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Tante le “trappole” per i monopattini: la città della micro mobilità è indietro

Pisa. Pavimentazioni dissestate, obbligo pratico di salire sui marciapiedi per mancanza di spazi, pochi percorsi segnalati

PISA. La dimensione urbana di Pisa è perfetta per l'utilizzo di mezzi alternativi all'automobile. A partire dai monopattini elettrici, la “novità” green arrivata lo scorso ottobre con la formula del noleggio in sharing. 600 mezzi distribuiti lungo gli snodi principali cittadini e persone di tutte le età che li utilizzano, una tantum o quotidianamente, per i propri spostamenti.

Nei giorni scorsi anche Il Tirreno ha voluto fare un giro su questi veicoli per vedere concretamente il loro utilizzo nell’urbanistica cittadina, e in particolare nell'asse del centro che dai lungarni va verso la zona della stazione ferroviaria. Area in cui è frequente veder passare qualcuno alla guida del proprio monopattino.


Ovviamente s’inizia con la partenza da piazza Garibaldi, dove il monopattino è stato sbloccato velocemente grazie all'app apposita. Da lì la direzione è quella di via Rigattieri, che dalla piazza corre parallela al lungarno Mediceo. E qui bisogna stare un po' più attenti a causa di qualche sanpietrino non sempre troppo performante e piuttosto traballante, che costringe a tenere un occhio in più sulla strada, pur riuscendo a passare tranquillamente. Situazione simile anche lungo via San Francesco, con un tratto particolarmente dissestato proprio di fronte al cinema Odeon, che rende il transito in monopattino un po' saltellante. Qualche utente poi ha segnalato la stessa problematica anche in alcuni vicoli che da via San Martino si direzionano verso il lungarno e in quelli laterali di piazza della Berlina. Da lì si procede verso il lungarno Mediceo. E qui c'è il primo tratto in cui, a meno di non salire sul marciapiede (teoricamente non adibito anche a pista ciclabile) tra pedoni e turisti, sì è costretti ad andare sulla strada. O meglio, le alternative sono due: o restare al centro della strada, tra la carreggiata in cui transitano normalmente le vetture o quella riservata (autobus, taxi e così via), oppure mettersi sulla destra, sfruttando appunto la carreggiata segnatala in giallo. In ogni caso, non si scampa: la guida del monopattino avverrà in mezzo alle macchine, senza una pista ad hoc a separare la mobilità dolce da quella veicolare. Anzi, può capitare di viaggiare con un autobus alle spalle che attende pazientemente di avere la strada libera per sorpassare in sicurezza.

Questa, però, è soltanto la situazione del lungarno Mediceo. Se ci si sposta invece sull'altra sponda, la pista ciclabile, a doppio senso, c'è. Fino a un certo punto però. Ad un tratto si interrompe, stando alle indicazioni sul sito web del Comune, all’altezza della chiesa di San Sepolcro. In ogni caso si va a finire sul normale marciapiede e poi sulla strada che prosegue costeggiando i lungarni. Bisogna aspettare di oltrepassare Palazzo Blu per imboccare la ciclabile che costeggia lungarno Gambacorti. Quindi la pista ciclabile che parte dal Giardino Scotto, e usufruibile anche dai monopattini elettrici, c'è, ma solo da un lato e fino a un certo punto. Un discorso simile va fatto poi per via Benedetto Croce, dopo essere passati per piazza Domenico Guerrazzi. In questo caso le piste ciclabili non ci sono e bisogna sfruttare le corsie preferenziali, dove transitano autobus e altri mezzi. In pratica ci si ritrova anche in questo caso a viaggiare in mezzo al traffico, soprattutto nelle ore di punta. E infatti diversi monopattini elettrici hanno preferito percorrere il marciapiede, comunque ampio.

Ci si ritrova così nella zona della stazione. In particolare, nella rotonda proprio di fronte a piazza Vittorio Emanuele II. Anche qui bisogna fare attenzione alle auto che arrivano da più punti, senza un percorso dedicato sulle strade. Una situazione che poi si ritrova andando verso via Francesco Bonaini, caratterizzato anche da corsie stradali non troppo larghe. C'è poi il discorso della segnaletica. Si ritorna nel tratto di via San Francesco, proprio all'imbocco di fronte alla chiesa omonima. Qui campeggia il classico divieto d'accesso, che impedisce il transito a tutti i veicoli, ad eccezione delle biciclette. Con relativa immagine del velocipede. E per chi non sa che i monopattini elettrici sono equiparati alle biciclette può creare qualche dilemma, nell'immediato, non vedere anche l'immagine del monopattino. In generale però le questioni riscontrate sono simili a quelle delle biciclette, in parte già evidenziate in diverse occasioni. Dalle carreggiate strette alla discontinuità delle piste ciclabili, che potrebbero essere potenziate per un uso ancora più efficace dei mezzi green. Dal terreno a volte accidentato alle questioni del traffico. Una città quindi a misura di uomo, adatta più che mai alla mobilità dolce ma che presenta in generale alcune criticità, magari non sempre facilmente risolvibili. A questo si aggiunge poi la questione specifica del monopattino, che può raggiungere in alcuni punti (e nello specifico sulle strade urbane con limite a 50km/h) i 20 km orari, limite comunque abbassato di 5 km/h nel comune di Pisa per questioni di sicurezza, così come la velocità è ulteriormente ridotta, se non annullata in alcuni punti, per le aree pedonali del centro.

È invece ancora in via di definizione l'introduzione dell’obbligatorietà del casco anche oltre la maggiore età, proposta a livello regionale dal presidente Eugenio Giani. Insomma, se i monopattini elettrici sono uno strumento utilizzato con frequenza in città e prezioso per sottrarre chilometri allo smog delle auto, già solo nel tratto tra la stazione e i lungarni i tratti esclusivamente dedicati alla micro mobilità dolce non sono poi tanti.

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