Contenuto riservato agli abbonati

Bonifica all'ex Vacis, il costruttore: «Noi parti lese proprio come il Comune»

Marco Braccianti, socio unico della Braccianti edilizia Srl

Pisa, parla il titolare della Braccianti edilizia

PISA. «Come il Comune, in questa vicenda anche la Braccianti edilizia è parte lesa. L'utilizzo dei materiali risultati inquinati non deriva da una nostra responsabilità, né toccherebbero a noi le operazioni di rimozione e di rifacimento delle opere. La nostra volontà è comunque quella di trovare un accordo con il Comune per risolvere velocemente la questione».

Percorre la strada del dialogo per evitare di intraprendere quella che invece porterebbe a ricorrere contro l'ordinanza firmata dal sindaco Michele Conti e a un possibile duello legale che potrebbe allungare i tempi per la rimozione dei materiali inquinati individuati nell'area dell'ex Vacis e il successivo ripristino delle opere realizzate.


Marco Braccianti, socio unico della Braccianti edilizia srl, chiede però chiarezza. «Quei materiali sono stati utilizzati dalla cooperativa “La rinascita”, società che adesso ha una procedura di fallimento in corso. Sono destinatario dell'ordinanza emessa dal Comune in quanto proprietario dell'area dove sono stati rinvenuti i materiali contaminati», spiega l'imprenditore che ha promosso con un investimento di oltre venti milioni di euro il piano di rigenerazione urbana della zona a ridosso dell'Ikea occupata fino a qualche anno fa dai capannoni di una vecchia fabbrica. Attraverso il proprio legale, l'azienda di Vicopisano ha già evidenziato al Comune che «non è nemmeno astrattamente configurabile in capo alla società un profilo di responsabilità, dolo o colpa, dal quale possa derivare nei suoi confronti il provvedimento» firmato dal sindaco Conti. «Abbiamo già iniziato le indagini necessarie a valutare l'impatto che quei materiali hanno e per capire come procedere per le operazioni di rimozione – aggiunge Braccianti –. Il mio volere è di toglierli, anche se questa è un'operazione che spetterebbe alla società che ha eseguito i lavori ordinando quei materiali. La Braccianti, in questa vicenda, è parte lesa. Sto cercando comunque un dialogo con il Comune con l'obiettivo di trovare un accordo e avviare un percorso che porti alla rimozione dei materiali risultati inquinati. Il dialogo, però, occorre volerlo in due».

I materiali provenienti dalla ditta Lerose, risultati inquinati dal keu, sarebbero stati utilizzati come riempimento durante le operazioni di realizzazione della rete fognaria su una strada pubblica. Un'area circoscritta, di circa 150 metri, dove sarebbero finiti circa 200 metri cubi di materiali contaminati, che sarebbero stati stoccati nell'area attraverso plurimi conferimenti tra metà gennaio e l'inizio di febbraio 2019, al termine del periodo di bonifiche che hanno interessato l'intera zona acquistata alcuni anni fa dalla Braccianti edilizia srl per concretizzare un piano di rinascita dell'area della Darsena pisana occupata un tempo dallo stabile di un'ex fabbrica dismessa.

«La Braccianti non ha colpe e in questa vicenda è parte lesa – ribadisce l'imprenditore di Vicopisano –. Nonostante ciò intendiamo risolvere la questione, salvaguardando l'immagine della Braccianti da un problema causato da altri. In questa vicenda c'è una coscienza che ci dice di fare il possibile per trovare e materializzare una soluzione. Questa coscienza, però, dovrebbero averla tutti».D.R.

© RIPRODUZIONE RISERVATA