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Telefoni staccati e intasati: a Pisa tutto esaurito per i tamponi

Un cartello che indica la "coda per i tamponi" all'ingresso di una farmacia di Pisa

Farmacie di Pisa prese d’assalto, costrette addirittura a staccare il telefono: i farmacisti sono al limite

PISA. Telefoni staccati e centralini intasati. La corsa al certificato verde a Pisa è anche questo. Di fatto irraggiungibili se non di persona, le farmacie della città dove è possibile fare il test sono sempre più oberate. Prenotazioni, gestione dei tamponi, richieste abituali. I farmacisti sono al limite. E tra rispondere al telefono o offrire il proprio servizio ai clienti che si presentano al banco, gli addetti ai lavori scelgono senza dubbio la seconda possibilità. «Siamo farmacisti non centralinisti – spiega la dottoressa Alessandra Sassetti della farmacia Petri –. Dall’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass passiamo gran parte del tempo al telefono o a gestire gli appuntamenti in calendario. La situazione è veramente stancante. Cerchiamo di fare del nostro meglio e appena abbiamo un momento di più tranquillità proviamo a rispondere a tutte le richieste per i tamponi. Non è semplice, anche perché la domanda continua ad aumentare ma a lavorare siamo sempre gli stessi. D’altra parte non possiamo assumere persone solo per rispondere al telefono».

Tra chi chiede poi lo sconto famiglia o i pacchetti mensili, i non vaccinati arrivano a prenotare fino a tre tamponi a settimana. «I più organizzati hanno già preso tutti gli appuntamenti fino a dicembre, ma ci sono anche i ritardatari dell’ultimo momento. In tanti chiamano o si presentano per fare subito il tampone, o al massimo chiedono di farlo il giorno dopo. Addirittura c’è chi lo vuole fare la domenica sera. È un caos. L’agenda è sempre piena e il sistema è congestionato». Se l’ansia da Green pass fa impennare le richieste quello che pare venir meno sono pazienza e comprensione. «Quello che vogliamo far capire agli utenti è che stiamo facendo tutto il possibile per offrire loro un servizio. Tra il prezzo calibrato dei tamponi, 15 euro sopra i diciotto anni e 8 euro per i minorenni, il costo del personale e le sanificazioni, il guadagno va a scemare. In tanti poi si lamentano perché devono fare la fila. Abbiamo scelto di non prendere prenotazioni – spiega il dottor Renato Raimo – per dare la possibilità a più persone di farlo, organizzando dei turni continuativi anche il sabato pomeriggio, quando abbiamo un’impennata di richieste soprattutto da parte dei giovani nella fascia tra i 20 e i 30 anni. Alla farmacia di Pisanova facciamo in media un tampone ogni cinque minuti. Sono 80 al giorno tra mattina e pomeriggio. Se però un utente risulta positivo, dobbiamo immediatamente interrompere il servizio e provvedere alla sanificazione dei locali. Questo porta via un po’ di tempo ma non possiamo fare altrimenti. Più di questo è impossibile».


Con le agende sature fino a metà novembre c’è chi pensa anche di integrare personale o aggiungere un turno a settimana per fare il test. «Quando la mattina apriamo ci sono già persone fuori che aspettano di entrare. Per adesso abbiamo predisposto tre giorni a settimana, lunedì, mercoledì e venerdì, dividendo il corridoio di ingresso in farmacia e dedicando un’apposita zona solo a questa funzione. Restano però fuori tante persone e nel frattempo non è semplice portare avanti anche tutti gli altri servizi della farmacia – sottolinea la dottoressa Maria Silvia Bertolini, direttrice della farmacia comunale 3 –. Nelle prossime settimane stiamo infatti pensando di estendere l’orario per i tamponi anche al martedì in modo da provare a smaltire gli appuntamenti». «Abbiamo in mente di assumere un’altra persona perché sta diventando fisicamente impossibile sostenere i ritmi di questa situazione – precisa il dottor Niccolò Bani della farmacia Minucci di via Bargagna –. È da metà agosto che su appuntamento facciamo i test. Fino a oggi abbiamo impiegato due persone del nostro personale solo per i tamponi, sette ore al giorno. Ma siamo anche una farmacia, non rilasciamo solo Green pass e a questi ritmi non ce la facciamo più».