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La striscia bianca sull’asfalto è storta: Avr licenzia in tronco l’operaio

La via dove sarebbe stata realizzata una striscia storta da un operaio Avr poi licenziato

Pisa, è un delegato sindacale. Un secondo licenziamento riguarda un altro dipendente già reintegrato dal giudice in agosto

PISA. Uno licenziato, reintegrato e nuovamente licenziato in meno di due mesi. L'altro destituito per aver tracciato una linea storta lungo una strada. La mano pesante dell'Avr, la stessa azienda (anche se le gestioni sono diverse) a cui spetta, anzi, spetterebbe, viste le condizioni, la manutenzione della Fi-Pi-Li, si abbatte ancora una volta sui dipendenti.

«E in particolare sui delegati sindacali e su chi ha partecipato alle mobilitazioni promosse dall'organizzazione», l'accusa dei rappresentanti dei lavoratori dopo gli ultimi licenziamenti scattati nel cantiere pisano della società, anche per piccoli errori. Come quello commesso lo scorso agosto da un operaio nel quartiere di Cisanello dove le buche e l'asfalto dissestato hanno impedito di tracciare una linea perfetta. O almeno allineata al “percorso” della strada. In più tratti, la pittura bianca che ha “disegnato” la linea di mezzeria non ha seguito una traccia regolare. Un errore evidente, subito riconosciuto dal lavoratore, delegato sindacale aziendale, che in meno di 24 ore ha rimediato allo sbaglio nonostante le difficoltà dettate dal manto stradale sconnesso. La risposta dell'azienda è stata invece molto meno comprensiva. Una lettera ha comunicato l'immediata apertura di un procedimento disciplinare che martedì scorso si è concluso con la consegna a mano di una lettera di licenziamento motivata da un presunto danno d'immagine che quell'errore avrebbe provocato alla società che gestisce l'appalto Pisamo del rifacimento del manto stradale, della segnaletica e del verde delle zone adiacenti alle strade, alle piazze, ai parcheggi e ai marciapiedi. Un aggravio dei costi per eseguire quel lavoro l'ulteriore carico con il quale la società ha giustificato il licenziamento immediato.


L'operaio, nella seconda metà di agosto, è stato chiamato a ridisegnare la segnaletica orizzontale in via Manghi, nel quartiere di Cisanello. Operazione ripetuta decine di volte in oltre sei anni alle dipendenze di Avr. «Effettivamente non è venuto un gran lavoro», ammette l'operaio. «E questo soprattutto a causa del manto stradale dissestato e sconnesso – prosegue –. Il giorno dopo ho comunque rifatto il lavoro e sistemato tutto. Inaspettatamente mi è stata recapitata una lettera di contestazione a cui ho risposto motivando e scusandomi per gli errori commessi». Giustificazioni ritenute però non sufficienti dall'azienda che martedì scorso ha chiuso il procedimento consegnando la lettera di licenziamento.

La stessa recapitata a un secondo lavoratore. Già licenziato lo scorso luglio per aver partecipato alle mobilitazioni promosse dalla Filcams-Cgil per rivendicare un adeguamento salariale e reintegrato con sentenza del Tribunale di Pisa, sezione lavoro, dello scorso 27 agosto che ha ritenuto i licenziamenti (due in totale) illegittimi, condannando l'Avr per condotta antisindacale. Sentenza emessa durante un periodo di permanenza dell'operaio in Albania (Paese d'origine del lavoratore), subito rientrato a Pisa per riprendere servizio. Un obiettivo inizialmente frenato dall'obbligo di quarantena (5 giorni) che l'operaio ha osservato prima di eseguire un tampone (negativo) e occupare nuovamente quel posto di lavoro “riconquistato” dopo oltre un mese di assenza forzata, ma costretto a lasciare dopo appena due giorni. L'Avr gli avrebbe infatti contestato l'allontanamento dall'Italia e il relativo obbligo di quarantena che ha costretto l'operaio a casa. Un terzo lavoratore è stato invece sospeso per un giorno con “l'accusa” di aver danneggiato il paraurti di un'auto mentre manovrava un mezzo aziendale in un parcheggio. Per la Filcams-Cgil si tratta di «un accanimento nei confronti di delegati sindacali e di chi ha partecipato alle mobilitazioni degli ultimi mesi». Il sindacato darà ancora una volta mandato ai propri avvocati di impugnare i licenziamenti.

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