Pisa deve restare la capitale delle eccellenze

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine del suo intervento alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Pisa

La bussola del presidente della Repubblica è stata e rimane orientata verso cultura e ricerca. E Pisa può ergersi a capitale delle eccellenze.

Ottobre 2015, inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Normale Superiore; dicembre 2017, inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Superiore Sant’Anna; ottobre 2018, incontro con gli studenti nella biblioteca di Pontedera intitolata al suo predecessore Giovanni Gronchi; ottobre 2021, inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Pisa.

Quattro visite ufficiali in sei anni. Il quadro è chiaro, ben scolpito nel mandato che sta per concludersi. La bussola del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata e rimane orientata verso cultura e ricerca. E Pisa, in questo ambito, può legittimamente ergersi a capitale, a culla delle eccellenze. Ha ragione il sindaco Michele Conti nell’affermare che «viviamo in un’epoca complessa, che richiede l’intelligenza di sapersi adattare rapidamente ai cambiamenti, alle evoluzioni tecnologiche, alle emergenze globali, in campo ambientale, economico, medico e sociale. E servono luoghi dove formare queste intelligenze, ovvero i nostri giovani, i protagonisti dell’oggi e del domani. Risorse strategiche per costruire il futuro. Pisa, la città dell’Università e delle scuole di eccellenza, la città di Leonardo Fibonacci, Galileo Galilei e Antonio Pacinotti, la città da cui è partito il primo segnale Internet del nostro Paese nel 1986, ha sempre avuto un legame antico e speciale con l’innovazione. E sarà pronta a dare il proprio contributo anche nei prossimi anni».

Tra le intelligenze formatesi negli anni c’è anche Lucia Calvosa, attuale presidente dell’Eni. Era presente anche lei ieri alla cerimonia con Mattarella al PalaCus. «È un motivo di grande soddisfazione - ha detto - essere di nuovo qui, nel luogo che mi ha vista compiere i miei studi e proseguire nella carriera accademica. Devo anche alla profondità e al rigore degli studi che questo autorevole ateneo mi ha offerto, sia come studente che come docente, se oggi posso dare il mio contributo come presidente a un’azienda importante come Eni, impegnata in un profondo ed entusiasmante percorso di transizione energetica che la porterà alla completa decarbonizzazione delle proprie attività».

Pisa vuole ancora tante Calvosa. E ha un solo modo per farlo: quello di raddrizzare il più velocemente possibile la barra dopo il tremendo periodo della pandemia, che ha rischiato anche di offuscare le menti che si stanno coltivando all’ombra della Torre. Non vogliamo più vedere scene come quella della foto pubblicata nei giorni scorsi proprio da Il Tirreno: una studentessa costretta a chiudersi e a stare nel bagno di un dipartimento universitario per seguire con il proprio telefonino una lezione a distanza a causa della mancanza di spazi disponibili.

In queste situazioni è assolutamente proibitivo far crescere altre Calvosa.

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