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Bonadio e i benefici dallo sviluppo del porto di Livorno

«Potrà attrarre tanti Amazon in un polo della logistica  In cambio opere e anche interventi di tutela ambientale»

PISA. «Stoccaggio, logistica e smistamento merci sono parole che tratteggiano uno scenario di sviluppo economico dell’area costiera che si può mettere in movimento con la realizzazione della Darsena Europa, con protagoniste le zone industriali di Ospedaletto e soprattutto Montacchiello, oltre alla Darsena Pisana e al canale dei Navicelli. Una sinergia con Livorno in piena regola per arrivare a competere con i sistemi logistici del Nord Europa». Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ha avuto inizio il procedimento per la realizzazione della Darsena Europa, ovvero l’ampliamento a mare del porto di Livorno. Pisa guarda con preoccupazione a questa prospettiva, soprattutto per gli effetti che può avere sul litorale a livello di erosione marina, con conseguenze per ambiente e turismo.

Un pisano d’adozione, l’ingegner Giovanni Bonadio, già presidente di Logistica Toscana (società della Regione e delle Camere di Commercio), componente del consiglio del porto di Livorno e del cda di Toscana Aeroporti, spiega perché Pisa dovrebbe guardare con favore allo sviluppo portuale di Livorno. Ma suggerisce anche con quali cautele muoversi e cosa Pisa dovrebbe chiedere in cambio.


Ingegner Bonadio, spieghi perché Pisa dovrebbe sostenere questa operazione...

«Un sistema portuale non è fatto solo di opere a mare. Il 50% è anche di opere a terra, ovvero i collegamenti infrastrutturali con i mercati di provenienza e destinazione delle merci. Un porto è tanto più competitivo quanto più è in grado di portare merci nei mercati di destinazione. I porti toscani hanno le caratteristiche per competere con i grandi sistemi logistici del Nord Europa grazie alle infrastrutture presenti e ad una logistica ben organizzata. Il retroterra del porto di Livorno è costituito da un triangolo che ha per vertici Pisa, Livorno e Pontedera. Un’area con grandi potenzialità logistiche, peraltro già oggetto di interesse da parte di grandi investitori. Il sistema aeroportuale e il canale dei Navicelli, che rappresenta una via d’acqua per le merci che conduce direttamente al porto di Livorno, possono diventare infrastrutture ancora più importanti. Nella Darsena Pisana ci sono spazi idonei per una city logistic dell’area metropolitana della costa, ovvero la distribuzione urbana delle merci. Un primo esempio concreto è il centro Amazon di Montacchiello».

Ma quale sarebbe, per lei, la chiave di volta per allargare in questo modo i benefici dell’operazione?

«Il collegamento diretto del porto alla linea ferroviaria nord-sud che passa per Firenze, ma senza transitare per il nodo, ormai congestionato, di Pisa. Si tratterebbe quindi di passare attraverso il collegamento della Pisa-Collesalvetti-Vada con la Pisa-Firenze che avviene all’altezza delle aree industriali di Pisa, restando peraltro valida l’opzione di un collegamento anche fino a Pontedera. Peraltro, ciò può contribuire e non poco alla velocizzazione del collegamento ferroviario Pisa-Firenze perché in questo modo si libererebbero tracce utili sulla tratta alleggerendo il traffico».

Pisa come dovrebbe e potrebbe inserirsi in questo ragionamento?

«Se il collegamento con l’Interporto è ormai un fatto acquisito (Rfi ha già avviato le procedure), ora è da definire il collegamento con Montacchiello, che sarebbe una linea di non molti chilometri e di spesa non eccessiva. Nella zona, lato mare, gli strumenti urbanistici già prevedono la realizzazione di una stazione proprio nell’area di Montacchiello. Pisa sarebbe così pienamente nella Piattaforma Europa, come preferisco chiamarla».

Ritiene comunque necessario che Pisa si muova in questo ambito per chiedere opere compensative?

«Diventa pienamente legittima la richiesta di opere di compensazione, che d’altra parte sono importanti anche per il porto, come la razionalizzazione del sistema dei ponti sullo Scolmatore e un ammodernamento del tratto stradale da Tirrenia a Calambrone».

Non ultima la questione dell’impatto ambientale e le preoccupazioni per l’erosione costiera...

«Per la valutazione degli impatti sui litorali è stato eseguito, a corredo del Piano regolatore portuale, uno studio della dinamica costiera condotto con l’ausilio di modellistica numerica di idraulica marittima. L’obiettivo è stato quello di valutare l’estensione geografica e l’entità della possibile influenza che le nuove opere possono esercitare lungo la fascia litoranea posta a nord del porto di Livorno, tenuto conto della conformazione geomorfologica nell’intorno dell’insediamento del sistema portuale, della presenza del complesso geomorfologico delle Secche della Meloria e del regime medio climatico di esposizione al moto ondoso. Nelle successive fasi di progettazione sarà necessario comunque procedere con un approfondimento dello studio modellistico che dovrà analizzare anche i fenomeni localizzati più specifici e dettagliati eventualmente esercitati dalle nuove opere foranee del porto contemplate dal progetto, come ha chiesto Pisa con energia».

Ma come potrebbe Pisa far sentire di più la sua voce?

«È precisa condizione da pretendere dall’assegnatario dei lavori che si aggiudicherà il bando pubblicato».

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