sociali e volontari, di Pisa, di altre città italiane e anche dall’estero. Il nostro obiettivo è informare e divulgare le conoscenze sui diritti degli abitanti, che oggi come non mai vengono minacciati dalla violenza del sistema economico».

L’obiettivo è muovere i primi passi per la costituzione di una rete che possa unire chi, da anni o a seguito della crisi lavorativa ed economica causata dalla pandemia, vede incrinarsi un diritto, quella alla casa, secondo gli occupanti sempre più in bilico per migliaia di persone. «L’emergenza abitativa – sottolineano i militanti della piattaforma che ha promosso l’occupazione di Santa Croce in Fossabanda – ha tante facce: da quella studentesca a chi non riesce più a sostenere i canoni di affitto, da chi è sotto sfratto alle donne vittime di violenza alle quali non viene garantito un alloggio al termine dei percorsi nella strutture dedicate».

In provincia di Pisa sono oltre 1.800, tra pignoramenti e sfratti esecutivi, i procedimenti che pendono su altrettante famiglie. A questi si aggiungono centinaia di studenti universitari che, nonostante le borse di studio, non hanno accesso alle strutture dell’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario per mancanza di posti letti. «Con lo sblocco degli sfratti – aggiungono gli occupanti – nei prossimi mesi in provincia di Pisa si rischia un’ecatombe. E al momento non esiste un’alternativa per le migliaia di persone che rischiano di finire in strada, né una soluzione per cercare di contenere l’emergenza abitativa. Possibili soluzioni non previste nemmeno dal Pnrr. Neanche un euro – accusano gli esponenti della Piattaforma soluzioni abitative – sarà speso a finanziare la sistemazione e la costruzione di case popolari; né sono previsti investimenti per abbassare i prezzi degli affitti. Il costo della vita è aumentato in modo esponenziale, mentre stipendi e reddito diminuiscono. In compenso i provvedimenti di sfratto e pignoramento sono di nuovo esecutivi con la forza pubblica».

«Con questa azione – concludono – vogliamo affermare la necessità di un vero piano contro l’emergenza abitativa e fare pressioni affinché le risorse economiche vengano destinate per soddisfare il bisogno di alloggi per coloro che si trovano in gravi difficoltà sociali».