Pisa, via Cattaneo si ribella al degrado: "Da strada vetrina a ghetto"

Un momento della manifestazione in via Cattaneo a Pisa (Renzullo/Muzzi)

Furti, droga e insicurezza generale fanno scendere in piazza i residenti: "Serve un presidio fisso delle forze dell’ordine, la gente vive nella paura"

PISA.  “Il quartiere è nostro”. Lo scrivono a chiare lettere gli abitanti di via Cattaneo a Pisa.

Sono scesi in strada ieri pomeriggio per inviare un messaggio forte e chiaro a chi ha reso il quartiere luogo di spaccio e violenza. Una manifestazione pacifica di chi vive in prima persona il degrado della zona.


«Sono nata qui, nel ’39. Uno scempio a questi livelli non c’è mai stato. Vogliamo che questa strada torni ad essere splendida come una volta – racconta la signora Paola Gianfaldoni Talisi –. Dopo corso Italia questa era la vetrina di Pisa. Era piena di negozi artigianali di pregio, alimentari, bar e ristoranti. Ogni anno si organizzavano feste di quartiere. Adesso è tutto finito, siamo abbandonati. Non ne possiamo più. Ma non molliamo».

Tanta forza di volontà e il non volersi arrendere davanti a una situazione sempre più insostenibile. Danneggiamenti a negozi, vetrine sfondate con i tombini, furti, atti vandalici e spaccio. È soprattutto contro la droga che si scagliano i manifestanti.

«“Vogliamo dire ai venditori di morte – così li chiama Niko Pasculli, il presidente dell’Associazione di Porta Fiorentina, promotrice della manifestazione insieme all’associazione “Sguardo di vicinato” coordinata da Alessandra Orlanza – che noi siamo qui e continueremo ad esserci, nonostante tutto».

Presente anche Confcommercio. «La situazione è diventata improponibile. Sosteniamo tutte le attività oneste della zona, gli imprenditori e i cittadini. Via Carlo Cattaneo, detta il Portone – così Donatella Fontanelli – era un vero e proprio asse commerciale e deve tornare ad esserlo. Servono sicurezza e controlli. Non possiamo permettere la chiusura di attività perché non riescono più ad andare avanti e vivono nella paura. Da fiore all’occhiello rischia di diventare una zona ghettizzata».

«Non possiamo più nemmeno mettere un vaso di fiori davanti casa o al negozio, perché poi viene usato per nascondere la droga – aggiunge Carmen Magaldi, proprietaria di una parafarmacia della zona.

«Per non parlare poi dei furti. In pochi mesi già due volte sono entrati nella mia attività. E delle risse. La sera è pericoloso anche passeggiare per strada».

La vicinanza e il sostegno arriva da tutta la città. Sfilano le Magistrature del Gioco del Ponte, la sezione nautica dei vigili del fuoco e le associazioni di categoria. «Mia figlia ha un negozio qui e deve lavorare con lo spray al peperoncino nella borsa, non è possibile – così Leonardo Sbrana, presidente dell’associazione Ponte di Mezzo –. Deve essere istituito un presidio fisso e controlli 24 ore su 24».

«Quello della droga, dello spaccio, dell’abuso di alcool è un problema che riguarda tutta la città. Dobbiamo creare un piano sinergico che coinvolga le istituzioni politiche, gli organi preposti alla sicurezza ma soprattutto scuole e università – evidenzia Francesco Pozzi presidente del quartiere Santa Maria – per avviare campagne di sensibilizzazione e prevenzione. Finché ci sarà la richiesta di queste sostanze sarà difficile riuscire a trovare una soluzione. La questione deve essere affrontata alla radice».

«Il nostro non è un attacco alle istituzioni o alle forze dell’ordine con cui abbiamo un dialogo continuo. La manifestazione di oggi è indirizzata a chi pensa di avere in mano il quartiere e di poterci fare quello che vuole – ribadisce Pasculli –. Siamo qui per dirgli che non è così e che noi non ci muoviamo».