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Villa Madrè finisce all'asta

La struttura alle porte di San Rossore

Chiesti 520mila euro per il complesso con destinazione turistico-alberghiera

PISA. Doveva essere un progetto innovativo, rappresentando anche il primo passo per innescare un virtuoso meccanismo di collaborazione tra pubblico e privato finalizzato all'utilizzo del patrimonio immobiliare sfitto per lenire l'emergenza abitativa e offrire una soluzione per gli studenti universitari che, seppur beneficiari di borse di studio, non avevano accesso alle strutture dell'Azienda regionale per il diritto allo studio universitario per mancanza di posti letto.

L'operazione Villa Madrè è invece naufragata prima con la risoluzione del contratto stipulato da Apes, su indicazione del Comune, con la proprietà, Condotte Immobiliare Spa, poi con gli strascichi giudiziari che hanno fatto seguito a un esposto presentato dal Movimento 5 Stelle (che ha portato prima all'archiviazione del procedimento penale per abuso d'ufficio dell'allora assessora alla casa Ylenia Zambito e poi all'assoluzione per danno erariale della Corte dei conti dell'ex assessore e dell’ex direttore generale di Apes Giorgio Federici), infine con una procedura di concordato preventivo della proprietà nel cui ambito il complesso immobiliare a destinazione turistico-alberghiero realizzato nel 2009 tra viale delle Cascine e l’Aurelia è finito adesso all'asta.


Poco più di 520mila euro come prezzo base per tentare di accaparrarsi la struttura costituita da due palazzine, tra loro contigue in un corpo unico, che ospitano 16 appartamenti con un vano ascensore centrale e un altro corpo di fabbrica composto da altri 12 appartamenti. Un totale di 28 unità immobiliari di varia tipologia che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto alleviare l'emergenza abitativa, finiti poi in un vortice di abbandono e degrado, spesso rifugio di senzatetto e due anni fa in parte danneggiati da un incendio scoppiato all'interno. Apes, su indicazione di Palazzo Gambacorti aveva preso in affitto la struttura (140mila euro il canone annuo) con l'intenzione di destinarlo in parte all'emergenza abitativa, con sei appartamenti riservati ad altrettanti nuclei familiari su cui gravava uno sfratto per morosità incolpevole non rinviabile, e in parte alla cosiddetta fascia grigia della popolazione, nuclei che non possono accedere a immobili di edilizia residenziale pubblica, ma nemmeno permettersi di pagare un affitto a prezzo di mercato. Per altri dodici appartamenti, per un totale di 28 persone, era stata predisposta tramite un preciso accordo la gestione da parte dell'Azienda per il diritto allo studio universitario. Un progetto innovativo fermato dall'ex segretario generale del Comune, secondo il quale Apes non avrebbe potuto stipulare un contratto di locazione in quanto l’immobile è a destinazione turistico-ricettiva e non residenziale. Quella stessa destinazione che, dopo anni di abbandono, adesso un procedimento di concordato preventivo tenta di recuperare cercando un nuovo proprietario.

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