La rotatoria della discordia: Pisa e Cascina in lite sui costi, il cantiere di Montacchiello resta al palo

Un intervento che supera 1,7 milioni di euro

Francesco Loi

PISA. Ormai è la rotatoria della discordia. Tutti ne avvertono la necessità, e da tempo, ma di intese alle viste nemmeno l’ombra. All’incrocio di Montacchiello lungo la statale 206 Emilia quei semafori creano code, anche lunghissime, in varie fasce orarie della giornata. Così è stata presa la decisione di realizzarvi una rotonda che porti benefici a tutti gli utenti della strada, in particolare a Montacchiello, ancor più frequentata dopo lo sbarco nell’area di Amazon con il suo nuovo centro di smistamento.


Il problema è che sul progetto della rotatoria devono trovare un punto d’incontro il Comune di Pisa e quello di Cascina. E questo punto d’incontro sembra sempre più lontano. «Noi non paghiamo niente», la condizione posta da Cascina sin dall’inizio del confronto nella scorsa primavera. «Una proposta irricevibile», replica Pisa.

Tra le due amministrazioni confinanti i rapporti sono da anni ondivaghi. La Cascina diventata leghista nel 2016 si è trovata affiancata dalla Pisa conquistata dal Carroccio appena due anni dopo. Poi però le elezioni anticipate hanno riconsegnato un anno fa Cascina al centrosinistra. Insieme hanno anche un Piano strutturale intercomunale, lo strumento di sviluppo concordato dei due territori, avviato sotto le comuni insegne salviniane, ma ora di nuovo affidato ad amministrazioni che si trovano su versanti politici opposti.

La vicenda di Montacchiello si trascina da mesi portandosi dietro una serie di implicazioni che derivano da un progetto non semplice per arrivare a regolare quell’incrocio con una nuova rotatoria eliminando l’attuale sistema dei semafori.

Il primo progetto (della Pisamo per conto del Comune) è stato bocciato, almeno in parte (ma una parte sostanziale), dalla Regione attraverso il Genio Civile perché un pezzo della rotatoria avrebbe interferito con il ponte esistente sul fosso di via Titignano. E questo non va bene per ragioni di regimazione idraulica.

Peraltro già la soluzione uno aveva suscitato molte perplessità a Cascina, «che si sentiva penalizzata – parole del vicesindaco Cristiano Masi – per i flussi di traffico in via Titignano». Inoltre era già esplicito l’invito al Comune di Pisa di portare avanti il progetto, ma senza che Cascina dovesse pagare alcunché. Quell’idea progettuale, dal costo di circa un milione e 100mila euro, è stata dunque cancellata.

La nuova soluzione, dal costo ben più elevato (oltre un milione e 700mila euro), rivede e corregge in modo significativo il progetto portandolo più a nord, verso Pisa città. Un modo per eliminare i nodi precedenti. «La spesa maggiore – come spiegato di recente in consiglio comunale a Pisa dall’assessore ai lavori pubblici Raffaele Latrofa rispondendo a un’interpellanza di Francesco Auletta (Diritti in Comune) – deriva dal maggior numero di aree da espropriare e dalla necessità di realizzare un ramo d’innesto sulla rotatoria da via di Titignano», soluzione questa pensata per ovviare ai dubbi cascinesi emersi già nella prima versione. E su questo punto non ci sarebbero più ostacoli.

Ora però è la questione degli espropri, che interessano anche il territorio di Cascina, a bloccare tutto secondo quanto dice Latrofa: «L’intesa non ci può essere per la richiesta di Cascina di essere tenuta indenne da tutte le spese necessarie per la realizzazione del raccordo, compresi gli oneri per l’acquisizione delle aree. Una richiesta che non ci sembra appropriata, anche perché l’opera è di interesse sovracomunale per i flussi di traffico che dovrebbe servire. Nella sostanza, avremmo dovuto espropriare noi anche le aree cascinesi. Si pensi inoltre che il Comune di Pisa sarebbe stato disposto ad accollarsi i costi interi delle opere». E così, al tirar delle somme, Pisa ferma tutto: «Questa proposta di Cascina non è accettabile».

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