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Cisanello, lo sfogo della primaria: «Mi ritrovo 7 no-vax in corsia, ma hanno sospeso me per una svista»

La professoressa Maria Francesca Egidi costretta a stare a casa per due settimane: «La mia colpa? Non ho aperto la Pec. Fatte le due dosi di vaccino»

PISA. Giura di non essere no-vax, ma si è vista notificare un provvedimento di sospensione dai vertici aziendali. Sostiene di aver voluto fare un vaccino negli Stati Uniti, Paese di cui è cittadina e dove ha insegnato per una ventina d’anni, anche se è arrivato prima lo stop dell’Aoup.

Denuncia un trattamento strabico da parte dell’Azienda che la sanziona per una svista, ma a suo dire non interviene sui no-vax: «In reparto ho cinque infermieri e due operatori socio-sanitari non vaccinati, ma loro non vengono toccati. Io per non aver visto la Pec sono stata sospesa anche dopo aver fatto la prima dose di vaccino».


La professoressa Maria Francesca Egidi, responsabile dell’unità operativa di Nefrologia, trapianti e dialisi, è uno di quei big di Cisanello che è stato mandato a casa con la contestazione di non essersi messo in regola con i vaccini. Un’ombra no-vax che si allunga su un nome di livello internazionale. «Non è vero» afferma la docente universitaria al Tirreno.

Professoressa, perché è stata sospesa?

«Per una svista. Non apro mai la posta certificata. Confesso che fin dall’inizio dell’anno ho rimandato la vaccinazione perché avevo tanti anticorpi. Mi sono consultata anche con un virologo e ha convenuto anche lui che non era il caso di vaccinarsi. E poi essendo cittadina statunitense volevo fare un vaccino uscito negli Usa che mi dava più sicurezza».

Lo ha fatto?

«No. Nel frattempo a fine agosto mi è arrivato l’avviso via Pec dell’Aoup. Non l’ho aperto e da lì è iniziato tutto».

Scusi, professoressa, ma lei è no-vax?

«Assolutamente no. Posso avere delle riserve come persona di scienza, ma non sono contro i vaccini. Tanto è vero che ho fatto entrambe le dosi Pfizer».

E perché allora l’hanno sospesa?

«Allora, facciamo chiarezza. La Pec risale alla fine di agosto. L’ho aperta per caso a settembre dopo aver parlato con la caposala e chiacchierato del più e del meno proprio delle Pec. Il 7 ho fatto il primo vaccino. In attesa della seconda dose mi è arrivata la sospensione. Non credo sia stato neanche corretto procedere nelle more della vaccinazione. La mattina del 28 settembre ho fatto la seconda dose e il pomeriggio mi è stata notificata la revoca della sospensione. Da quel giorno sono ritornata al mio posto. Al di là del mio caso specifico c’è un altro aspetto molto grave che viene taciuto».

Quale?

«Nel mio reparto ho cinque infermieri e due Oss no-vax. Direzione sanitaria e capo del personale sono stati informati per iscritto. Per un disguido comunicativo non mi pagheranno 14 giorni di stipendio e, cosa più importante, ho dovuto rimandare visite e consulti con i pazienti. Mi è toccato lavorare da casa via mail».

E il personale no-vax del suo reparto?

«Sono al loro posto. Stamani (ieri, ndr) uno era al lavoro come nulla fosse. Loro sono in contatto con i pazienti più di me».

Lo vive come un torto?

«Osservo e racconto fatti documentati. Forse non vogliono sospenderli perché non sanno come sostituirli. Il servizio si bloccherebbe. Sospendere un dirigente ha conseguenze minori. L’hanno fatto solo per una mia dimenticanza».

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