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Fontanelli: una donna candidato sindaco di Pisa alla guida di una coalizione allargata

Paolo Fontanelli a un’iniziativa pubblica con Massimo D’Alema

L’ex sindaco: il profilo di Carrozza sarebbe quello giusto, comunque la scelta va fatta presto e in modo condiviso

PISA. Una donna sindaco. La campagna elettorale per Pisa 2023 sembra scattare in anticipo. A dare una prima indicazione, destinata ad agitare le acque (in superficie e sotterranee) è l’ex sindaco ed ex deputato Paolo Fontanelli.

Dopo la recente tornata amministrativa è già iniziata la volata per la campagna per Pisa 2023?


«Il passaggio delle elezioni comunali di questo ottobre è stato un test molto importante. Peraltro ancora aperto con i ballottaggi di domenica prossima, tra cui Roma e Torino. Il centrosinistra ne è uscito bene, mentre il centrodestra è in affanno. Ma il dato più significativo è l’aumento dell’astensionismo: ciò ci dice che esistono sempre meno aree elettorali solide, consolidate e che gli esiti delle elezioni sono sempre più imprevedibili. Proprio per questo, soprattutto per chi deve proporre un’alternativa all’esistente, è fondamentale partire presto per costruire un programma e una coalizione in grado di vincere. Anche l’individuazione del candidato sindaco e la sua partecipazione al confronto cittadino rappresentano un’esigenza primaria per essere competitivi».

Come “fotografa” in questo momento il centrosinistra a Pisa?

«Per ora si fa una certa fatica a individuare, nel dibattito sui problemi della città, una coalizione larga e compatta. Certo, il centrosinistra si è ritrovato insieme nelle elezioni regionali di un anno fa, con un risultato importante, anche per noi di Sinistra Civica Ecologista, ma sul piano delle iniziative ciascuno è rimasto nel proprio orticello. A cominciare dal Pd, confinato a lungo in un contesto autoreferenziale, causa questa anche della sconfitta del 2018, e che solo ora sta riprendendo il ruolo che deve avere la forza maggioritaria della coalizione. Oggi per vincere bisogna allargare il campo delle alleanze a tutte le forze che possono ritrovarsi in un progetto di rilancio della qualità della vita e della qualità urbana della città».

Quanto ritiene competitivo il centrodestra a Pisa con un sindaco uscente?

«Di solito avere un sindaco uscente in carica rappresenta un vantaggio. Lo abbiamo a Grosseto. Ma il punto è il giudizio su ciò che ha fatto il Comune. Sicuramente l’amministrazione Conti ha realizzato molti interventi, godendo di una situazione favorevole dal punto di vista delle finanze disponibili, e ha ereditato anche progetti importanti come avviene a tutte le amministrazioni. Non è stata ferma, certo. Ha assorbito in silenzio i colpi subiti sui propri cavalli di battaglia: la moschea, la Società della Salute che è rimasta nonostante i propositi di chiusura, tra l’altro con meno incidenza sul territorio, e la sicurezza, in cui poco o niente è cambiato. Comunque il sindaco si sta muovendo con una buona dose di attivismo e di visibilità. Quindi la partita è aperta e le forze progressiste e di sinistra farebbero un errore a sottostimare lo scontro elettorale».

Quali le condizioni per una coalizione vincente?

«Bisogna ragionare nel modo più aperto possibile e rinunciare all’idea che la prima cosa sia quella di pensare agli spazi e ai ruoli da occupare. La questione principale è quella di elaborare e proporre ai pisani e alla città, in tutte le sue articolazioni, un progetto per il futuro in grado di mantenere alta la qualità dei grandi servizi, dalla formazione alla ricerca, dalla salute alla cura fino alla mobilità, e insieme sviluppare la crescita di un turismo qualificato e sostenibile in grado di creare economia e lavoro. In questi giorni circola giustamente un appello per salvare una presenza che ha fatto storia a Pisa come il bar Salvini, ma visto che finalmente stanno riprendendo i voli dal Galilei va anche richiamata l’urgenza degli investimenti sull’aeroporto».

Vede possibile il coinvolgimento del M5S? E della sinistra radicale?

«Per il M5S credo di sì. Ovviamente questo significa superare schemi passati, ma la costruzione di uno schieramento alternativo alla destra pone a tutti la responsabilità di lavorare per una scelta unitaria. Ciò vale anche per la sinistra più radicale, sempre che riesca a superare l’orticaria che la prende quando c’è da fare i conti con la dimensione del governo dei problemi e non solo della denuncia».

Prime indiscrezioni di candidati sindaci nel Pd. Spicca il nome di Maria Chiara Carrozza: che ne pensa?

«Lo spirito giusto per mettere insieme la coalizione è scegliere, anzi possibilmente cercato insieme, il candidato. A Pisa esistono risorse straordinarie sotto il profilo della capacità e delle competenze. Persone che hanno credibilità e sensibilità sui temi al centro delle problematiche connesse al futuro delle città, dalla transizione ecologica alla digitalizzazione, fino alle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Tutte cose destinate a incidere nel rapporto tra le città, i suoi quartieri e il suo territorio. Il nome di Maria Chiara Carrozza può stare sicuramente a questo livello di valutazione. Sempre che sia disponibile. Ma c’è una suggestione che mi piace: l’idea di un sindaco donna. Sarebbe una novità che, in qualche modo, segnalerebbe un allineamento con altre grandi città europee oggi guidate da sindache come Parigi, Madrid, Barcellona. Un’indicazione di apertura, rinnovamento e dinamismo che farebbe bene all’immagine di Pisa».



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